Ancient techniques to combat drought

 

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Stonehenge (Gran Bretagna)

Stonehenge (Gran Bretagna) Questo monumento megalitico preistorico, è uno dei più conosciuti ed esaminati. Le diverse interpretazioni del suo misterioso significato, difficilmente danno molta importanza all’evidente uso dell’acqua nel fossato che circonda la complessa struttura, che venne scavato prima di erigere  i grandi massi. I cerchi di pietre, costruiti in varie epoche, non erano come appaiono oggi. Probabilmente, una serie di strutture in legno sostenevano un tetto circolare provvisto di impluvio nel centro. La condensa atmosferica e l’umidità trattenuta nel suolo erano,probabilmente, favorite dai voluminosi massi di pietra.

 

 

 

 WATER PLANET – The water enigma

 

 

 

 

 

 

 

 PIANETA D’ACQUA – L’enigma dell’acqua

L’elemento più diffuso ed enigmatico sul pianeta è sicuramente l’acqua.

La sua è una natura multiforme, solida, liquida,gassosa che gli  permette di convertirsi da una condizione all’altra con cambiamenti di stato anche improvvisi.

Questa sostanza forma gli oceani, permea l’atmosfera e determina anche la formazione di alcuni tipi di rocce.

I ghiacciai perenni potrebbero essere considerati come grandi formazioni rocciose.

Da tempi lontani l’acqua lavora per il movimento dei mulini , recentemente con la forza del vapore e in futuro fornirà energia pulita mediante celle a combustibile.

Gli esseri viventi sono composti ed alimentati con acqua e la maggior parte, del nostro pianeta, vivono in mare.

Il residuo secco è trascurabile rispetto al peso originale dell’organismo in confronto al componente liquido di tutti gli organismi animali e vegetali.

La nostra atmosfera è stata creata grazie all’ossigeno rilasciato attraverso la decomposizione delle molecole d’acqua nei mari primordiali da cianobatteri.

Siamo nati in acqua ed essa è un simbolo di purezza.

Il suo potere fortemente distruttivo modella la terra, erode le montagne, scava solchi e caverne.

Nelle zone umide cade sotto forma di pioggia, si condensa in gelo e rugiada e assume la forma cristallina di neve.

Nelle zone desertiche minuscole particelle d’acqua penetrano anche le pietre più dure che si disintegrano durante la notte quando, per il freddo, l’acqua gela.

Con il calore del giorno l’acqua disperde i sali li trasporta e li condensa.

Depositi e strati di ossido creano il bellissimo paesaggio del deserto con canyon e dune colorate.

L'acqua è un elemento costante del paesaggio nella forma di vapore e nuvole. La condensazione proveniente dalla elevata evaporazione del Mar Rosso, a causa delle correnti termali, crea umidità sfruttata nelle coltivazioni.

L’acqua è un elemento costante del paesaggio nella forma di vapore e nuvole. La condensazione proveniente dalla elevata evaporazione del Mar Rosso, a causa delle correnti termali, crea umidità sfruttata nelle coltivazioni.

 

Nonostante la grande aridità del suolo, l'acqua è il principale agente della forma del paesaggio. Il sale contenuto nelle rocce assorbe l'umidità atmosferica ed ingrossa. L'umidità assorbita dalle rocce, nelle notti con temperature fredde, gela.In entrambe le circostanze il volume aumenta e causa la disgregazione anche alle formazioni rocciose più dure.

Nonostante la grande aridità del suolo, l’acqua è il principale agente della forma del paesaggio. Il sale contenuto nelle rocce assorbe l’umidità atmosferica ed ingrossa. L’umidità assorbita dalle rocce, nelle notti con temperature fredde, gela.In entrambe le circostanze il volume aumenta e causa la disgregazione anche alle formazioni rocciose più dure.

 

L'umidità condensata nelle rocce,dovuta alla differenza di temperatura, ha un'azione di dissoluzione lenta ma costante.L'acqua penetra le rocce durante la notte ed evapora nuovamente dalla superfice per effetto del calore del giorno. Durante questo processo l'acqua dissolve i sali nelle profondità della roccia, li trasporta e li condensa all'interno della roccia. Le venature all'interno della roccia e gli strati ocra sono creati sulla superfice a causa dell'ossidazione.

L’umidità condensata nelle rocce,dovuta alla differenza di temperatura, ha un’azione di dissoluzione lenta ma costante.L’acqua penetra le rocce durante la notte ed evapora nuovamente dalla superfice per effetto del calore del giorno. Durante questo processo l’acqua dissolve i sali nelle profondità della roccia, li trasporta e li condensa all’interno della roccia. Le venature all’interno della roccia e gli strati ocra sono creati sulla superfice a causa dell’ossidazione.

 

L'effetto della desertificazione nel Sahel. La mancanza d'acqua inibisce la vegetazione e la coesione dei terreni.Il suolo asciutto, non più protetto si disintegra e va ad alimentare le tempeste di sabbia.

L’effetto della desertificazione nel Sahel. La mancanza d’acqua inibisce la vegetazione e la coesione dei terreni.Il suolo asciutto, non più protetto si disintegra e va ad alimentare le tempeste di sabbia.

 

La conoscenza più diffusa è quella che riguarda l’approvvigionamento idrico e in egual modo le conoscenze relative alle coltivazioni e alla struttura del terreno, sono strettamente legate all’acqua.

Il successo di potenti civiltà idrauliche e anche  piccole comunità di carattere locale e familiare, era basato sulle attività di raccolta, conservazione e diffusione dell’acqua.

La quintessenza segreta ricercata dagli antichi è, dunque, l’acqua?

Certamente non come sostanza, dato che è già uno dei quattro elementi principali insieme all’aria, alla terra e al fuoco.

L’essenza segreta è lo straordinario ciclo dell’acqua, responsabile del processo di trasformazione fisica e morfologica della terra che contribuisce allo sviluppo delle forme di vita mantenendo condizioni adatte per la conservazione della specie umana.

 

 

Metodi tradizionali : l’unione di conoscenze locali

Durante la Conferenza Mondiale della Nazioni Unite, che si è svolta nel 1992 a Rio de Janeiro, vennero rilasciate tre convenzioni mondiali sul clima, sulla  biodiversità e sulla desertificazione.

Lo scopo di questo importante meeting, era conciliare le drammatiche condizioni ambientali mondiali con il benessere delle persone operando attraverso un approccio innovativo sulla questione dello sviluppo e della tecnologia, considerando e migliorando le conoscenze e le pratiche tradizionali.

 In particolare, la Convenzione delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione e il degrado del suolo, fondò un Comitato della Scienza e Tecnologia di cui nè fanno parte i più importanti esperti di tutti i paesi del mondo.

Dal lavoro svolto dal Comitato degli esperti dei diversi paesi inviati in missione, venne redatto un inventario delle conoscenze tradizionali che classificava sette diversi argomenti : gestione delle risorse idriche, miglioramento della fertilità dei suoli, protezione della vegetazione, lotta contro l’erosione del vento e dell’acqua, selvicoltura, organizzazione sociale, architettura ed energia.

Il team di esperti propose un piano d’azione per combattere la desertificazione tramite l’inventario delle conoscenze e delle tecniche  tradizionali ; non un semplice elenco di soluzioni tecniche ma, un’ interazione di diversi fattori attentamente esaminati, al fine di comprendere i successi storici ottenuti con l’uso delle conoscenze tradizionali, utilizzando la loro logica interna per progettare soluzioni moderne.

 

 

 

Dune

Dune di sabbia nel grande Erg Occidentale in Algeria. La mancanza di corsi d’acqua che scorrono verso il mare, impedisce lo smaltimento delle sabbie che, di conseguenza, si accumulano. Le sabbie, a loro volta, assorbendo acqua, impediscono ulteriormente lo scorrimento lungo la superficie

 

 

 

Sebkha

Le Sebkha sono depressioni profonde dove i microflussi sotterranei convergono. A causa della elevata evaporazione, i sali salgono sulla superficie e formano una crosta completamente sterile

 

L’uso delle pratiche tradizionali non è una soluzione per risolvere un problema specifico, ma diventa un complesso metodo multifunzionale strettamente integrato e legato alla concezione del mondo basata sulla gestione oculata delle risorse locali.

La tecnica del terrazzamento, per esempio, viene utilizzato per proteggere il pendio, rifornire il suolo e per raccogliere acqua.

Ma rappresenta anche un valore estetico che fa parte di un’organizzazione sociale in un sistema condiviso di valori di cui esso fa parte.

A differenza della moderna tecnologia basata sull’efficenza immediata di conoscenze specializzate, la competenza delle conoscenze tradizionali è apprezzabile per  lunghi periodi attraverso condivisioni create e tramandate da una generazione all’altra sfruttando pratiche sociali.

Tramite tecnologie moderne sono stati scavati, in breve tempo, pozzi a grandi profondità che permettevano di portare l’acqua in superficie.

Nonostante i risultati immediati, l’estrazione in quel punto,  prosciugava le risorse delle zone confinanti e in altri casi, attingendo acqua da tasche fossili, dopo lunghi periodi si esaurivano completamente le risorse.

 

 

Lo scavo delle depressioni circolari, che permette alle palme di raggiungere con le radici la falda poco profonda, determina un paesaggio artificiale modellato dall'opera dell'uomo.

Lo scavo delle depressioni circolari, che permette alle palme di raggiungere con le radici la falda poco profonda, determina un paesaggio artificiale modellato dall’opera dell’uomo.

 

Le tecniche tradizionali, utilizzano la raccolta delle acque meteoriche tramite la forza di gravità o sfruttano metodi che consentono la ricostituzione e l’aumento della durata delle risorse, inoltre, agiscono collegando e integrando.

Le  zone apparentemente non produttive e marginali come le foreste, le steppe e le paludi sono una grande riserva  di cibo, acqua, foraggio e concime per l’agricoltura.

Nelle zone desertiche la città tradizionale, integrandosi con l’agricoltura, produce fertilizzante dalla raccolta dei rifiuti organici degli abitanti e attraverso la raccolta di acqua dalle coperture delle abitazioni.

La produzione di humus nei campi, fornisce la materia colloidale adatta per costruire la città di terra cruda.

Le cavità prodotte dagli scavi vengono utilizzate come impluvi per la raccolta di acqua, un fossato per la trasformazione dei rifiuti in humus, un giardino protetto nell’intaglio della parete  diventa produttivo ; un ciclo continuo che risulta da varie attività di cui ognuna è la base per crearne  un’altra.

E’ lo stesso principio che ritroviamo in natura dove ogni parte di un sistema viene riutilizzata da altri sistemi senza ricorrere a risorse esterne, lo stesso principio che ha permesso la sopravvivenza della specie umana nel tempo.

In condizioni estreme e difficili, le tecniche polivalenti e multiuso hanno garantito risultati di successo e la simbiosi che deriva dal riutiulizzo di tutto il prodotto all’interno di un sistema ha permesso l’autopoiesi.

La creazione di una forte coesione tra società, cultura ed economia crea cambiamenti positivi, rafforza il corretto utilizzo di tutte le risorse e favorisce la costruzione di ecosistemi rurali o urbani.

Il successo delle grandi civiltà costruite utilizzando le tecniche tradizionali, è stato generato da questo processo che ha prodotto risultati eccellenti nell’economia sociale e monumentale.

La magnificenza e prosperità della grande civiltà di Angkor Wat, nella Cambogia nord-orientale,  è stata raggiunta attraverso il colossale scavo di canali e fossati che circondavano gli insediamenti umani con diversi anelli concentrici, una  pratica tradizionale in uso fin dai tempi preistorici.

Tali metodi, permettevano di utilizzare queste strutture come serbatoi di acqua nella stagione fredda e come protezione contro le inondazioni nella stagione umida.

Le  pratiche utilizzate  erano una forma di identificazione di una comunità che aveva raggiunto il successo  grazie a questi metodi di gestione delle risorse, valori estetici ed etici che interagivano con gli aspetti sociali, ambientali e tecnologici.

Esiste una fusione armonica tra il paesaggio e la bellezza estetica della tradizione al punto che, anche un semplice dispositivo che raccoglie o trasporta l’acqua non appare come  una struttura puramente tecnica, ma si carica di un valore estetico così come i terreni coltivati delle oasi che, oltre ad essere  un sistema produttivo, assumono la forma di  un’alcova verde e profumata dove rilassarsi a contemplare.

Così come il profondo valore simbolico che assumono alcune opere, in un gioco di analogie che fondono tecnica, arte e natura, dove la suddivisione delle quote d’acqua, nei sistemi idrici delle oasi sahariane, diventa il disegno di un tappeto oppure un’intreccio nei capelli di una donna.

La complessa simbologia fa parte dei principi spirituali, con regole sacre legate alla vita fertile generativa e  garantisce la continuità nel tempo, inoltre, permette il risparmio delle risorse ambientali e territoriali che sono una riserva fondamentale per la sopravvivenza delle comunità umane.

Tassili n'Ajjer (Sahara Occidentale) Le grotte naturali come questa, chiamate guelte, sono state utilizzate nell'Età Preistorica come un prezioso serbatoio d'acqua

Tassili n’Ajjer (Sahara Occidentale) Le grotte naturali come questa, chiamate guelte, sono state utilizzate nell’Età Preistorica come un prezioso serbatoio d’acqua

 

 

 

 

Le ghelte sono serbatoi naturali di acqua piovana rari nell'assolato deserto.

L’acqua è la risorsa più preziosa per i nomadi che costantemente si spostano da un luogo all’altro. Devono conoscere, quindi, le zone in cui l’acqua si può trovare in natura oppure attraverso dispositivi costruiti dai nomadi stessi. La foto mostra una guelta nel Sahara

 

 Le tecniche tradizionali sono una parte integrante della rete di collegamenti e relazioni fortemente consolidata nel quadro globale, ricco di segni e significati, che funziona all’interno di un sistema culturale socialmente condiviso : il sistema della conoscenze locali.

L’utilizzazione delle tecniche tradizionali e la loro riproducibilità  viene proposta in chiave moderna e dobbiamo considerato il fatto che non sempre garantiscono il successo.

Se applicate in un contesto ambientale completamente diverso dalle comunità che vivono in perfetta armonia con le risorse, possono risultare disastrose.

Le conoscenze tradizionali e locali sono la proposta di un metodo da applicare attraverso la tecnologia moderna.

 

Formazioni socio-culturali e intensificazione dell’uso delle risorse

 Il fatto di non ridurre le conoscenze tradizionali ad una serie di tecniche, significa considerarle come parte delle condizioni ambientali produttive e culturali nel complesso della società.

L’abaco delle conoscenze e delle tecnologie, le pratiche tradizionali e locali, diventano un’ indagine sui raggruppamenti sociali.

Il mantenimento di un rapporto tra questi raggruppamenti sociali e la natura, è garantito dall’utilizzo delle risorse che sono parte integrante del sistema culturale.

Le tecnologie della conoscenza e le trasformazioni ambientali, portano le persone verso lo sfruttamento di una grande quantità di risorse che superano il numero di quelle naturalmente disponibili.

Sono luoghi finalizzati all’amplificazione di benefici per garantire condizioni di vita ottimali e aperti a continui cambiamenti positivi.

Le comunità che restano in armonia con le risorse, rimangono stabili per un tempo molto lungo.

Lo scopo di questa ricerca comprende la storia e la conoscenza umana,  non pone nessun limite spaziale e temporale.

La raccolta del patrimonio mondiale delle antiche tecniche e conoscenze tradizionali  non deve  essere un semplice elenco ma, un archivio di riferimento da arricchire ulteriormente aggiungendo sempre nuovi contributi.

Le immagini riportate sono riferite a luoghi e situazioni che fanno parte di missioni compiute negli anni, mentre vaste aree ancora sconosciute saranno oggetto di future esplorazioni.

 

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Kairouan (Tunisia) L’abitazione a corte sintetizza la conoscenza tradizionale diffusa in tutto il Mediterraneo e assicura migliori condizioni per vivere nelle aree aride  con la costruzione di uno spazio protetto nel centro , l’organizzazione di un impluvio per la raccolta dell’acqua e un tetto a terrazza

Come realizzazione artificiale derivante da una perfetta conoscenza ambientale troviamo l’oasi, sintesi di complessità nel deserto.

In questo ambiente la siccità viene interrotta da situazioni singolari che danno luogo a nicchie e microambienti in contrasto con il ciclo globale ; una leggera depressione raccoglie umidità, una pietra fornisce ombra e un seme germoglia.

Queste dinamiche sono favorevoli per lo sviluppo della pianta che viene protetta dai raggi del sole, il vapore acqueo si concentra, gli insetti vengono attirati e producono materiale biologico e terreno adatto al suo nutrimento.

Viene creato un sistema biologico utilizzato da altri organismi che, portando il loro contributo, generano un microcosmo risultante dalla loro coesistenza.

Con l’utilizzo di questi processi, le popolazioni sahariane creano l’oasi ; spesso proviene da un solo albero di palma piantato in una cavità del terreno e circondato da rami secchi che lo proteggono dalla sabbia.

Con il passare del tempo, i grandi terreni coltivati si sviluppano lungo i canyon o in arcipelaghi verdi tra le dune.

Grazie a tecniche complesse e diversificate di produzione di acqua e organizzazione del territorio si formano molteplici microclimi in mezzo al deserto.

Questo processo può essere sfruttato come un modello di riferimento e il termine oasi potrebbe essere generalizzato ad una  qualsiasi situazione in cui viene creata un’isola di vita, anche al di fuori delle zone desertiche.

 

 

CACCIATORI – RACCOGLITORI

 

Cueva Pintada (Baja California in Messico) La grotta è stata iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco ed è la sintesi figurativa delle conoscenze e dei rituali dei cacciatori-raccoglitori dell'Età Paleolitica. Il potenziamento delle capacità artistiche è stato un elemento di sorprendente affermazione della creazione di luoghi per la coesione sociale che ha portato all'elaborazione di simboli e rituali essenziali per la memorizzazione e la trasmissione del sapere

Cueva Pintada (Baja California in Messico) La grotta è stata iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco ed è la sintesi figurativa delle conoscenze e dei rituali dei cacciatori-raccoglitori dell’Età Paleolitica. Il potenziamento delle capacità artistiche è stato un elemento di sorprendente affermazione della creazione di luoghi per la coesione sociale che ha portato all’elaborazione di simboli e rituali essenziali per la memorizzazione e la trasmissione del sapere

 

 

 

 

 

Nomadismo migratorio

 

I cacciatori-raccoglitori furono i primi colonizzatori di tutto il pianeta.

Questa formazione sociale ha permesso alla specie umana di diffondersi in tutti i continenti, dall’Africa all’America e Australia anche dove i primi ominidi non erano mai arrivati.

Le terre basse costiere e le creste derivanti dagli spartiacque dei bacini fluviali sono stati gli itinerari privilegiati.

I percorsi lungo le creste delle montagne e gli altopiani non vengono interrotti da lunghi corsi d’acqua che hanno origine nelle valli più basse dove  l’ambiente è, generalmente, più salubre ed esente da parassiti.

La Rift Valley è una grande cresta storica, considerata come il crocevia per la diffusione della razza umana in tutto il mondo grazie alla sua conformazione geografica che si estende in tutta l’Africa Orientale per 4830 chilometri da nord a sud, dal Mozambico al Mar Mediterraneo.

La pendenza forma due sistemi di aumenti simmetrici su entrambe i lati della depressione tettonica.

Questi sistemi formano un paesaggio naturale verticale attraverso varie barriere climatiche ed ecologiche come il deserto, la foresta e la savana che attraversano orizzontalmente i continenti.

 

 

Danze rituali beduine tradizionali che si tramandano per generazioni

Danze rituali beduine tradizionali che si tramandano per generazioni

 

 La Rift Valley è stato un veicolo per la diffusione del genere umano attraverso le sue ramificazioni sia orientali, formate dal Golfo di Aden, il Mar Rosso, il Golfo di Aqaba, il Mar Morto e la valle del fiume Giordano sopra il Lago Tiberiade che occidentali, dal Nilo attraverso il deserto del Libano, all’Atlante Sahariano e le Montagne del Tell, la Costa Atlantica e lo Stretto di Gibilterra.

La prima grande rete di comunicazione è stata creata dai cacciatori-raccoglitori che cacciavano selvaggina seguendo le tracce delle migrazioni animali attraverso i mari mediante zattere rudimentali, attraverso percorsi naturali che si sono formati dopo le glaciazioni a causa dell’abbassamento del livello delle acque o sulle stesse formazioni di ghiaccio.

Per secoli, importanti conoscenze si sono sviluppate e trasmesse di generazione in generazione attraverso l’incrocio di questa grande rete di comunicazione mondiale.

 

Cueva Pintada (Baja California) Pittura di condor. Questi dipinti ricorrono nell'arte muraria Meso-Americana e sono il risultato dell'esperienze sciamaniche e di benefici concreti. Il volo degli uccelli è un segnale importante che indica le prede e le pozze d'acqua durante le migrazioni

Cueva Pintada (Baja California) Pittura di condor. Questi dipinti ricorrono nell’arte muraria Meso-Americana e sono il risultato dell’esperienze sciamaniche e di benefici concreti. Il volo degli uccelli è un segnale importante che indica le prede e le pozze d’acqua durante le migrazioni

 

Le comunità umane hanno sperimentato un accumulo costante di conoscenze attraverso la capacità di osservare la natura, raccogliendo un gran numero d’informazioni tramite il contatto con le piante e gli animali.

Con la loro integrazione armoniosa nell’ambiente hanno valorizzato un patrimonio culturale straordinario.

 

Strumenti, armi e trappole

In queste forme di società, l’elevata attività di caccia e  pesca dipendeva dall’applicazione delle tecniche sofisticate nella produzione di utensili, di armi e di  trappole.

La maggior parte di questi strumenti non sono arrivati fino ai giorni nostri data la deperibilità dei materiali con cui erano stati realizzati.

Infatti, anche se l’Età Paleolitica è comunemente chiamata Età della Pietra, il materiale più usato a quel tempo era il legno.

Molti dei numerosi strumenti di pietra del Paleolitico rinvenuti, venivano utilizzati per il taglio e l’incisione di rami o alberi per la fabbricazione di oggetti.

La grande varietà di questi strumenti e la loro raffinetezza è significativa e l’alta qualità e l’elaborazione li fanno sembrare delle vere opere d’arte.

Sono utensili multiuso, infatti, uno strumento da lancio australiano, ad esempio, poteva servire sia come tavolo per mangiare che come utensile per accendere un fuoco o per scavare e zappare il terreno.

Gli strumenti multiuso hanno favorito la mobilità dei cacciatori-raccoglitori ; gli utensili pesanti non venivano trasportati durante le migrazioni e sono stati rinvenuti nello stesso luogo di fabbricazione da altri gruppi migratori.

La mobilità dei cacciatori-raccoglitori era tale che solo nell’era moderna l’umanità è stata in grado di raggiungere gli angoli più remoti della terra come avevano fatto loro.

Questa tendenza ai lunghi spostamenti insieme alla buona conoscenza dell’ambiente ha consentito l’uso diversificato dello spazio a secondo dei periodi stagionali.

Le regole che vietavano specifici tipi di cibo ed alcuni tabù, in certe zone, hanno garantito il risparmio delle risorse naturali e la rigenerazione dell’ecosistema e nello stesso tempo sono state  una riserva utile in caso di necessità.

 

 

Cumuli, superfici, strutture di pietra, grotte, acqua e fuoco

 Il più antico esempio di organizzazione del territorio è il sito Paleolitico di Isernia databile tra i 700.000 e 500.000 anni fa e attribuito agli ominidi cacciatori-raccoglitori non ancora appartenenti alla spedie homo-sapiens.

Un area Paleolitica con migliaia di schegge di ossa, strumenti di pietra, calcare, pietre focaie e ciottoli di travertino su una superficie che misura circa due metri di diametro.

I ciottoli di calcare sono stati volutamente disposti uno accanto all’altro come una pavimentazione primordiale e si riducono fino ad una zona in cui, si suppone, siano stati posti sotto l’acqua.

Anche se, momentaneamente, non è stato ancora possibile dimostrare che questo sito sia effetivamente la più antica zona di raccolta dell’acqua, una chiara relazione tra la terra e l’acqua è  possibile stabilirla  nel sito di El Guettar, 15 chilometri dall’oasi di Gafsa, in Tunisia.

Si presenta come un cumulo artificiale di calcari sferici scavati, insieme a selci tagiate e schegge di ossa a strati risalenti a 150.000 anni fa.

Le pietre sferiche formano una struttura conica di 0,75 centimetri di altezza per 1,30 metri di larghezza con una serie di lunghe schegge di pietra intenzionalmente collocate nella parte superiore.

Una massa fatta di selci con più di quattromila armi, utensili in pietra e frammenti di ossa e denti trovati all’interno della struttura.

Nel mezzo era inserita una piastrina triangolare all’interno di un’altra forma a losanga.

Le ricerche hanno dimostrato che il mucchio di pietre erano state raccolte in una vasca dalla quale emergeva la punta.

Non è possibile collegare direttamente questa struttura con la gestione dell’acqua ma, sicuramente era stata dedicata all’acqua, data la sua giacenza vicino ad una fonte.

Così come i mucchi di pietre chiamati cairn, che ancora i nomadi costruiscono nel deserto e l’hermaion, tipico dell’antico mondo pastorale, il sito di El Guettar è attualmente il più antico monumento non funerario nel mondo, una linea di confine tra l’architettura dell’acqua e un ninfeo Paleolitico.

Ai cacciatori-raccoglitori, può essere attribuita un’organizzazione dello spazio finalizzata ad esigenze religiose ed economiche attraverso l’uso di grotte, fuoco ed acqua.

I primi a sfruttare gli ambienti sotterranei naturali, durante le stagioni, erano stati gli animali che li usavano come rifugi temperati, luoghi di riposo e per dissetarsi bevendo l’acqua delle pozzanghere.

La presenza di acqua nelle abitazioni rupesrti a fatto si che venissero utilizzate non solo da animali feroci come le tigri e gli orsi , ma da ogni specie di animale erbivoro.

 

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 La grotta di Pertosa (Cilento) utilizzata per le sue piscine di acqua e come luogo sacro fin dal Paleolitico. Sopra : gli ammassi e cumuli di pietre disseminati in tutto il Sahara, si riferiscono ad una civiltà preistorica basata sulla capacità di catturare la quantità d'acqua contenuta sia nell'atmosfera che nelle masse di pietra fredde in cui si forma la condensa trattenuta dal terreno

La grotta di Pertosa (Cilento) utilizzata per le sue piscine di acqua e come luogo sacro fin dal Paleolitico. Sopra : gli ammassi e cumuli di pietre disseminati in tutto il Sahara, si riferiscono ad una civiltà preistorica basata sulla capacità di catturare la quantità d’acqua contenuta sia nell’atmosfera che nelle masse di pietra fredde in cui si forma la condensa trattenuta dal terreno

 

 

La grotta di Loltun (Yucatan) fu attrezzata, nella preistoria, con pozze scavate al di sotto delle stallattiti per raccogliere l'acqua di stillicidio. Raffigurazioni riferite ai riti di fecondità e graffiti a spirale attestano le carica rituale che assumeva il luogo

La grotta di Loltun (Yucatan) fu attrezzata, nella preistoria, con pozze scavate al di sotto delle stallattiti per raccogliere l’acqua di stillicidio. Raffigurazioni riferite ai riti di fecondità e graffiti a spirale attestano le carica rituale che assumeva il luogo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ancora oggi in Kenya, grandi mandrie di elefanti vanno nelle grotte profonde per abbeverarsi e bagnarsi nelle pozzanghere.

La prima forma di occupazione e gestione del territorio è nata con l’esigenza di riscaldarsi in un luogo naturale attraverso un  fuoco che veniva custodito gelosamente : la grotta che ha rappresentato la prima forma di riparo e la  soglia di separazione con il mondo ostile esterno,  una dimensione protetta, intima, il luogo preferito e ideale per le rappresentazioni artistiche e rituali, l’archetipo del tempio.

 

 

 

Sistemi di drenaggi e labirinti

I cacciatori-raccoglitori utilizzarono gli scavi di pozze nelle grotte, sotto le stallattiti, per raccolgiere e conservare l’acqua potabile che trasudava o gocciolava dalle rocce.

 

Grotta di Nakuta La'ab (Monastero - Etiopia) La grotta, attrezzata nella preistoria per la captazione delle acque di stillicidio, èp ancora oggi un luogo sacro della religione Copta grazie alla sua acqua sana e benefica

Grotta di Nakuta La’ab (Monastero – Etiopia) La grotta, attrezzata nella preistoria per la captazione delle acque di stillicidio, èp ancora oggi un luogo sacro della religione Copta grazie alla sua acqua sana e benefica

 

 

 In prossimità delle aree in cui le erbe spontanee utili crescevano, scavarono pozzi e piccoli canali sui pendii o fuori dalle grotte al fine di favorire la vegetazione spontanea e migliorarne la resa con la creazione del primo sistema di irrigazione artificiale.

L’abilità dei cacciatori-raccoglitori per la  gestione ambientale delle risorse idriche su larga scala è stata dimostrata anche grazie alla ricerca archeologica sui siti Paleolitici e attraverso gli studi sui sistemi di drenaggio australiani introdotti dagli Aborigeni.

I cacciatori-raccoglitori raggiunsero la Nuova Guinea e l’Australia 40.000 anni fa quando le terre erano ancora unite, contrariamente al continente asiatico da cui erano separate da ottanta chilometri di mare.

Le loro notevoli conoscenze e capacità di navigazione, li portarono a superare questa distanza usando zattere di bambù, attraverso imprese memorabili mai eguagliate da altri gruppi di altre zone nel mondo fino alle migrazioni nel Neolitico.

In  Nuova Guinea e in Australia si è sviluppata, così, una società separata dal resto del mondo ma, di alto livello e culturalmente indipendente, quasi come una civiltà  Mediterranea dei mari del sud.

Da uno scavo archeologico effettuato in Nuova Guinea, è stato scoperto un complesso sistema di canali di drenaggio costruito 9000 anni fa e che raggiunse i massimi livelli di funzionalità intorno a 6000 anni fa.

Il distretto australiano sud-occidentali di Vittoria è una zona mite con inverni umidi e stagino calde.

La sopravvivenza della gente è stata fortemente influenzata dal clima molto variabile e dalle inondazioni che avvengono durante la stagione umida alternate all’aridita della terra durante la stagione secca.

Generalmente i gruppi di popolazioni affrontavano la situazione con la mobilità stagionale praticando la pesca, la caccia o la raccolta a seconda delle circostanze.

Gli Aborigeni della regione Vittoria introdussero un sistema di regolazione delle acque, a scala territoriale, simile al sistema adottato dai gruppi sedentari neolitici.

Una complessa rete di fossi e argini attraversa un’area di sei ettari e si affaccia sulle pendici della montagna, da un lato, e le terre soggette ad inondazioni dall’altro.

I cacciatori-raccoglitori hanno svolto questo massiccio lavoro di scavo solo servendosi dei bastoni utilizzati per la pesca delle anguille, un’importante fonte di nutrimento.

L’opera è composta  da una rete di canali di convogliamento dell’acqua, che arriva dai sistemi montani di drenaggio e  regola i livelli di umidità e da un enorme labirinto di fossati che serve da trappola per le anguille.

La serie di massicce opere sono state eseguite, probabilmente, in seguito ad un graduale peggioramento delle condizioni ambientali.

Circa 3000 anni fa, le scorte d’acqua si erano esaurite costringendo grandi gruppi sociali alla gestione e conservazione delle paludi con sistemi di argini, deviazioni e labirinti d’acqua.

 

 

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Labirinti

Tassili n’Ajjer (Sahara) Pitture di cerchi concentrici, meandri e labirinti sono ricorrenti nell’arte preistorica sahariana.  Sopra il sito di Tin Tegherghent : un graffito di una testa decorata all’interno e intorno con cerchi concentrici e meandri

 

In Australia questo tipo di opere sul paesaggio risale a, circa, 10.000 anni fa ma, sono state trovate costruzioni simili fatte dai cacciatori-raccoglitori dell’Età Paleolitica.

Sugli altopiani del Tassili N’Ajjer, nel deserto del Sahara algerino, molti graffiti enigmatici e dipinti di labirinti simili alla rete dei sistemi idrici australiani, sono apparsi tra le pitture rupestri preistoriche.

Nell’Età Paleolitica la gestione di un ambiente umido gradualmente collassato e la capacità di sfruttare le risorse della pesca per i popoli sahariani, attraverso le loro conoscenze, sono testimoniate da queste raffigurazioni.

Disegni che raffigurano pesci sono la prova del rapporto concreto della gente sahariana e l’acqua.

Due graffiti lungo il Wady Jerat, nel Tassili N’Ajjer, rappresentano un uomo e una donna con uno strumento reticolato in una mano che si estende verso il basso mentre, l’altra parte, è pronta per cogliere qualche cosa.

Questa è una scena di pesca dove viene  utilizzato un attrezzo di vimini per catturare la preda e, probabilmente, si svolge in un canale di labirinti d’acqua.

 

 

nuotatore

Tassili N’Ajjer (Algeria) sito di Tin Tazarift – Figure, dell’arte rupestre nel Sahara del periodo arcaico chiamato ” Età delle Teste Rotonde”, che sembrano in bilico nell’aria. Stanno, probabilmente, nuotando in corsi d’acqua e sono ricorrenti nel periodo umido del Sahara

 

Le prime forme di coltivazione e la conoscenza delle donne di erbe mediche e piante

 Nelle grotte Aborigene le pitture di labirinti sono frequenti e si trovano in tutta l’arte parietale preistorica.

Labirinti usati come sistemi idrici hanno favorito i cacciatori-raccoglitori, la crescita demografica e la prosperità e prescindere dalle condizioni  climatiche e ambientali.

Sono state incluse una serie di opere che miravano a trarre i vantaggi dall’ambiente come la creazione di luoghi per la conservazione degli alimenti ( piante, carne e pesce secco), l’uso del fuoco per regolare la diffusione delle piante e generarne di nuove ; le prove per aumentare gli insetti e le specie di larve commestibili ; la coltivazione e il trasporto di tuberi.

Le dighe costruite in legno o in pietra, venivano inserite per diminuire la forza dei flussi d’acqua ; i resti animali erano utilizzati come fertilizzanti.

La donna ha avuto un ruolo fondamentale, in questo ambiente primitivo, come portatrice di conoscenze : bacche, radici, semi e larve commestibili venivano riconosciute dalle donne e dai bambini che avevano una predisposizione naturale per la raccolta e la degustazione di ogni elemento scoperto, sia per curiosità che  per puro divertimento.

Le piante più diffuse avevano forme e colori brillanti, come i legumi, e un odore intenso, come le erbe aromatiche.

Nell’Età Moderna, in un primo momento, le piante di pomodori, patate e tabacco, sono state introddotte in Europa per uno scopo puramente ornamentale.

Grazie alle donne, sono stati scoperti i poteri delle piante, come la loro energia vegetativa, il potere della vita di un seme,  la sua riproduzione e coltivazione.

Inoltre, le donne hanno capito come memorizzare e trasportare le piante.

 

 

donne erbe

Tassili N’Ajjer (Algeria) Il sito di Sefar la cosiddetta pittura dei ”seminatori”. Figure femminili con gonne corte e ornamenti fatti di fibre vegetali, sembrano essere occupate nella raccolta e semina e nell’organizzazione di dighe e canali

La grotta di Loltun (Yucatan). Il nome della grotta, che significa "fiori di pietra" ancora oggi ricorda la pratica di utilizzare queste cavità nei primi tentativi di coltivare le piante raccolte durale migrazioni

La grotta di Loltun (Yucatan). Il nome della grotta, che significa “fiori di pietra” ancora oggi ricorda la pratica di utilizzare queste cavità nei primi tentativi di coltivare le piante raccolte durale migrazioni

 La grotta del Tanaccio (Toscana) venne attrezzata, nell'antichità, con un trono di pietra scavato al di sotto della stallattite per raccogliere l'acqua di stillicidio usata per riti di fecondità. Questo luogo, usato dalle donne, assumeva una carica rituale molto forte, simile alla grotta di Loltun nello Yucatan.

La grotta del Tanaccio (Toscana) venne attrezzata, nell’antichità, con un trono di pietra scavato al di sotto della stallattite per raccogliere l’acqua di stillicidio usata per riti di fecondità. Questo luogo, usato dalle donne, assumeva una carica rituale molto forte, simile alla grotta di Loltun nello Yucatan.

 

 

 

Anche l’allevamento ha avuto le sue origini in Età Paleolitica e, probabilmente come nel caso delle piante, inizialmente non aveva un uso utilitaristico.

Gli uccelli, le rane, gli insetti venivano conservati per curiosità e divertimento o per imitare i loro movimenti durante danze magiche.

Tali pratiche originarono la domesticazione di animali come giovani mammiferi mantenuti in cattività ed i graffiti  scoperti, risalenti  a 14.000 anni fa che rappresentano cavalli e cani domestici, nè sono la testimonianza.

I siti di  grotte utilizzate come templi della memoria nel  Paleolitico e tutti gli altri luoghi che facevano perte della stabilità nei percorsi della mobilità, sono stati utilizzati dalle vergini vestali per i loro giardini trasportabili contenenti piante aromatiche, medicinali e allucinogene.

Hanno custodito il fuoco, raccolto l’acqua, decorato le pareti e curato gli animali come risultato di una prima forma di domesticazione.

Questo tipo di grotte sono state i centri delle variazione successive di produttività dell’ambiente.

 

ALLEVATORI – AGRICOLTORI

 

Tassili N’Ajjer (Algeria) Emblematico disegno del Neolitico Sahariano. Il cerchio circondato dai buoi e probabilmente fatto dalla pelle degli stessi animali, ricorda la costruzione di una capanna circolare di pelli animali e l’organizzazione di un insediamento intorno ad un centro comune che è il simbolo della vita sedentaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 Il Neolitico

 Il principale cambiamento avvenuto tra gli allevatori-agricoltori, è stato il passaggio dal nomadismo alla vita sedentaria con la permanenza sulle pianure coltivate e la crescita demografica, che sono le fasi basilari del processo, su larga scala, della trasformazione e valorizzazione produttiva dello spazio.

La loro apparizione, da un tempo relativamente breve di 10.000 anni, ha cambiato radicalmente il modo di vita della maggior parte degli esseri umani che, sparsi nel mondo, hanno plasmato e colonizzato le terre.

Questo fenomeno ha provocato la progressiva scomparsa dei cacciatori-raccoglitori, riducendoli a pochi gruppi in via di estinzione.

L’attuale società urbana, che si è sviluppata tecnologicamente con aumenti produttivi e demografici, ha avuto origine dal processo, adottato nel Neolitico, di orientarsi verso una vita più sedentaria.

Nella scala mondiale i contadini sono ancora il 50% della forza lavoro ma, nei paesi occidentali, sono meno del 7%.

Nelle aree dove vennero introdotte le pratiche dell’allevamento e la coltivazione delle piante durante il Neolitico, sono oggi soggette a processi di degrado e desertificazione.

L’agricoltura nelle zone tropicali e sub-tropicali e negli ambienti aridi e semi-aridi, potenzialmente le meno  adatte per lo sviluppo, è stata produttiva.

Grazie alle lunghe giornate di sole con temperature alte, che hanno garantito le migliori condizioni per lo sviluppo, anche  piccole strisce di terra coltivate hanno permesso di sostenere  intere comunità umane.

 

 

 

domesticazione

Tassili N’Ajjer (Algeria) Scene dell’allevamento Neolotico Sahariano

 

Con la mancanza di queste convenienti condizioni, le prime attività agricole svolte su piccole aree sarebbero state abbandonate prima che fosse possibile dimostrare la potenziale applicazione su larga scala.

La grande trasformazione sociale del Neolitico avvenne  in zone aride con catastrofici regimi climatici che alternavano inondazioni d’acqua a grandi siccità.

Tali situazioni ambientali estreme, richiedono l’impegno e la cooperazione sociale delle popolazioni ;  condizioni di fragilità che impongono il grande lavoro di scavi per la creazione di argini e canali di raccolta dell’acqua e protezione dei suoli fecondi, allo scopo di ottenere il massimo rendimento da possibili sviluppi favorevoli.

Dopo l’Era Glaciale, lo scioglimento delle nevi perenni creò una maggiore offerta di acqua che diede inizio ad una fase umida nelle zone desertiche.

Successivamente il clima divenne più caldo ma, resta inspiegale la causa che provocò la scomparsa del manto di copertura costituito da foreste e piante dalle zone fertili e popolate.

L’economia Paleolitica era basata sul limitato sfruttamento delle risorse naturali mentre, durante il Neolitico l’economia si orientò sullo sfruttamento produttivo della terra.

 

 

Terra cruda e acqua : la nascita della civiltà urbana

In aree diverse, contemporaneamente, si è svolto il processo che ha portato alla vita sedentaria  per i Natufiani del Medio Oriente come per  i Capsiani, dell’Età Paleolitica, del nord Africa che vivevano in grandi comunità.

Oltre alla caccia ed alla raccolta di piante, di cui si cibavano, raccoglievano e consumavano anche lumache.

Data l’abbondanza di questa risorsa, dovuta ai cambiamenti climatici avvenuti in quelle aree, i Caspiani Paleolitici si sono trasformati in una  comunità sedentaria.

Per più di duemila anni, quantità incredibili di lumache sono state arrostite da questo popolo e gli enormi cumuli di ceneri sono ancora visibili.

L’ipotesi avanzata dagli studi effettuati su centinaia di villaggi capsiani, è che un complesso processo di neolitizzazione sia avvenuto dal Meditterraneo al Senegal e dall’Atlantico alla Libia ed è possibile, quindi, che i Capsiani ed i Natufiani siano stati gli antenati comuni di tutti i popoli del Mediterraneo.

Molte aree sono state utilizzate in modo produttivo e, da studi recenti, risulta che l’addomesticazione del bestiame, probabilmente, è avvenuta in due zone  sud-orientali  della Turchia, nella zona occidentale del deserto iraniano,  nel continente africano e in un’area dell’India.

Le ricerche archeologiche ipotizzano che il primo processo di neolitizzazione non riguardi solo il Medio Oriente ma,  che comprenda anche l’ Africa, l’Anatolia e la zona dell’India e Pakistan.

L’esistenza di società preistoriche culturalmente molto sviluppate, è stata ampiamente dimostrata da testimonianze rupestri trovate in Tanzania,in  Mauritania, in  Namibia lungo la Rift Valley ma, soprattutto nel Sahara dove si concentra maggiormente l’arte rupestre.

Ammirando queste rappresentazioni, eseguite in  stile raffinato, con splendide raffigurazioni di vita quotidiana  degli allevatori-agricoltori, difficilmente viene da pensare che fossero privi di centri organizzati per la diffusione delle loro conoscenze.

A differenza dei numerosi  ritrovamenti di alto livello dell’ arte rupestre, poche testimonianze di costruzioni risalenti a questo perido sono emerse fino ad oggi, ma è comunque possibile reperire elementi utili in altri siti in cui è avvenuto lo stesso processo di neolitizzazione.

Catal Huyuk, in Anatolia vicino Konya e Jarmo, ai piedi dei monti Zagros in Iraq, sono siti neolitici costruiti con mattoni di adobe come le prime abitazioni di Jerico.

Catal Huyuk è considerata la prima città mai costruita e la culla della civiltà grazie alle sue dimensioni e  alla complessità strutturale, nonchè, alla quantità e qualità dei reperti trovati sul sito.

Nonostante sia stata scavata solo in parte e con notevoli difficoltà, l’ampio centro abitato, costruito sopra un tell di circa sette ettari, è formato da una serie di abitazioni compattate a grappolo in mattoni di adobe.

In questa struttura così chiusa, non sono state trovate nè porte nè ingressi ed è probabile che gli abitanti entrassero dalle terrazze mediante scale di legno che venivano ritirate durante la notte.

La planimetria di questo sito ed i materiali utilizzati, sono molto simili a quelli che si trovano nei molteplici insediamenti di terra cruda delle oasi nel Sahara, ancora oggi abitati.

Per capire le  tecniche costruttive su cui si basa questo tipo di abitazione, bisogna risalire alle funzioni climatiche  e difensive che rappresentano lo scopo significativo principale.

 Tali funzioni potrebbero spiegare l’apparente mancanza d’ingressi a Catal Huyuk e l’uso dell’adobe come materiale da costruzione.

La pratica delle colture irrigue, con l’uso attento delle risorse idriche ed i metodi utilizzati per l’organizzazione dello spazio con scopi climatici, sono molto simili a quelli usati nelle oasi del Sahara.

All’interno delle abitazioni di Catal Huyuk sono state scoperte pitture  murali molto significative e di squisita fatturache  rappresentano capi di bestiame, buoi e tori.

Sono presenti, anche, una serie di statuette femminili dedicate alla  signora degli animali che hanno avuto, probabilmente, un’importante funzione rituale.

Simili sculture sono state rinvenute anche negli ipogei di Malta e in Sardegna, dedicate al culto della grande Dea Madre.

Tra i dipinti che raffigurano scene di caccia, spicca quello riconosciuto come il primo dipinto  che rappresenta un paesaggio; la città di Catal Huyuk, con le sue abitazioni rigorosamente geometriche, sormontata dalla figura imponente del vulcano Hasan Dag in eruzione.

Questa particolare pittura è molto evocativa e, probabilmente,  pur rappresentando una minaccia costante e la paura degli uomini verso la forza della natura il vulcano, con la sua presenza, può aver favorito l’unione di gruppi che svolgevano pratiche cumunitarie e rituali propiziatori, favorendo la nascita della  città di Catal Huyuk.

Rappresentazione pittorica murale di Catal Huyuk (Anatolia) e del vulcano Hasan Dag in eruzione risalente al 6200 a.C circa

Rappresentazione pittorica murale di Catal Huyuk (Anatolia) e del vulcano Hasan Dag in eruzione risalente al 6200 a.C circa

L’eruzioni vulcaniche, infatti, hanno contribuito alla  fertilità del suolo dovuta agli strati di ceneri che si sono depositate nel tempo, inoltre, l’uso di adobe, per la costruzione delle abitazioni e la struttura a grappolo simile agli habitat sotterranei, le ha rese in assoluto più resistenti ai terremoti e all’attività vulcanica proteggendole dalle ceneri e dai lapilli.

A causa di piogge torrenziali e condizioni atmosferiche negative, le costruzioni in adobe possono facilmente deteriorarsi distruggendosi totalmente.

Per quasto motivo hanno bisogno di una manutenzione costante stagionale che viene effettuata con l’aggiunta di fango fresco.

Questo gesto, apparentemente semplice, si carica di un significato mistico tanto che, la manutenzione della casa, diventa un rito sacro e  l’agglomerato si trasforma in una cosa viva e antropomorfa.

 

 

 

Algeria-Taghit

Oasi di Taghit (Sahara algerino) L’agglomerato urbano compatto e chiuso composto da case di terra cruda, ricorda le prime forme di insediamento proto-urbano trovate in Anatolia

 

Dicono gli abitanti dei villaggi sahariani : la costruzione di una casa significa dare vita a qualche cosa di morto dimostrando come, fin da tempi remoti, fosse stretta  la loro relazione con l’abitazione.

Le condizioni climatiche, l’ambiente locale e l’uso attento delle risorse naturali hanno generato costruzioni di villaggi di adobe e habitat a grappolo che possiamo ancora ammirare nelle oasi del Sahara.

La costruzione di adobe consente il risparmio di legna, che sarebbe necessaria per la cottura dei mattoni, e fornisce un migliore isolamento termico, inoltre, il materiale è facilmente reperibile e lavorabile.

La terra rossa del Sahara si utilizza ancora macinandola e miscelandola con acqua e paglia per aumentarne le capacità leganti e, mediante stampi di legno rettangolari, si modellano i  mattoni.

Il termine andaluso  adobe, deriva da tub (al-toub) e viene generalmente usato per indicare strutture in mattoni essiccati al sole per  aumentarne la resistenza.

I mattoni formano spesse mura che rendono le abitazioni perfettamente coibentate e creano ambienti interni adatti, sia  alle torride giornate estive che alle fredde notti invernali.

Gli ambienti non hanno funzioni precise ma, il loro uso dipende dalle stagioni e dai cambiamenti climatici come, ad esempio, le terrazze, circondate dalle alte mura di adobe, che  si trasformano in camere da letto ventilate durante le calde notti estive.

Nel Sahara un sistema arcaico utilizzato per i muri perimetrali delle aree coltivate, è costituito da mattoni semisferici di terra cruda che, per la loro forma e per il metodo della posa in opera, sono molto simili alle murature di mattoni a spina di pesce convessi prodotti in Mesopotamia nel III millennio.

Come  stampo per la formazione  dei mattoni viene usato un cesto di vimini e, dopo l’essiccazione, la  disposizione  a strisce oblique alternate compone la  spina di pesce.

Questa recinzione assume la forma di una barriera frangisole di terra cruda molto decorativa ma, soprattutto, la struttura aperta è la soluzione più funzionale durante le tempeste di sabbia.

Infatti, la  costruzione di un muro completamente chiuso, sarebbe la causa dell’accumulo di materiale trasportato dal vento e, gradualmente, il perimetro verrebbe sepolto dalla sabbia.

Inoltre, la tecnica costruttiva funziona come un  condensatore di acqua durante la notte ; quando il vento soffia contro i lati convessi dei mattoni, rilascia umidità nella terra di cui le pareti sono composte.

Durante il giorno il vento caldo penetra negli interstizi, raggiunge il  giardino interno che assorbe il calore e  abbassa la temperatura.

Le tecniche costruttive con la terra cruda sono ancora in uso in molte parti nel mondo con sistemi diversi.

Nell’Africa sub-sahariana vengono usate semplici sfere modellate, in Arabia meridionale viene premuta la miscela di fango negli stampi di legno per la formazione di mattoni larghi e piatti.

Il cosiddetto pisè è una tecnica che impiega una miscela di terra cruda versata in stampi di legno e pressata, una pratica che ricorre spesso negli antichi disegni egiziani.

Questo popolo ha costruito la propria civiltà utilizzando tale materiale, una semplice miscela di acqua e fango.

Utilizzando il materiale di risulta dello scavo del canale d’irrigazione, costruirono la prima piramide di mattoni di adobe.

Sahara algerino - I metodi più arcaici di costruzione dei muri perimetrali, che proteggono le colture dai venti, utilizzano conci a prisma triangolare o a calotta semisferica

Sahara algerino – I metodi più arcaici di costruzione dei muri perimetrali, che proteggono le colture dai venti, utilizzano conci a prisma triangolare o a calotta semisferica

 

 

 

Le strette stradine dello ksar creano giochi di luce e ombra nei passaggi coperti

Oasi di Taghit (Sahara algerino) Le strade strette sono costruite come tunnel attraverso l’abitato. Questa pratica ha un’importante funzione climatica dato che forma una protezione dalle fonti di calore e dal forte sole, inoltre, dissuade lo straniero a percorrerle evitando di perdersi attraverso il labirinto di viuzze illuminate solo dai rari pozzi di luce costruiti in tempi recenti

 

 

 

Bheida e il sistema idrico : il passaggio dalla capanna alle strutture in pietra

 

L’uso diffuso della pietra si riscontra nel villaggio neolitico preceramico parzialmente scavato di Bheida, nonchè in una serie di altri siti ancora incontaminati, come Shakaret, ubicati vicino alla città di Petra in Giordania.

I sei livelli di insediamento stabile risalenti al periodo tra il 7000 e 6500 a.C., dimostrano che la popolazione si stabilì a Bheida per cinquecento anni circa.

In tutto questo periodo il paese si è sviluppato ed, ogni settant’anni circa, nuovi tipi di strutture edilizie si sono aggiunte.

Attualmente è possibile studiare l’evoluzione, nei secoli,  delle  numerose strutture.

Il VI livello, il più arcaico, era stato preceduto da una qualche forma di semi-insediamento permanente che si concentrava nel luogo, intorno ai fuochi, in alcuni periodi dell’anno.

Era composto da costruzioni circolari in pietra con pavimentazione  centrale  scavata nel sottosuolo.

Le pareti portanti esterne erano a stretto contatto per garantire un maggiore sostegno, mentre gli interstizi erano riempiti di materiale inerte.

Nel V livello,  le abitazioni erano ancora di forma circolare e in pietra pur mostrando il passaggio dalla forma circolare a forme con angoli leggermente arrotondati.

Questa innovazione strutturale portò verso lo sviluppo di nuove e maggiori competenze per la costruzione di muri rettilinei, più difficili da sostenere.

Gli interni mostrano pareti e soffitti accuratamente intonacati e la presenza  di camini.

Il sito di Al Beida. In alto a sinistra si può distinguere una grossa pietra semiellittica. Ora, è rotto in due parti e un cespuglio è parzialmente cresciuto su di esso ma in passato aveva chiaramente una funzione idrica

Il sito di Al Beida. In alto a sinistra si può distinguere una grossa pietra semiellittica. Ora, è rotto in due parti e un cespuglio è parzialmente cresciuto su di esso ma in passato aveva chiaramente una funzione idrica

Trama urbana del villaggio neolitico con abitazioni a pianta quadrata

Trama urbana del villaggio neolitico con abitazioni a pianta quadrata

Il III e II livello,  mostrano straordinarie innovazioni tanto da far supporre agli archeologi, l’intervento di un gruppo straniero che introdusse  tecniche costruttive nuove.

Questo è dimostrato anche, dal fatto che il tipo di costruzione del livello successivo e dell’ultimo livello di chiusura, è simile a quello del IV livello.

L’innovazione si riscontra nelle cosiddette abitazioni – corridoio a pianta rettangolare con sei piccole camere disposte, a tre, su ciascun lato di un corridoio centrale.

E’ ipotizzabile che questi edifici venissero utilizzati solo come botteghe artigiane, mentre la gente viveva nei piani superiori costruiti con strutture più leggere che vevivano sorrette dalle possenti mura dei laboratori.

Nelle abitazioni – corridoio, lungo i lati di ampie camere, sono state costruite corti a forma di gomito con un fuoco che serviva per cucinare i pasti in comune.

Queste strutture richiamano i modelli delle abitazioni di Jarmo ed anche il modello originale delle abitazioni fenice, chiamate beit,

la cui forma deriva dalla lettera b dell’alfabeto.

Il periodo Neolitico di Bheida precede anche l’introduzione dell’argilla cotta tuttavia, oltre alle molte pietra trovate che venivano utilizzate per la macinazione manuale di cereali, oggetti di terra cruda vennero fabbricati anche in questo periodo come dimostrano i ritrovamenti di una tazza e di una statuetta rappresentante  un montone.

Nei pressi del grande complesso noto come il Santuario, che presenta pavimenti finemente intonacati, si trova una pietra piatta e larga per l’evacuazione dell’acqua che potrebbe testimoniare  lo svolgimento di funzioni rituali legate all’acqua e alla vita pastorale.

Scavi recenti nella zona più ampia di Bheida, hanno portato alla luce un muro di pietra lungo che circonda l’intero VI livello.

Data la sua altezza di un metro soltanto, si è esclusa qualsiasi funzione militare quindi, è più probabile che sia stato costruito per il consolidamento del suolo e per la sistemazione del terreno.

Durante i cinquecento anni di esistenza della città di Bheida, la maggior parte dei cambiamenti neolitici si sono verificati per l’allevamento a produzione alimentare, per l’organizzazione dei terreni agricoli e per le abitazioni.

Gli antropologi si sono sempre chiesti come facessero gli agricoltori preistorici a mantere fertili i suoli, pur essendo privi di qualsiasi conoscenza delle tecniche per la rotazione delle colture.

Questo dipendeva dalla grande mobilità dei villaggi che venivano abbandonati una volta esauriti i terreni fertili circostanti.

E’ dimostrato anche dalle numerose tracce di villaggi neolitici presenti in Africa e nel sud dell’Italia.

Partendo dal presupposto che lo stesso raggruppamento umano spesso si trasferiva e si stabiliva in diversi luoghi, è facile capire perchè sono stati trovati molti siti, senza bisogno di trarre  le necessarie conclusioni circa l’importanza culturale e demografica.

E’ probabile che i raggruppamenti migratori utilizzassero anche  edifici in adobe.

Il lungo impegno lavorativo dei gruppi che hanno costruito le strutture  in pietra di Bheida, ha impedito l’abbandono del sito che è stato abitato per secoli.

La costruzione di strutture come recinzioni, fossati o la famosa torre di Jericho, hanno probabilmente  contribuito al mantenimento della fertilità dei suoli.

Queste strutture, interpretate in passato per scopi diversi, grazie a  studi recenti si sono dimostrate d’importanza fondamentale   come sistemi legati all’acqua e per la protezione dell’ambiente.

 

 

Raccolta dell’acqua, drenaggi, condensazione e fertilizzazione

_ I primi siti Neolitici in Europa, databili dal VII al IV millennio, dove gruppi di comunità hanno concentrato un gran numero di costruzioni grazie ad una sviluppata produzione, sono i cosiddetti villaggi trincerati della zona pugliese, nella Daunia e sull’altopiano delle Murge, in Basilicata.

I profondi fossati sono stati scavati, nel terreno roccioso, con semplici strumenti di pietra e formavano cerchi concentrici e meandri.

Vicino alla città i Matera, nel villaggio Neolitico di Murgia Timone, un’ampia superficie di circa due ettari è circondata da un fossato scavato di forma ellittica con un cerchio più piccolo all’interno.

Due ingressi sono collocati agli estremi del diametro maggiore e sono perfettamente orientati ad est e ovest di questi punti.

Inizialmente, si pensava che fossero stati costruiti per scopi difensivi ma, come nel caso di Jerico e Bheida, non avendo trovato nessun reperto sul luogo che testimoniasse questo uso le ipotesi sono cambiate.

Durante il Neolitico, probabilmente, avevano funzioni legate a pratiche agricole e di allevamento infatti, in alcuni villaggi della Daunia sono state scoperte una serie di trincee semi-circolari usate come sistemi di drenaggio per il recupero della terra da utilizzare.

Data la sua posizione geografica ai piedi del promontorio del Gargano, in Puglia, la Daunia era ricca di terreni idromorfi, soffici e fertili,  adatti alle pratiche agricole neolitiche.

Proprio per la grande quantità di umidità, era necessario lo scavo di strutture che regolassero l’eccesso di acqua.

  I fossati sono stati intagliati   nel calcare con strumenti di pietra estratti dalle miniere di selce del Gargano.

Una volta esaurite le risorse di questa regione, anche a causa della crescita demografica, le popolazioni si sono spostate nelle aree più salubri della Murgia.

Il perimetro del  villaggio di Murgia Timone è facilmente identificabile, nella foto aerea, per il contorno di un verde più intenso grazie alla fitta vegetazione che cresce con l’umidità raccolta al suo interno.

Questo prova che, uno degli scopi delle trincee scavate su questi altipiani calcarei era quello di raccogliere l’acqua.

 

Villaggio trincerato - Il fossato dranava l'acqua,raccoglieva i rifiuti che servivano per la formazione dell'humus

Il fossato Neolitico di Murgia Timone. La vegetazione più scura rende il fossato visibile. A destra del doppio anello si vede il Mausoleo dell’Età del Bronzo

 

 Nell’ambiente dei trogloditi di queste zone,  lo scavo dei canali è stato di ampia diffusione per molto tempo.

A causa delle variazioni climatiche che alternavano gelidi inverni ad estate torride, nell’Italia del sud sono state favorite le pratiche di raccolta  delle acque meteoriche e stoccaggio sotterraneo.

_Nelle grotte la temperatura si mantiene costante e diventano ambienti ideali dove rifugiarsi, conservare granaglie e soprattutto l’acqua la riserva più preziosa del sottosuolo.

L’acqua gocciola dalle pareti, cola dalle rocce formando pozzanghere e si mantiene sempre ad un livello costante ; ogni cavità sotterranea può essere associata a tecniche di raccolta dell’acqua anche per riti sacri.

Pratiche di questo tipo si svolgevano nella Grotta Scaloria lungo le pendici del Gargano in Puglia.

Sono stati trovati vasi in ceramica,  risalenti al IV millennio, che venivano posti sotto le stallattiti per raccogliere le gocce d’acqua che cadevano.

Il magma, che si trova sotto la crosta terrestre, sprigiona calore che sale e riempie l’aria di vapore e si condensa lungo le pareti delle grotte producendo acqua.

Questo fenomeno naturale viene sfruttato, in alcune zone, per raccogliere la condensa come in Eritrea, nella regione di Afar, dove le fumarole della Dancalia chiamate boina  producono umidità che viene raccolta all’aperto mediante un dispositivo fatto di rami.

 Sopra le fumarole, vengono costruite delle strutture capannicole fatte di piante e  con il tetto conico dove il vapore sale fino ai rami, si condensa diventando acqua e scende verso il basso.

 

 

Murgia Timone - Due ellissi segnano il perimetro visibile del grande insediamento Neolitico, Solo un duro lavoro e la cooperazione collettiva, usando solo strumenti di pietra, ha reso possibile lo scavo

Murgia Timone – Due ellissi segnano il perimetro visibile del grande insediamento Neolitico, Solo un duro lavoro e la cooperazione collettiva, usando solo strumenti di pietra, ha reso possibile lo scavo

 

_Nelle regioni della Puglia e della  Basilicata  depressioni di forma circolare chiamate doline e profondi canyon chiamati gravine caratterizzano il panoramico paesaggio.

Le doline, localmente chiamate puli, sono simili a grandi imbuti, raccolgono acqua e mantengono fertile il terreno dove si sviluppa una rigogliosa vegetazione.

Nella zona sud-orientale delle Murge, a Conversano nella provincia di Bari, depressioni poco profonde chiamate laghi sono fornite di pozzi-cisterna dove viene catturata l’acqua delle piogge stagionali.

_  Dalla struttura  di scavo delle miniere neolitiche di selce, di cui i più grandi esempi in Europa si trovano sul promontorio del Gargano, nasce un nuovo modello di abitazione costruito partendo da una corte comune.

Dal modello a corte (vicinato a pozzo) semicircolare delle abitazioni in grotta  si arriva alla corte a pozzo   scavando verticalmente, verso il basso,  una  forma circolare a cielo aperto.

Dalla parete della corte a pozzo si ramifica un sistema di ambienti sotterranei che vengono scavati parallelamente al suolo.

Questo tipo di abitazioni si sono sviluppate in tutto il bacino del Mediterraneo dagli altopiani vicino Matera,In Basilicata, alla zona della Cappadocia, in Turchia, lungo le sponde calcaree del fiume Loira, in Francia, alle colline argillose di Matmata, in Tunisia, nel deserto libico e nella regione andalusa in Spagna.

 Quando questo sistema  diventa più complesso dalle corti a pozzo circolari partono una serie di tunnel sotterranei, che si collegano con altri tunnel formando una rete  stellare di passaggi e una moltitudine di fori nel terreno che marcano il paesaggio.

Sulle pianure dei Loss in Cina, lungo il Fiume Giallo, il pozzo verticale è scavato con precise forme rettangolari e il sistema diventa ancora più complesso.

Ancora oggi, queste particolari abitazioni, sono abitate da milioni di cinesi.

Nel Nord America, lungo il canyon Chaco nei villaggi indiani degli Anasazi, le abitazioni a pozzo chiamate pueblo esistevano già nell’Età Preistorica e sono state abitate fino al XII secolo.

Le abitazioni degli Anasazi sono in pietra e anticipano quelle molto più avanzate tecnologicamente chiamate kiva; composte da una corte a pozzo, sono costruite con massicci muri a secco.

Le caratteristiche principali della corte a pozzo sono quelle di funzionare come un impluvio che fornisce una spazio soleggiato aperto ma, circondato da pareti che lo proteggono e può essere utilizzato in diversi modi come  svolgere  lavori agricoli o preparare cibi da consumare.

In altri casi vengono usati per raccogliere rifiuti che creano l’humus per la concimazione oppure, all’interno di questi cortili, si formano giardini scavati nella roccia.

Le piante vengono protette dalle alte pareti e si crea il terreno fertile per la loro crescita come negli esempi trovati a Petra, nel deserto della Giordania, dove uno spazio scavato nella roccia a cielo aperto ma, chiuso verso l’esterno  forniva l’habitat ideale per la nascita di un giardino.

Esempi di questo tipo sono all’origine delle abitazioni a corte utilizzate dai Sumeri, dagli Egiziani, dagli Etruschi e nel mondo Islamico.

 

 

 

 

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Doline ed inghiottitoi

Doline ed inghiottitoi naturali sono il contesto ambientale favorito dell’habitat preistorico degli altopiani pugliesi e lucani delle Murge. Sopra: Altamura, foto aerea di una massiccia formazione carsica denominatata localmente ”pulo”. Muri a secco, argini e sentieri sono la prova dell’organizzazione dello spazio. Sotto : una dolina nella zona di Matera utilizzata come piano per un impluvio, rifugio pastorale completa di cisterna per l’acqua coperta. La dolina è un bacino naturale e la matrice delle strutture agro-pastorali  delle aie a corte.

 

 

Le abitazioni a pozzo scavate nel terreno argilloso sono fornite di cisterne e pozzi per la raccolta dell'acqua piovana

Le abitazioni a pozzo scavate nel terreno argilloso sono fornite di cisterne e pozzi per la raccolta dell’acqua piovana

 

_ Nel sito di Lalibeila, in Etiopia, le chiese sotterranee sono usate dai popoli Agan e Ucrò.

Le strutture monolite, molto particolari, sono state ottenute scavando un ampio pozzo aperto e lasciano un grande blocco di pietra nel centro che,  successivamente, è stato scavato e lavorato esternamente partendo dall’alto verso il basso.

Le chiese hanno il tetto a livello della pianura da cui sono separate da un profondo fossato.

La tecnica costruttiva di queste massicce strutture deriva dalla somma di vari metodi di lavorazione della pietra, utilizzando lo scavo a cielo aperto di corti a pozzo caratteristico del Nord Africa e dell’Italia del sud come lo svuotamento di locali interrati usato in Egitto, a Petra, in Cappadocia e nei Sassi di Matera.

Le chiese di Lalibeila sono provviste di impluvi e sistemi per la fornitura d’acqua necessaria alle fonti battesimali.

Sono, inoltre, circondate da una rete di fossati a cielo aperto, gallerie e canali per la raccolta dell’acqua piovana.

 _ Sulle pendici della Rift Valley, sugli altopiani etiopi, nelle vallate in pianura nella moltitudine dei villaggi che si trovano disseminati nel paesaggio, vengono ancora tramandate pratiche e conoscenze antichissime.

Sopra la zona dei campi coltivati, su una leggera pendenza, vengono costruiti i gruppi di capanne circondate da fossati ellittici che, a volte, sono composti da più cerchi concentrici.

Durante la stagione delle piogge i fossati funzionano come strutture drenanti e mantengono il terreno asciutto proteggendo i frutteti e le capanne.

Durante i periodi di siccità l’acqua raccolta nei canali viene utilizzata, trasformando queste strutture  in cisterne che, in situazioni di emergenza, possono funzionare da abbeveratoi per il bestiame.

E’ interessante la rappresentazione di una pittura rupestre Neolitica sahariana in cui una mandria di bovini beve da una lunga struttura che può essere associata ad un fossato del tipo descritto sopra.

La straordinaria funzione di questi dispositivi è apprezzabile dopo un lungo periodo di lavoro costante e diverse stagioni  necessarie per raggiungere risultati concreti.

Nelle pareti dei fossati si possono aprire spazi per conservare cibi che si mantengono freschi e al sicuro dai parassiti e, nella parte priva di acqua, si possono contare bovini e ovini o praticare la tosatura.

All’interno delle trincee vengono raccolti i rifiuti del villaggio, le carcasse degli animali e il letame, che diventano concime adatto per la fecondazione dei campi una volta irrigati.

E’ lo stesso processo che avviene in Egitto durante le inondazioni del Nilo che lascia il limo fertile e di un’altra tecnica  simile chiamata  recessione delle inondazioni ancora in uso lungo il fiume Niger.

Quando la struttura ellittica dello scavo  si raddoppia formando altri semicerchi, i fossati vengono usati per incanalare l’acqua in zone diverse, per intercettare i flussi o per sbocchi in caso di alluvioni abbondanti.

Possono servire per incanalare il flusso dell’acqua lasciando libera una zona e canalizzando il letame in aree diverse a seconda delle stagioni.

_ Ed era, probabilmente, questa la funzione che avevano i numerosi fossati neolitici scoperti nella murgia materana ed in Puglia, dotati anche di pareti che seguivano la direzione dello scavo in modo da funzionare come un dispositivo per il taglio del flusso dell’acqua.

 In Italia sono state scoperte molte di queste strutture con  funzioni legate all’uso di acqua, come nei  siti Neolitici di Gravina di Puglia, di Casaldolce, nei pressi di Roma e nella provincia di Udine a Piancada di Palazzolo della Stella dove, nel villaggio neolitico,  si trova un grande canale di drenaggio utilizzato tra la prima metà del V e l’inizio del VI millennio.

La presenza di scheletri animali e carcasse hanno confermato la multifunzionalità di questa struttura come avviene nei fossati dei villaggi etiopi che, ancora oggi, sono utilizzati.

E’ possibile che la forma più semplice dei dispositivi di raccolta dell’acqua sia l’origine della struttura del canale ; dall’ intaglio,  nella roccia,  di una vasca o di una cisterna per lo stoccaggio di acqua e rifiuti, utilizzate nelle comunità agricole neolitiche, sono passati a forme più complesse e articolate.

 

 

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Petra (Giordania) La roccia sabbiosa intagliata contiene camere ipogee disposte per l’intera altezza della roccia. I livelli differenti sono connessi, l’uno all’altro, per mezzo di scale esterne scavate nella parete

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Cappadocia (Turchia) La raccolta di acqua e di guano prodotto dai piccioni, permette l’organizzazione di giardini produttivi situati ai piedi dell’abitato

 

 

 

Lalibeila (Etiopia) Chiesa monolitica ipogea di Biet Ghiorghis (XII secolo d.C.) Il tetto della chiesa è a livello del piano circostante. La tecnica costruttiva delle strutture monolite ipogee consiste nello  scavo verticale di un cortile dove un blocco di roccia viene lasciato nel mezzo e lavorato architettonicamente. Successivamente, vengono scavate le finestre e, attraverso queste, si formano i piani interni con colonnati, capitelli e ordini architettonici. Il risultato ha l’aspetto di un architettura costruita che, in realtà, è un monolite scavato

 

 

 

Il processo di fermentazione creato dai rifiuti raccolti nei canali insieme all’acqua, contribuiva alla formazione di humus che, a sua volta, permetteva la nascita di germogli diversi a secondo del clima.

L’ osservazione di questi fenomeni, ha sicuramente influenzato i popoli del neolitico aiutandoli nelle pratiche agricole, nella coltivazione delle specie domestiche di piante e per seminare  nella giusta stagione.

Possono aver appreso che anche l’acqua dei fossati, carica di nutrimento, era un’ottimo fertilizzante per i campi.

_Queste semplici tecniche sono ancora in uso in molti paesi, come nel Burkina Faso, dove il metodo chiamato zai è in grado di rigenerare terreni fortemente degradati mediante l’utilizzo di pozzi che raccolgono acqua e rifiuti e organismi viventi.

Nei terreni vengono scavati dei fori che, durante la stagione delle piogge, si riempiono d’acqua mentre, nella stagione secca, funzionano per la raccolta di rifiuti e letame.

Questi scarichi attirano  le termiti che digeriscono i rifiuti e vengono assorbiti dalle radici delle piante.

Le gallerie scavate dalle termiti, inoltre, conferiscono una porosità maggiore al terreno che, una volta inseriti i semi nei fori, garantisce rendimenti molto elevati delle colture.

 

 

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Lalibeila (Etiopia) Fossato della chiesa ipogea  di Biet Gabriel Rafael. Nel fossato si aprono ampie cavità laterali con tracce riconducibili a paratie e dispositivi di controllo dell’acqua. Il fossato drena le acque in eccesso e mantiene asciutta la corte

 

 

16 tunnel

Lalibeila (Etiopia) Una complessa rete di cunicoli sotterranei, per la maggior parte ancora sconosciuti, collegano i diversi fossati e contribuiscono alla conservazione dei monumenti ipogei durante le stagioni piovose e alla conservazione delle risorse idriche durante la stagione secca

 

 

villaggio Rift Valley

Dettaglio del fossato la cui funzione polivalente, ancora oggi, permette all’abitato di mantenersi asciutto e drenato, crea un sistema di raccolta delle acque reflue per la fertilizzazione del suolo e funziona da serbatoio d’acqua

 

lali villaggio

Villaggio sugli altopiani etiopi

 

Le  pratiche dello scavo di fossati al cui interno viene raccolta la terra, hanno continuato ad essere usate anche in  tempi molto recenti.

Proprio la loro polivalenza funzionale, ha reso queste strutture neolitiche la forza e il successo  delle comunità sedentarie, indirizzandole verso il mantenimento delle condizioni favorevoli per affrontare variazioni stagionali e ambientali anche catastrofiche.

Queste opere sono migliorate continuamente attraverso le generazioni ; offrivano molti vantaggi e, dato  il grande impegno e il duro lavoro necessario per la loro costruzione, avevano rafforzato la tendenza delle popolazioni verso una vita sedentaria.

Questi modelli di successo si sono espansi  in luoghi e tempi diversi e le pratiche hanno assunto un significato simbolico e sacro ; ogni tipo di attività, dalla semina, all’irrigazione e alla fertilizzazione della terra, comprese le tecniche di scavo, si è diffusa in luoghi diversi e molto distanti tra loro.

 

 

 

Eritrea - Buoi che bevono

Eritrea – Una mandria di buoi che bevono

 

 

 

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Pittura Neolitica sahariana molto simile alle scene quotidiane della vita pastorale eritrea

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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(4)  Villaggio neolitico di Murgia Timone – Cavità scavate nella roccia calcarea per la raccolta di acqua e altre attività agropastorali. (1) : La microcisterna si riempie di acqua piovana e funziona come abbeveratoio per gli animali ; il graffito delle corna a lira e la croce marcano il luogo e lo sacralizzano. (2) : le cavità sono collegate tra loro e formano un dispositivo di decantazione e filtraggio. (3 – 4) : I dispositivi sono un ulteriore esempio di cavità di raccolta e decantazione dell’acqua

 

 

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Queste cavità nella Murgia, che hanno la duplice funzione di dispositivi agricoli e luoghi di sepoltura nella roccia, si riempiono di terra e acqua formando humus che permette alle piante di crescere

 

 

L’origine Neolitica della semina attraverso un buco praticato con un bastone, è un metodo ancora oggi utilizzato tra popoli di culture diverse e molto distanti.

La tecnica del  seme  che cade nel buco del terreno fatto con il bastone, è rappresentata sopra un sigilli Babilonese che risale al II millennio.

Viene usata nella Valle dell’Hadramaut nello Yemen, e nell’Isola di Ibiza, in Spagna, dove le donne seguono gli uomini che arano la terra e seminano usando il bastone per praticare i fori.

Sono gesti semplici  che si caricano di spiritualità e diventano un rituale importante mediante cui, i popoli riescono ad accettare  un duro lavoro per   mantenere   il giusto equilibrio con l’ambiente e tramandare la conoscenza nel tempo.

 

 

 

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Tassili N’Ajjer (Sahara algerino) Pittura neolitica che rappresenta una scena dell’antica tecnica della semina per mezzo di un bastone perforato che è rimasta invariata fino ai giorni nostri

 

 

 

 

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L’aratura del campo con  metodi tradizionali

 

 

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Hadramaut (Yemen) L’aratura del terreno con metodi tradizionali

 

La scelta del luogo dove costruire i grandi cerchi dei fossati neolitici, certamente non era casuale così come le attività ad essi collegate che hanno rappresentato le ragioni del successo delle comunità umane.

Dato l’ uso polivalente dettato  dalle variazioni climatiche  e stagionali, era necessario  che i perimetri avessero un orientamento astronomico.

Attraverso l’osservazione del cielo unita al loro codice delle conoscenze tradizionali, nasceva l’organizzazione dello spazio : una perfetta immagine dell’armonia dell’universo.

 

 

 

 

 

 

L’ERA DEI METALLI – AGRO-PASTORI

 La transumanza e le guerre nomadi

 

 

 

 

 

 

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Deserto sahariano – Graffito di una slanciata gazzella risalente all’Età dei Metalli

 

Dopo le grandi innovazioni introdotte  in agricoltura e nella vita quotidiana alla fine del Neolitico, nel periodo successivo, vengono divulgate le tecniche di lavorazione dei metalli aumentando così, la mobilità e le capacità di organizzazione dell’ambiente.

Le nuove società sostituiscono quelle neolitiche e introducono l’uso di carri trainati da cavalli, barche che erano in grado di percorrere lunghe distanze, nuove armi e strumenti più pesanti.

Alla fine del III millennio, la ricerca del rame e dello stagno necessari per formare il bronzo e, successivamente, la ricerca del ferro contribuirono alla loro diffusione in Europa e nel Mediterraneo.

Nuovi strumenti in metallo erano impiegati per la fusione nei forni per, poi essere battuti e forgiati e la facilità  di  lavorazione, consentì ai gruppi di persone lo spostamento in luoghi diversi conquistando il rispetto e la stima di altre società.

 Ancora oggi, in Africa, la cultura del fabbro, il forgeron, che lavora gli oggetti metallici spostandosi nei villaggi con il suo mantice di pelle di capra, viene mantenuta con rispetto riverenziale.

Si sono formate le divisioni di classe e la privatizzazione dei mezzi di produzione che hanno innescato il processo del controllo sulle risorse naturali di alcuni gruppi rispetto ad altri.

La corsa alla ricerca dei metalli, diventò una vera febbre e creò avidità.

Grazie ai migliori mezzi di spostamento come carri con ruote e cavalli e nuove armi, alcune persone si assicurarono la supremazia militare ; si organizzarono in clan familiari con un economia semi-nomade e una transumanza pastorale, trasformandosi in gruppi guerrieri estremamente mobili e potenti.

Cambiò completamente la visione del mondo e dall’Asia centrale verso l’Europa e il Mediterraneo, si diffuse una maggiore consapevolezza delle capacità dell’uomo sull’uso delle risorse naturali.

Il principio femminile di fertilità e fertilizzazione dell’economia neolitica, venne sostituito dalla potenza dei metalli forgiati dal fuoco ed adoperati dal potere aggressivo di guerrieri e conquistatori, orgogliosi di ottenere il controllo sulle forze della natura.

La Mezzaluna Fertile è stata una zona commerciale dove s’incontrarono grandi imperi fluviali che furono i creatori delle prime architetture monumentali, come le piramidi egizie della Valle del Nilo e le zigurat dei sumeri tra i fiumi Tigri ed Eufrate.

Durante l’Età dei Metalli, grazie all’abbondanza nel settore agricolo, le potenti società idrauliche organizzarono gruppi di artigiani e commercianti altamente produttivi.

Dall’Egitto partivano, periodicamente, spedizioni di persone che attraversavano il deserto in direzione del Sinai, verso le miniere di turchese e nel deserto del Negev per le  miniere di rame.

Inizialmente erano gruppi militari che accompagnavano i minatori trasportando rifornimenti e cibo ma, successivamente, diventarono vere e proprie carovane di commercianti che lavoravano con la popolazione locale.

I Sumeri si muovevano nei villaggi lungo le rotte  con carri, trainati da buoi e conagri,  carichi di merci di scambio.

Le scosse sismiche nella regione della Rift Valley, avevano evidenziato la presenza di risorse minerarie mentre, il bitume del  Mar Morto veniva utilizzato e scambiato fin dall’Età del Neolitico.

Nella Valle Araba, non lontano da Petra, le miniere di rame sono state sfruttate per prime già dagli Edomiti e poi dai Nabatei nell’Età del Bronzo Medio e dal XVIII al XIII secolo a.C.

La potenza economica del Regno di Salomone, venne aumentata proprio da queste miniere usate fino all’Età Islamica quando i metodi di estrazione e la disponibilità di strumenti più evoluti, hanno incentivato lo sviluppo e le tecniche di scavo.

 

 

 

 

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Pittura sahariana di un carro tirato da una coppia di cavalli. Queste rappresentazioni, di carri guidati da audaci guerrieri, sono stati trovati nella maggior parte delle zone interne del Sahara

 

 

Dai pozzi a cielo aperto si passa ai tunnel con sezione quadrata o rotonda dotati di pilastri, sistemi di ventilazione e drenaggio delle falde acquifere.

Questo sistema di scavo delle miniere sarà l’esempio per le cave e l’intaglio delle abitazioni rupestri nelle pareti di arenaria, comprese le gallerie usate per le massicce opere idrauliche.

Sistemi di drenaggio,  cunicoli di ventilazione, dispositivi idraulici  vennero scavati per arginare le falde acquifere, portando alla luce zone nascoste della natura.

La ricerca per i minerali preziosi  innescò la  smania per i viaggi, via mare e via terra, di coraggiosi conquistatori che seguivano antichi percorsi mediante veloci carri a due ruote trainati da cavalli.

Il cosiddetto galoppo volante di questi carri, è rappresentato in molte pitture rupestri rinvenuti nelle regioni remote del Sahara.

I disegni di uomini armati chiamati bi-triangolari per le loro forme schematiche stilizzate di cavalli, spade,  e ruote fornite di raggi,  si sovrappongono, in tutto il Mediterraneo,  alle rappresentazioni  del periodo precedente.

_ In questo periodo si diffondono strutture come cumuli di pietre, tholos e kurgan che avevano la funzione di mausolei dedicati ai capi dei clan, guerrieri  venerati mediante simboli virili e decorazioni solari.

Venivano dipinti anche sui vasi, incisi sulle stele falliche o sugli ingressi delle tombe dedicate alle sepolture maschili.

Nonostante questa maschile esaltazione, il culto della Dea Madre non scompare completamente e, durante l’Età del Bronzo, viene perpetuato nell’isola di Creta e in altre civiltà.

Successivamente, nella società resta come la moglie della divinità maschile , l’antitesi femminile del potere dominante e nelle grotte nascoste dove si praticavano rituali dedicati alle acque sotterranee,  il suo culto continua a vivere.

Le acque sotterranee, gocciolando dalle pareti delle cavità, erodevano la roccia che veniva raccolta nelle vasche sprigionando il ferro ; così sciolto, veniva forgiato in maniera migliore.

Nella maggior parte delle società tradizionali di questo periodo predomina la figura maschile e, la forza dei Re governanti, verrà esaltata con la costruzione di edifici monumentali.

Ed e’, infatti, nella metà del II millennio che il Faraone Thutmosis I compie un impresa altamente simbolica.

Sulla riva sinistra di Tebe, scavò le camere sotterranee nel wady, che diedero inizio al gigantesco lavoro di costruzione della necropoli chiamata Valle dei Re.

Precedentemente, in questa zona, erano stati compiuti  scavi seguendo le ramificazioni del fiume prosciugato e le strutture successive costruite dal Faraone Thutmosis I, individuarono la rete idrografica e la seguirono per edificare i monumenti facendo tesoro dell’esperienza raggiunta nel corso di queste attività passate.

 

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Pittura sahariana di combattenti risalente all’Età dei Metalli. Le forme triangolari stilizzate, sostituiscono le rappresentazioni della natura del periodo precedente

 

Utilizzando nuovi e potenti strumenti e le migliori tecniche di scavo e di taglio della pietra, guerrieri pastori, maestri dell’arte dei metalli, costruirono massicce  mura, innalzarono mausolei e imponenti fortezze.

Le regioni non  comprese nelle espansioni precedenti, vennero colonizzate e dotate di opere come l’organizzazione dei pendii e il drenaggio delle pianure costiere, tramite un sapiente uso delle risorse naturali e l’applicazione dei principi di captazione, raccolta, condensazione e distribuzione delle acque.

La realizzazione di un capillare lavoro di questo tipo, era  possibile grazie alla costruzione di una rete di centri che sfruttavano ambienti diversi lavorando in modo integrato.

Dalle ricerche effettuate risulta che, nel centro Italia, la  transumanza stagionale era praticata già dal II millennio a.C. ed era organizzata tramite un complesso sistema di percorsi verso i villaggi di montagna, comprese aree di sosta e pascoli.

Durante l’Età dei Metalli, ogni cosa assume un significato diverso ; i grandi capi guerrieri consacravano le loro armi immergendole nelle vasche piene d’acqua per, poi, conservarle in luoghi sotterranei per  loro simbolici, dove l’umidità grondava dalle pareti.

Un rito di ringraziamento all’acqua, la fonte di via, custode dei  segreti e  sorgente della loro forza.

 

Le porte delle acque del Paradiso

L’Età dei Metalli porta cambiamenti radicali nel modo di vita delle popolazioni e l’organizzazione dello spazio e il consolidamento dei terreni avvengono attraverso i modelli delle fortificazioni e degli edifici.

Così come i centri urbani, impostati per soddisfare una rete commerciale avente come moneta di scambio le barre di metallo fuso.

Architetture massicce costruite nei centri come Eden, Qana e Saba non avevano solo scopi bellici e nei loro fiorenti mercati, come scrive il profeta Ezechiele nel VII secolo a.C.,  si commerciavano spezie, pietre preziose e oro.

Gli insediamenti urbani della Penisola Arabica, dal Mediterraneo all’Oceano Indiano, furono costretti ad affrontare principalmente il problema dell’acqua.

La città di Arad, costruita sulla collina nel deserto del Negev, è un’esempio completo d’insediamento risalente all’Età del Bronzo che sfrutta la topografia naturale ad ampio semicerchio, dove defluisce l’acqua delle piogge.

 L’intera area è chiusa da una parete e la città funziona come un impluvio dove l’acqua viene convogliata in una cisterna di raccolta collocata nella parte centrale.

Nei villaggi sauditi, ancora oggi le abitazioni sono costruite intorno ad una cisterna bir o birkeh e le alte mura fortificate proteggono l’impluvio e circondano un’area più grande rispetto all’abitato.

Sistemi simili si ritrovano nei siti di Teleilat Ghassul, nella valle del Giordano e nella città di Java situata nel deserto orientale dove, fino dall’Età del Bronzo dalle montagne, l’acqua veniva convogliata nei bacini mediante un sistema di argini rifornendo una popolazione di circa duemila persone.

La stessa tecnica era usata dai Nabatei nella città di Umm al Jamal, confinante con il deserto siriano.

 

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Beyt Bous (Yemen) Insediamento in pietra sull’altopiano con una cisterna a cielo aperto per la raccolta dell’acqua

 

  La città di Qana, dall’alto di un promontorio di origine vulcanica, dominava i magazzini e il porto

Situato sulla via dell’incenso, l’antico sbocco sull’Oceano Indiano,  era raggiungibile attraverso uno stretto passaggio e una serie di meandri  che conducevano ad una grande e confortevole rampa.

All’ingresso, l’iscrizione nell’antica lingua sabea racconta dei lavori di manutenzione ordinati dal sovrano della città di Qana che, secondo traduzioni correnti, fu fondata per scopi difensivi.

Gli antichi edifici sono situati sulla cima della collina ma, nessuno di loro ha l’aspetto di una costruzione militare.

La parte alta della collina è spianata da una depressione circolare inclinata verso la rampa che scende al porto.

La zona centrale è dominata da un grande edificio e, nella parte inferiore, sono inseriti nel terreno una serie di bacini aventi forme e dimensioni diverse.

Dal più grande quadrato, profondo tre metri,  si passa alla forma rettangolare con una lunghezza di quindici metri.

Si trovano bacini anche a forma di mezzaluna o divisi in sezioni che funzionavano come un sistema idraulico  di dacantazione  dell’acqua che la  rendeva potabile.

Il più importante edificio, probabilmente dedicato alle attività religiose e alle offerte propiziatorie, si trova nella zona centrale dove si sviluppava anche tutta la  raccolta dell’acqua proveniente dalla condensazione dei vapori.

Infatti, non si trattava di acqua delle precipitazioni periodiche ma, era la  grande quantità di umidità che veniva raccolta in un’ampia conca utilizzata come fonte d’aria.

Grazie alla produzione di acqua, gli architetti di Qana erano riusciti a risolvere un problema molto più complesso di quello militare, permettendo alla città di sopravvivere e  garantendo i rifornimenti anche alle navi.

L’iscrizione Sabea all’ingresso di Qana, si trova sulla roccia all’interno di una grotta dove ma significa acqua e hayat vita : la roccia dell’acqua della vita.

L’uso della roccia di Qana, ci fa comprendere anche il sistema di approvvigionamento idrico della città di Aden, affaccita sull’omonimo golfo nello Yemen.

Situata nel cono di un enorme vulcano spento, la città si trova sopra un ‘isola ora collegata alla terraferma.

E’ costruita nella spaccatura del grande cratere che si sviluppa in una depressione verso il mare.

L’enorme bacino, costituito dal cono vulcanico, è stato utilizzato per raccogliere la pioggia e le particelle di umidità  trasmettendole alle zone più basse rese impermeabili mediante intonaco tradizionale.

Contro le pareti inclinate del vulcano, erano stati costruiti i bacini di raccolta con lo scopo di catturare anche il più piccolo deflusso di umidità.

Una serie di cinquanta grandi cisterne a cielo aperto, tutte collegate tra di loro lungo il pendio verso il mare, erano alimentate da gallerie e canali ed avevano una capacità di 1.400.00o ettolitri di acqua

Oggi queste cisterne sono vuote,   la manutenzione non viene più eseguita e  il sistema non funziona , costringendo la città di Aden ad alimentarsi con lunghi acquedotti che impiegano costosi impianti di desalinizzazione.

Il  sistema delle cisterne di Aden, era dedicato alla Regina di Saba e l’abbondanza di acqua che produceva era attribuita a lei.

Marib, città situata a nord dello Yemen, era la capitale araba del regno della Regina di Saba.

Oggi completamente deserta, era un luogo di abbondanza dove la regina Bilqis, nome yemenita, nel suo Tempio della Luna celebrava i riti propiziatori per la fertilità dei campi e la prosperità del commercio.

Questo luogo era un vero paradiso ed i suoi due giardini, uno a nord e l’altro a sud, vengono citati anche nel Corano e in molte trascrizioni letterarie, decantati come una grande oasi di palme e frutti abbondanti.

Negli scritti dello storico Al Hamdani, si parla della terra coltivata dell’oasi di Marib che si estendeva, attraverso il deserto, fino a Shabwa e alla valle dell’Hadramaut.

 

 

 

 

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Sito archeologico di Qana (Yemen) Il promontorio di Qana, sopra l'Oceano Indiano, è dotato di vari tipi di dispositivi per la raccolta dell'acqua. Le cisterne sono dotate di sistemi di filtraggio e decantazione (foto sopra) ed hanno anche forme particolari a mezzaluna. L'acqua proveniva dalle sporadiche piogge e dalla condensazione dell'umidità del mare

Sito archeologico di Qana (Yemen) Il promontorio di Qana, sopra l’Oceano Indiano, è composto  da vari tipi di dispositivi per la raccolta dell’acqua. Le cisterne sono dotate di sistemi di filtraggio e decantazione (foto sopra) ed hanno anche forme particolari a mezzaluna. L’acqua proveniva dalle sporadiche piogge e dalla condensazione dell’umidità del mare

 

 

 

Le cisterne di Aden

Aden (Yemen) Le cisterne preislamiche di Aden, chiamate della Regina di Saba, servivano per l’approvvigionamento idrico e per proteggere, dall’acqua alta, l’antica città portuale di Aden situata allo sbocco del cratere vulcanico

 

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Sopra e sotto : Particolari delle cisterna di Aden rese stagne mediante l’intonaco tradizionale che è particolarmente resistente all’acqua

 

A monte del sito archeologico di Marib, è posizionata la muratura ciclopica della grande diga, sulla riva destra e sinistra del Wady Dhana.

Le rovine del punto di partenza  del sistema d’irrigazione della potente diga, si possono ancora ammirare e sono una delle meraviglie idrauliche del mondo antico.

La struttura massiccia delle fortificazioni chiamata aram, riporta numerose iscrizioni sabee incise nei blocchi.

Il sistema idrico della diga di Marib, non era stato costruito per creare un bacino d’acqua a monte della muratura, ma piuttosto per direzionare le inondazioni su entrambe le sponde del wady.

Le piene venivano sfruttate per essere saggiamente distribuite, permettendo lo sviluppo di una fiorente agricoltura.

Per mezzo di un terrapieno lungo 620 metri, alto 16 metri e con uno spessore di 60 metri all base, il flusso del Wady Dhana veniva deviato in direzione est-ovest.

Alle due estremità del wady, vennero costruite enormi chiuse e canali di convogliamento dell’acqua per la zona nord e sud della città.

I due giardini citati spesso dagli scrittori, erano due aree coltivate a ventaglio su entrambe le sponde del wady, create dal sistema di ripartizione del flusso e formate da un deposito di terreno fertile.

La diga di Marib era un sistema di condivisione dei flussi, che fornivano acqua permettendo la crescita di giardini tramite la produzione di humus che rendeva fertile la terra.

Un sistema idrico complesso ramificato in altri sistemi di distribuzione e misurazione, formati da argini e canali che dimostrano l’applicazione di una tecnologia avanzata  in tempi molto antichi.

Questo sistema, però, funzionava a pieno regime solo durante i periodi di piena mentre, la produzione di acqua potabile era garantita anche da sistemi idrici alternativi.

Come attestato anche  da un’antica iscrizione celebrativa, infatti, canali, centri abitati sulla sommità della diga, imponenti fortificazioni e torri sono state rinvenute in tutto il deserto.

Il periodo di attività del sistema idrico di Marib, è stato calcolato tenendo conto dell’accumulo di fango e  sedimenti e risulta di almeno 2700 anni, inoltre, recenti scavi di sistemi simili abbandonati in tempi arcaici, dimostrano che la civiltà dei Sabei risale a tempi più antichi.

Le opere presenti nel deserto, in genere hanno un’iscrizione dedicata ai re o dignitari chiamati Mukkarib, adorati per le pregevoli opere come i mahfid.

La parola mahfid di solito viene tradotta in torre ma, l’archeologa Jacheline Pirenne interprete della lingua Sabea ipotizza che avesse un significato diverso osservando, inoltre, che gli archeologi non prestavano molta attenzione alle tecniche e focalizzavano  le loro ricerche sull’arte, sull’architettura e sui culti.

Se, poi,  consideriamo che erano per la maggior parte europee è comprensibile che ignorassero completamente il sistema ecologico dei paesi aridi e questo è il motivo per cui le costruzioni sono state interpretate come mausolei e templi e gli edifici e le torri per scopi militari.

La famosa iscrizione dove a Dio viene chiesto di portare la pioggia in autunno e in inverno perde significato se pensiamo al tempo  e ai luoghi dove vivevano i Sabei con un clima secco per la maggior parte dell’anno.

Cambiando il termine pioggia con rugiada, diventa comprensibile il riferimento degli abitanti verso le strutture dei mahfid che utilizzavano il doppio cerchio di mura spesse, come una camera di condensazione dell’umidità.

Sollevando una seconda parete di fronte alla muratura originale, viene creata una struttura che produce ombra e umidità.

La diga di Marib

La diga di Marib

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Marib (Yemen) Il limite nord e sud della diga di Marib. Era un complesso sistema di condivisione dell’acqua intercettato da una diga che si sviluppava perpendicolarmente al Wadi Dhana tra le due chiuse

 

La stessa tecnica è stata usata, nell’antichità, per la costruzione della massiccia muratura dei nuraghe in Sardegna e, in tempi più recenti, nell’architettura islamica dei palazzi medievali, dei castelli arabi e negli edifici arabo-normanni come la Zisa di Palermo in Sicilia.

Oggi la capitale della Regina di Saba si trova sotto la sabbia, come molte altre delle sue città data la mancanza totale di manutenzione degli impianti idrici che sono stati sepolti nel deserto.

Al contrario, strutture formate da muri di pietra e superfici destinate alla raccolta dell’acqua sono ancora usate con la terminologia originaria :

marbid – è un basso muro a secco di pietra dove la produzione di umidità viene raccolta sulla superfice piana che circonda

tu’rat – è una mezzaluna di pietre che cattura i venti pieni di umidità trasmettendoli, condensati, alla

neqaba – cisterna scavata nella roccia calcarea

manhal – è la disposizione delle pietre piatte lungo i bordi di un rilievo

resaf – sono una serie di vasche disposte lungo i pendii per raccogliere la pioggia destinata al tempio

Il termine ebraico equivalente di resaf è risefa ed è riportato in diverse iscrizioni dei santuari e utilizzato anche nelle descrizioni bibliche del Tempio di Salomone.

Nella lingua araba, gli antichi termini Sabei vengono proprio usati, in alcune comunità che vivono sopra gli altopiani nello Yemen, per indicare pratiche idrauliche, tecniche di coltivazione e metodi costruttivi ancora oggi sfruttati.

Harrah – è la  parola, di uso comune, per indicare i muri bassi e gli argini di pietra nei campi

Masraf – è la diga costruita attraverso il fiume per alzare il livello dell’acqua

Iglamah – è un dispositivo che convoglia l’acqua ai campi attraverso un foro

Zabur – è un sinonimo per indicare una costruzione di adobe

Ma’had – è la stanza delle abluzioni nella moschea

Molti altri termini vengono usati anche  per descrivere  la conformazione del territorio, le depressioni sulle

pendici, i bacini idrici e le superfici di drenaggio e anche per le differenti zone delle valli, ci sono denominazioni diverse in base al loro grado di fertilità.

 

 

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Nuraghe (Sardegna) Le massicce mura doppie circolari hanno lo scopo pratico di condensare l’umidità e preservare l’acqua nei dispositivi idraulici sotterranei, come il principio su cui si basano le ”mahfid” dell’Arabia del sud

 

 

Il complesso sistema composto da cittadelle, torri di avvistamento e samsara che si snoda attraverso le catene montuose e le valli, è organizzato per controllare e proteggere le rotte commerciali e, soprattutto, funziona come un osservatorio metereologico.

Data la piovosità irregolare e violenta degli altopiani, le inondazioni di alcune valli si alternano all’aridità di altre costringendo i guardiani sulle torri ad un attento esame delle condizioni climatiche per avvertire gli agricoltori i quali, quando la pioggia arriva,  spostano velocemente le pietre, chiudono gli argini e direzionano l’acqua nei campi e nelle cisterne di raccolta.

Nell’antica capitale di Zafar ci sono 365 cisterne, una per ogni giorno dell’anno e quando la pioggia riesce a riempirle tutte, la riserva d’acqua della popolazione è sufficiente fino alla stagione successiva.

Nella città di Hababa, nel nord dello Yemen, le terrazze delle abitazioni raccolgono l’acqua che viene convogliata nella piazza – cisterna circondata interamente dalla città, una sorta di anfiteatro d’acqua.

Le superfici rocciose degli altopiani, sono gli spartiacque delle piogge o della rugiada notturna sui bordi dove inizia la pendenza e le fortificazioni costruite su questi picchi, funzionano da distributori di acqua delle  valli dove si trovano gli insediamenti urbani.

Infatti, le acropoli di Thula e Kawkabam, nel nord dello Yemen, sono fornite di cisterne a cielo aperto e grandi cavità sotterranee per la raccolta dell’acqua.

Il picco roccioso che domina Thula è dotato di sistemi di raccolta, molto simili a quelli scoperti a Qana, ancora oggi utilizzati : una rete di cavità sotterranee, camere ipogee, cisterne e passaggi sono stati interamente scavati nello sperone roccioso.

Un lungo tunnel, ai piedi del pendio, rifornisce d’acqua l’insediamento urbano partendo da un’altezza di quasi tremila metri, ed arriva  fino ai sotterranei della moschea dove sono collocate le grandi camere con le vasche per le abluzioni.

In questi luoghi, il culto islamico sembra ancora legato agli antichi templi Sabei con il resaf, il cortile per la raccolta dell’acqua e il sacro altare;  antichi  monumenti dedicati all’acqua.

Dopo l’utilizzo per il rito sacro, l’acqua viene distribuita per irrigare i giardini attraverso un’attenta organizzazione del territorio, seguendo le linee orografiche dell’altopiano di raccolta e utilizzando le canalizzazioni lungo i pendii che direzionano l’acqua nei campi.

In caso di attacco nemico le cittadelle fortificate, sulla cima dei picchi rocciosi, funzionavano come rifugi per la popolazione che aveva, così, scorte d’acqua sufficienti garantite dai complessi sistemi di condensazione e raccolta costruiti sul luogo alto.

Ed è per questo motivo che,  gli abitanti di questi luoghi, non difendevano le loro città mediante fortificazioni militari ma, controllando i rifornimenti idrici  e chiudendo le porte delle acque del Paradiso.

 

 

 

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Sopra : l’aratura del terreno permette al campo di assorbire l’umidità dall’atmosfera Sotto : la distribuzione dell’acqua nei campi per mezzo di un dispositivo che convoglia l’acqua attraverso un foro chiamato ”iglamah”

 

 

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Sopra : al fondo del ”marbid” le mura di pietra organizzano la pendenza delle terrazze e raccolgono l’umidità Sotto : i muri di pietra e le dighe chiamate ”harrah” condividono le quote d’acqua

 

 

 

Un ampio sistema di organizzazione delle valli per mezzo di dispositivi di acqua

Un ampio sistema di organizzazione delle valli per mezzo di dispositivi di acqua. Lungo il corso naturale dell’acqua, le dighe chiamate ”masraf” intercettano i flussi d’acqua, che corrono giù per il ripido pendio, e li deviano attraverso le terrazze coltivate situate da entrambe i lati

 

 

 

 

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Hajara (Yemen) Anche la più piccola moschea ha il proprio ''resaf'', terrazza o cortile per la raccolta dell'acqua, che è contenuta in una cisterna a cielo aperto, e stanze sotterranee per le abluzioni

Hajara (Yemen) Anche la più piccola moschea ha il proprio ”resaf”, terrazza o cortile per la raccolta dell’acqua, che è contenuta in una cisterna a cielo aperto, e stanze sotterranee per le abluzioni. Sopra : quando la pioggia si avvicina, sui terrazzamenti vengono organizzate una serie di pietre per bloccare ed incanalare i flussi. Questi vengono convogliati in piccole cisterne poste lungo i bordi della pendenza e nella parte superiore del sistema dei terrazzamenti

 

 Hababa (Yemen) La città circonda la larga cisterna dove sono raccolte le acque provenienti dalle terrazze degli edifici. Il piccolo edificio a bordo dell'acqua è una moschea con vasche interne alimentate con acqua dalle arcate sottostanti

Hababa (Yemen) La città circonda la larga cisterna dove sono raccolte le acque provenienti dalle terrazze degli edifici. Il piccolo edificio a bordo dell’acqua è una moschea con vasche interne alimentate con acqua dalle arcate sottostanti

 

 

La civiltà delle acque nascoste

Le misteriose parole di Mosè il quale, chiedendo la pioggia, parla di ”una terra alta in cui il miele viene aspirato dalla roccia e l’olio dai ciottoli della roccia” si possono interpretare come un riferimento alle pratiche usate nel deserto per produrre acqua attraverso la condensazione favorita dai cumuli di pietre.

Le ricerche israeliane hanno evidenziato i resti antichissimi di alberi di olivo e vigneti, nel deserto del Negev, che venivano irrigati mediante la rugiada raccolta tra le pietre dei muri a secco.

Questi dispositivi, nella lingua araba, vengono chiamati teleylat al- anab che significa collinette per vigneti.

All’interno di piccoli recinti, le cui pietre erano organizzate lasciando larghi interstizi attraverso cui il vento passava, veniva catturata l’umidità permettendo alle piantine di crescere.

In mancanza di falde acquifere, la vite e l’ulivo crescevano e il succo dolce di uva passa, nei tempi antichi definito come miele, veniva gustato insieme all’olio tramite l’attività di semplici rocce.

 

Thula (Yemen) I grandi serbatoi per la conservazione dell'acqua sull'acropoli di Thula, avevano dimensioni sufficienti per fornire acqua ai campi e alle case circostanti anche in caso di assedio

Thula (Yemen) I grandi serbatoi per la conservazione dell’acqua sull’acropoli di Thula, avevano dimensioni sufficienti per fornire acqua ai campi e alle case circostanti anche in caso di assedio

 

L’impero commerciale fondato dai Nabatei, partendo dalla città di Petra,  si estendeva verso Hegra, l’attuale Medain Saleh a sud nel deserto arabo,  fino a  Damasco e alla fertile depressione di Ghuta.

I loro commerci arrivarono fino ad Alessandria e sulle isole di Kos e Delos e vennero costruiti  templi Nabatei nel Sinai, in Egitto e nelle città di Roma e Pozzuoli.

Applicando tecniche specifiche, riuscirono a controllare l’erosione del suolo lavorando in profondità nelle zone del deserto del Negev.

Ogni alveo del sistema dei fiumi fossili, venne dotato di piccoli argini e di  terrazzamenti chiamati khaur disposti perpendicolarmente alle vie di fuga ; in questo modo, la sporadica acqua che scorreva veniva convogliata verso le due sponde, depositava il limo fertile e creava  aree coltivabili protette da muretti a secco chiamati sleisel.

Tecniche simili a quelle adottate da queste popolazioni, sono ancora in uso in Tunisia dove le costruzioni di argini chiamati jerud funzionano come protezioni.

Un’altra comunità capace di rendere fertile il deserto è stata quella degli Esseni,  abitanti delle grotte lungo il versante del Mar Morto, che trasformarono  quelle aride  terre in verdi orti e coltivazioni di   piante balsamiche profumate.

Infatti, nell’antica città di Qumran, dove sono stati trovati i famosi manoscritti, esistevano comunità ascetiche che costruirono dimore sotterranee e sistemi idraulici che fornivano l’acqua ai bagni usati per le abluzioni ed irrigavano grandi appezzamenti di terra coltivata.

L’origine di una  tale esperienza, che ha permesso la costruzione di città di pietra in tutta l’area del Mediterraneo, deriva da un’intera vita passata nel deserto; la saggezza dei profeti allevatori-agricoltori che si sono dedicati alla produzione e raccolta dell’acqua.

 

 

Thula

Thula : le cisterne sull’acropoli e le mura che circondano la rupe

 

All’interno del deserto arabico  Ramlat as Sabataynm, la città carovaniera di Sabota era collegata a sud attraverso il porto di Qana, sull’Oceano Indiano, ed a nord con Gaza sul Mar Mediterraneo.

Anche se oggi questa regione è completamente deserta, dagli scavi archeologici effettuati da J.Pirenne sono emerse testimonianze che rivelano l’esistenza di dispositivi per la condensazione e la raccolta di acqua sul jol, l’altopiano di pietra ai piedi del quale si trova la regione.

Le strutture erano costituite da pietre disposte lungo i bordi, oltre a cumuli di pietre dotati di cavità interne usati per la cattura di umidità proveniente dalle antiche coltivazioni di palme e frutteti che circondavano la città di Shabwa, nello Yemen.

Tali tecniche, erano state trasmesse dalle civiltà pastorali nomadi e transumanti che si fermavano per abbeverare le greggi  ed assicuravano, inoltre, la sopravvivenza delle carovane di mercanti in transito.

L’importanza di questi metodi idraulici nella storia, è testimoniata anche da alcuni scritti di Erodoto che racconta dell’invasione d’Egitto da parte dell’Imperatore persiano Cambise nel 525 a.C.

Grazie ad un’accordo fatto con gli Arabi, i quali rivelarono dove erano situate le cisterne-giare, attraversò il deserto.

Questo accordo fallì per il fatto che  Cambise non riuscì a conquistare l’oasi di Siwah, in Libia e la sua carovana non riuscì mai a raggiungerla rimanendo sepolta sotto le sabbie del Sahara.

 

 

 

Petra - Il sistema di terrazzamenti chiamato ''khaur'', tipico dell'agricoltura Nabatea usato nel deseto del Negev, è tuttoggi visibile. Negli ambienti rurali, sono un mero sistema di terrazzamenti semi-circolari che mantengono i suoli, mentre, in aree urbane diventano un sistema di costruzioni più complesse. Sono stati scoperti anche alcuni esempi di tali sistemi costruiti con strati di carbone che filtrano l'acqua in modo da renderla potabile.

Petra – Il sistema di terrazzamenti chiamato ”khaur”, tipico dell’agricoltura Nabatea usato nel deseto del Negev, è tuttoggi visibile. Negli ambienti rurali, sono un mero sistema di terrazzamenti semi-circolari che mantengono i suoli, mentre, in aree urbane diventano un sistema di costruzioni più complesse. Sono stati scoperti anche alcuni esempi di tali sistemi costruiti con strati di carbone che filtrano l’acqua in modo da renderla potabile.

 

Nelle isole Dahlak sul Mar Rosso, dove si pratica il nomadismo di mare, le misteriose cisterne-giare sono ancora utilizzate.

I giovani pastori con il gregge, vengono trasportati sulle zattere in queste isole deserte che sono più di trecento, e rimangono per tutto il periodo necessario per il  pascolo.

Al termine del lavoro, richiamano le zattere inviando segnali luminosi e vengono prelevati per essere trasferiti in un’ altra isola deserta.

In questi terreni corallini, del tutto privi di acqua dolce e dove le piogge sono molto irregolari, le tecniche usate per ottenere acqua bevibile sono un esempio significativo di metodi per la sopravvivenza utilizzati in ambienti aridi.

Sulle superfici sabbiose vengono costruite cisterne a cielo aperto utilizzando grandi giare interamente infossate nella sabbia.

Cumuli di pietre catturano l’umidità atmosferica condensandola e viene raccolta nei serbatoi ;  nei suoli porosi madreporati vengono scavati grandi crateri con forme circolari per ottenere ammassi di pietre nel centro.

La cisterna, a tenuta stagna,  si trova al di sotto ed è sempre piena di acqua limpida catturata dalla brezza di mare che filtra attraverso i pori delle pareti nei crateri artificiali.

 

 

Sistemi di raccolta delle acque nelle isole Dahlac ( Mar Rosso) Pozzo-cisterna nei pressi del villaggio di Dahlak Kebir

Sistemi di raccolta delle acque nelle isole Dahlak ( Mar Rosso) Pozzo-cisterna nei pressi del villaggio di Dahlak Kebir

Qumran (Israele) Cisterna di raccolta dell'acqua. La città era fornita di un sistema idraulico per la fornitura d'acqua alle camere di abluzione

Qumran (Israele) Cisterna di raccolta dell’acqua. La città era dodata di un sistema idraulico per la fornitura d’acqua alle camere di abluzione

 

Ogni piccola depressione presente sulle superfici piane, viene utilizzata per la raccolta di umidità che si trasformava in acqua necessaria ai pascoli, così come l’utilizzo delle foglie degli alberi dove si forma la  rugiada poi raccolta nei fossi protetti dal calore attraverso la massa del fogliame.

Masse di pietre a più livelli, incanalano i flussi lungo i pendii verso le aperture delle cisterne e accumuli di pietrame a strati catturano i venti carichi di umidità trasmettendola ai terreni erbosi necessari al pascolo.

Nelle isole Dahlak le popolazioni dei villaggi utilizzano, ancora oggi, queste tecniche di raccolta necessarie alla  loro sopravvivenza in ambienti quasi totalmente disabitati ;  un mero ricordo del Paradiso incantato di un tempo.

 

Pozzi condensatori, pareti di accumulo dell’acqua

Le strutture generalmente associate ai riti funebri, sono state usate anche per la gestione delle risorse idriche e per scopi pratici.

Nel sito dell’Età del Bronzo di Murgia Timone, vicino Matera, i monumenti a doppio cerchio attraversati da un corridoio che conduce alla camera sotterranea centrale, sono collocati lungo un’arcaico fossato neolitico.

Costruzioni di questo tipo sono simili ai cumuli preistorici sahariani, agli anelli concentrici ed ai cumuli di pietra del deserto del Negev, che venivano utilizzati per la formazione di condensa e per la conservazione della rugiada.

Anche le strutture della Murgia Timone, probabilmente, sono state utilizzate per la raccolta e per il culto dell’acqua e la loro collocazione sul fossato scavato in epoca neolitica lo testimonia.

Nonostante sia stato abbandonato nell’Età del Bronzo, il fossato ha continuato ad essere usato come accumulatore di umidità trasmessa dalla camera ipogea.

L’importanza di queste trincee è evidente anche dal fatto che questi monumenti sono privi di strutture di copertura o di cumuli di pietre  funzionanti da collettori di umidità come nei tholos e nei mausolei.

La copertura o il cumulo, serviva per catturare l’umidità ed aveva anche una funzione rituale simbolica di mausoleo dei morti associato alle forme dei dispositivi idraulici fonte di acqua e di vita.

L’acqua, in questo caso, veniva catturata dal fossato e raccolta direttamente nella camera sotterranea.

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Sopra : un monumento dell’Età del Bronzo sull’altopiano della Murgia Timone di fronte a Matera. Due anelli concentrici sono attraversati da un corridoio lineare che conduce alla cavità sotterranea centrale. All’interno ci sono stanze separate divise da un pilastro scavato nella roccia calcarea e altari per le deposizioni. Sotto : massicci muretti a secco proteggono dagli effetti delle piogge e creano lo spazio per le coltivazioni organizzate su terrazze artificiali lungo le pendici della Palomba di Matera

 

 

 

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Cisterna a forma di campana a Matera, successivamente riutilizzata come una stanza sotterranea. Si nota l’orifizio in alto per l’acqua e l’intonaco a tenuta stagna di un colore rossastro a causa dei frammenti di coccio pesto utilizzati per la sua realizzazione

 

Gli agricoltori neolitici evitarono le zone più impervie per stabilire i loro insediament mentre, nell’Età dei Metalli, con l’uso di utensili in metallo divenne più facile il lavoro di scavo.

Gli abitanti di queste zone seguirono i bordi delle gravine, nelle cui pareti verticali, scavarono agevolmente piani orizzontali.

Anche i pendii più ripidi vennero lavorati e sostenuti con la  tecnica dei muretti a secco che prevenivano l’erosione causata dalle piogge torrenziali e permettevano la creazione di argini per la raccolta dell’humus.

Le pareti a secco in estate catturano l’umidità atmosferica che viene convogliata al suolo e, restando all’ombra, è protetta dal vento e dal calore.

Lo scavo delle grotte sui terrazzamenti fornisce il materiale per la costruzione dei muri ed, all’interno di queste caverne, vengono modellate grandi cisterne a campana sagomate dall’acqua, che cade dal versante, e viene convogliata in una rete di piccoli canali.

Alcune cisterne venivano costruite sul fondo della grotta, senza collegamenti ai canali,  e si riempivano tramite l’umidità esterna  assorbita dalla grotta che si condensava sulla parete di fondo più fredda e scendeva nella cisterna.

Sopra ogni terrazza, che ha la  forma a ferro di cavallo, si aprono molte grotte che si affacciano sulla  corte sostenuta da muri a secco.

Le grotte raggiungono anche più di dieci piani sovrapposti, complete di cisterne collegate tra loro mediante una rete di canali e di piccole strade strette in   una maglia intricata che plasma tutto il versante del canyon.

Le cavità intagiate sono inclinate verso il fondo ed hanno, spesso, panche laterali per la seduta e una nicchia scavata nella parete di fondo con varie incisioni.

A secondo del periodo dell’anno, i raggi del sole colpiscono la nicchia in modo diverso.

Probabilmente, queste grotte, sono state utilizzate dai clan familiari come luoghi di culto dove si celebrava il principio del sole che si unisce alla Terra Madre, l’interno della roccia, generando il miracolo della vita: l’acqua che si condensa nella cisterna.

_ Dall’architettura della grotta con la camera a volta sotterranea si arriva alla costruzione circolare o semicircolare  conica a volta tipico esempio arcaico del monumento.

Questa è la versione in pietra delle capanne circolari in legno, ancora in uso  in Africa, e si possono trovare nelle architetture religiose e sepolcrali tipiche delle antiche popolazioni mediterranee.

I primi tipi, chiamati dromos, sono costruzioni ipogee con ingresso rettangolare che conduce ad un ambiente coperto con una pseudo-cupola circolare chiamata tholos nella lingua greca.

Si diffondono in tutto il Mar Egeo raggiungendo forme architettoniche elevate come nel caso del Tesoro di Atreo a Micene nel XV secolo a.C.

La cupola costruita con blocchi di pietra megalitici, rappresenta il passaggio dalle tecniche costruttive passive delle cavità naturali paleolitiche all’architettura costruita.

 

 

 

Gravina di Puglia - Il canale scavato sul pendio fornisce acqua per la cisterna scavata nella sala ipogea dell'insediamento troglodita

Gravina di Puglia – Il canale scavato sul pendio fornisce acqua per la cisterna scavata nella sala ipogea dell’insediamento troglodita

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Capanna africana in Etiopia. Un archetipo delle costruzioni circolari a falsa volta. E’ la prima forma di abitazione costruita. Può avere una base semi-ipogea o essere costruita con una struttura muraria (come in questo caso) e può evolvere in una complessa varietà di tipi

 

 

 

I trulli, diffusi nella regione pugliese, traggono la loro origine dai tholos micenei di cui alcune tracce archeologiche sono state effettivamente trovate nella zona

I trulli, diffusi nella regione pugliese, traggono la loro origine dai tholos micenei di cui alcune tracce archeologiche sono state effettivamente trovate nella zona

Interno di un trullo - Come i tholos, la copertura del trullo è una falsa cupola che non ha bisogno di una chiave di volta in alto per sostenersi

Interno di un trullo – Come i tholos, la copertura del trullo è una falsa cupola che non ha bisogno di una chiave di volta in alto per sostenersi

 

 

 

 

 

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Sopra : Mausoleo di Cleopatra. La costruzione deriva dai tumuli megalitici della tradizione Numidica chiamati ”Medracen”. Della stessa tipologia sono i tumuli pugliesi e le ”specchie”, costruzioni che consentono all’umidità assorbita dalle radici di essere conservata nel sottosuolo

 

_ Il cumulo, struttura con una pseudo-cupola a base circolare viene utilizzato per la tipica costruzione, delle murge pugliesi, chiamata trullo e si può ammirare, in forma di agglomerato urbano, nella cittadina di Alberobello.

Vengono usati anche come rifugi rurali e si possono ammirare in tutta la Murgia bassa e costiera.

Il nome trullo deriva dal termine greco tholos e simili strutture con la stessa origine etimologica si trovano nelle isole Baleari con il nome di talayotes.

Questo termine ricorda il nome dei tumuli di pietra Nabatei i teleylat al-anab  che consentirono la trasmissione di umidità ai vigneti e agli olivi ( Teleylat : plurale arabo di tell che significa cumulo di pietre, poggio),( al-anab : vigneto).

Le strutture di pietra elevate, ricordano l’antica Mesopotamia ed i monumenti in Africa come i coni di terra e paglia ancora presenti nelle regioni di Aleppo e Harran così come le costruzioni di pietra chiamate medracen nell’Africa settentrionale ed i nuraghe in Sardegna.

Queste analogie non sono certo casuali infatti, monumenti megalitici come i dolmen, i menhir, le specchie, le ziggurat coprono le campagne pugliesi.

Un commercio mediterraneo internazionale si sviluppò tra il XIV e il XIII secolo a.C. insieme ad un grande movimento di persone, chiamate dagli egizi, ”gente del mare”.

Prodotti fabbricati dagli egei, sono stati trovati in luoghi che corrispondono agli insediamenti di questi raggruppamenti umani stabilitisi nelle nuove terre, come i filistei in Palestina e i tyrsenoi in Etruria.

Gli egiziani chiamavano i Lici, i Siciliani, ed i Sardi commercianti delle isole del mare, ma anche gli abitanti della Daunia, i Peucezi ed i Messapi che occupavano la Iapigia ( nome antico della Puglia),  probabilmente, parteciparono a questo importante movimento di commercio marittimo.

 

 

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Una cava di Grottaglie (Puglia) Olivo inumidito da un muretto a secco simile ai ”teleylat”Nabatei. Sopra : uno jazzo. Recinto per le mandrie sulle murge. Lo scavo verticale nella pianura, crea una grande cavità a pozzo artificiale dove, nelle sue pareti, vengono intagliate le gallerie orizzontali

 

_ La forma del tholos è tipicamente africana e  Martin Bernal, dopo le  sue indagini storiografiche,  ipotizzò un’influenza diretta degli egiziani e fenici sulle origini delle civiltà cretese e micenea.

Nella Tebe greca, l’archeologo Theodore Spyropoulos scoprì un monumento del periodo Elladico datato intorno al 2800 a.C. che supportava l’ipotesi di Bernal.

Il manufatto, di forma piramidale, è in mattoni disposti a gradoni ed è stato riconosciuto come la tomba di Anfione e Zeto i mitici costruttori della cinta muraria della città.

Spyropoulos, studiando l’architettura di questa struttura così simile alle piramidi a gradoni, si convinse che la Grecia fosse stata colonizzata dagli egiziani.

Anche le ingegnose opere idrauliche usate sull’antico lago carsico di Copaide (Kopais), che permettevano il drenaggio durante l’inverno e lo stoccaggio dell’acqua durante la stagione secca, risalgono al periodo dei tumuli.

Secondo ricerche effettuate sulle elaborate tecniche idrauliche che comprendevano l’uso di fossati, argini e canali è emerso che tale ingegneria era sconosciuta alle popolazioni indigene ed era stata introdotta dal Re egiziano Danao.

Questo mitico personaggio, fondatore della città di Argo, diffuse la conoscenza insieme ad un gruppo di minoici che si erano stabiliti nella città di Orcomeno, a nord del Lago Copaide.

Secondo Bernal anche alcuni nomi hanno un’etimologia egiziana che supporta questa ipotesi : il nome Danao è possibile che derivi dalla parola egiziana dni, che significa ”irrigare”e dalla minoica mniw, che significa ”pastori”.

Probabilmente esiste un’analogia tra Minosse e il faraone Menes che, secondo Diodoro, costruì il primo labirinto egiziano come luogo di culto del santo toro.

Le catavotre, gallerie sotterranee  semi-naturali sul Lago Orcomeno, nel Peloponneso, nella fertile e irrigata regione dell’Arcadia, sono attribuite ad Eracle che viene nominato nei poemi di diversi paesi.

Il mitico eroe, istruito dal pastore teutauro, manifestò le sue origini pastorali utilizzando un dispositivo per la pulizia delle stalle del Re Augia.

Questa tecnica, ancora oggi usata negli ovili dell’Italia del sud, consiste in un canale d’acqua organizzato sul letame collegato ad un sistema di fossati.

_ La famosa costruzione megalitica di Stonehange,  formata da centri concentrici ha un legame con l’acqua.

Un grande fossato circonda le grandi pietre verticali, la cui massa è stata, probabilmente, utile per il fenomeno della condensazione atmosferica.

Nelle terre desolate della Puglia, la maggior parte delle costruzioni in pietra a secco come i cumuli di massi porosi che assorbono l’umidità notturna rilasciandola al terreno, possono essere considerati dei produttori d’acqua.

Gli alberi di olivo, sono circondati da muretti a secco e le radici di queste piante secolari si protendono verso la  massa muraria dei recinti a secco che caratterizzano il paesaggio agrario.

Le  strutture imponenti delle parieti, sono formate da due facce di pareti chiuse da diverse  file di pietre in alto.

Queste pietre superiori di chiusura, sono lastre inclinate verso l’interno che consentono alla condensa di scivolare verso il cumulo di pietre che forma il riempimento interno.

I cumuli di pietre, i tumuli, i trulli, le masse di roccia calcarea chiamati specchie, i talayotes, i nuraghe e le teleylat al-anab, agiscono come costruzioni per la condensazione e lo stoccaggio di acqua.

Questi cumuli di pietre funzionano durante la notte, e anche durante di giorno : sotto il cocente sole il vento, con tracce di umidità, penetra negli interstizi del cumulo dove la temperatura interna, non essendo esposta al sole, è inferiore.

Il calo di temperatura provoca la condensazione e le  gocce sono assorbite dal terreno.

Nel caso in cui, sotto il cumulo di pietre, è presente una stanza sotterranea le gocce cadono nella cavità e l’acqua accumulata rimane fresca e aumenta la formazione di  condensa grazie alla struttura della camera.

Durante la notte il processo s’inverte :  la condensazione avviene sulla parte esterna delle rocce, più fredda, e l’umidità, sotto forma di rugiada, si deposita sulla superfice e scivola negli interstizi per essere poi raccolta nella camera sotterranea.

 

 

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I muretti a secco e le specchie della campagna pugliese sono un opera grandiosa di organizzazione del paesaggio, molto utili per la cattura dell’umidità e per il mantenimento delle capacità idromorfe del suolo

 

 

 

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Sotto : Vestigia archeologiche di Paestum. L’heroon, il mausoleo del santo antenato ha la stessa forma delle cisterne coperte ancora in uso in Puglia e in Lucania (sopra)

 

La costruzione del trullo inizia con una cisterna sotterranea, scavata sotto il trullo stesso, e le pietre sono disposte a più livelli per convogliare l’acqua nella cisterna.

In un graffito preistorico della Valcamonica, è raffigurata una grande capanna di forma geometrica dov’è rappresentato il tetto e vari piani utilizzati come zone giorno.

Sotto il tetto c’è un elemento che, partendo dalla pendenza, arriva in basso fino ad una struttura che sembra la  rappresentazione di una cisterna di raccolta costruita sotto l’abitazione come nel caso dei trulli.

_Nel territorio delle Murge le cisterne interrate nel terreno con il tetto che emerge in superfice sono ancora utilizzate per la raccolta dell’acqua ed hanno l’aspetto e la forma di monumenti.

Sono costruiti sul fondo di un piccolo impluvio che raccoglie l’acqua, cattura i microflussi e l’umidità del suolo.

Il tetto spiovente ed il frontone che forma una specie di timpano, trasformano queste costruzioni in vere architetture dalle sembianze di templi e mausolei.

Infatti, il sacello del fondatore di Paestum, una città che risale alla civiltà greca ubicata sulla costa tirrenica, ha una struttura molto simile a queste cisterne sotterranee ed è dotato di un tetto spiovente ricoperto di lastre di calcare.

La funzione idraulica di questa costruzione non è stata dimostrata da indagini archeologiche, tuttavia la spessa vegetazione sembra segnare un percorso di accumulo di umidità verso la stanza sotterranea.

Il sacello ipogeo sottolinea un possibile  rapporto tra  le  strutture funebri e i dispositivi idraulici, come avviene nel caso dei mausolei  a doppio anello dell’Età del Bronzo sulla Murgia Materana.

Questi monumenti celebrativi e rituali sono anche  la conferma dell’egemonia che perpetuano sulle opere idrauliche.

 

 

 

OASI

Oasis

Oasis

 

 

 

 

 

 

 

 

 

UN’ANTICO ECOSISTEMA CREATO DALL’UOMO

Nei papiri dell’Antico Regno egizio appare, per la prima volta, le parola uahat che ancora oggi gli arabi usano per chiamare l’oasi.

Fin dalla preistoria esisteva l’ecosistema oasi apparentemente come fenomeno naturale ma, quasi sempre artificiale, un concentrato di conoscenze tramandate da generazioni che si sono evolute culturalmente nei secoli.

L’origine dell’oasi, in alcuni casi, può risalire alle fine del neolitico come l’esempio di Noul Lampta in Marocco situata lungo la pista dei Tuareg.

Nell’Egitto Occidentale le oasi di Siwa, Kharga, Dakhla hanno costituito una notevole riserva di cibo durante le invasioni del Delta del Nilo.

Nella cosiddetta Arabia Felix, nello Yemen, l’oasi di Shabwa è stata un’importante nodo commerciale.

Le oasi fredde, come quelle antichissime del deserto dei Gobi, costituirono i primi scali commerciali sulla futura via della seta.

Le oasi sono un sistema di unione tra nomadi e sedentari ; fioriranno e diffonderanno le tecniche della raccolta e distrubuzione dell’acqua attraverso le vie carovaniere.

Risalgono al 1000 a.C. le prime gallerie sotterranee drenanti che distribuiscono l’acqua chiamate qanat in Iran, foggara in Algeria.

Nell’oasi di Gerico, in Palestina, esiste una lussureggiante vegetazione di palme da dattero e piante da frutto che si è adattata perfettamente all’ambiente estremamente arido.

Come la rosa di Gerico che si sposta rotolando alla ricerca di umidità.

Le vie del sale, dell’oro, della seta e dell’incenso sono passate  attraverso una rete capillare di oasi che funzionavano come  crogiuoli di conoscenze antichissime e come veicoli per la diffusione delle religioni.

Il buddismo raggiunge la Cina dall’India proprio attraverso la via della Seta.

Nelle grotte di Dunhuang in Cina scolpite dai monaci nelle falesie, le immagini dei Mille Buddha rappresentano un’oasi-eremo.

Se le oasi, che esistono da millenni, non saranno curate rischieranno il collasso e questo patrimonio di conoscenze sarà inghiottito dai deserti.

 

buca

Il foro protegge la palma e gli permette di crescere. Ogni palma è accuratamente piantata e coltivata. Senza il taglio periodico delle foglie e l’irrigazione sarebbe un cespuglio sterile

 

Oued Roufi (Algeria)

Oued Roufi (Algeria) Un’oasi wadi che utilizza la protezione delle pareti del canyon e il letto dello wadi per le coltivazioni. L’approvvigionamento d’acqua proviene dal flusso sotterraneo e dalle sporadiche inondazioni

 

Wadi Saoura (Algeria) I lunghi bilancieri posti su alti montanti di adobe, qui chiamati Khottara e molto simili a quelli antichi egiziani e agli shaduf arabi, consentono di attingere l'acqua dai pozzi scavati che è ricca di sedimenti dello wadi

Wadi Saoura (Algeria) I lunghi bilancieri posti su alti montanti di adobe, qui chiamati Khottara e molto simili a quelli antichi egiziani e agli shaduf arabi, consentono di attingere l’acqua dai pozzi scavati ricca di sedimenti dello wadi

 

 

 

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Oasi di Taghit (Algeria)

Oasi di Erg (Sahara Algerino) L’oasi è il risultato dell’azione umana che rende fertili le zone aride del deserto sabbioso. Sotto : l’oasi di Taghit nel Sahara Algerino, l’abitato di terra cruda fortificato. Situato ai piedi delle dune dell’oasi, viene rifornito attraverso le acque che filtrano sotto il grande Erg Occidentale

 

 

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Le oasi di Erg nella regione algerina del sud con crateri artificiali scavati e protetti da barriere di foglie per regolare i movimenti delle dune e modellare il grande paesaggio del deserto di sabbia

 

 

 

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Sebkha di Timimoun

Sopra : la formazione di dune artificiali chiamate ”afreg” nel deserto del Sahara. Il metodo sfrutta il principio naturale di formazione delle dune. Le dune sono formate dalla sabbia trasportata dal vento che si accumula quando trova un ostacolo o un deposito di sabbia che impedisce ai granelli di avanzare. Il primo accumulo di sabbia si crea sul terreno tramite cordoni di terra cruda. Poi le foglie di palma secche vengono progressivamente poste sulla parte superiore della duna di sabbia che aumenta. Con il passare del tempo, le formazioni possono arrivare anche ad un’altezza di 100 mt, generando suggestive dune piramidali artificiali

 

 

Miniere d’acqua

Nell’oasi l’acqua viene raccolta per mezzo di una tecnica straordinaria che sfrutta le gallerie drenanti sotterranee localmente chiamate foggara.

Questo metodo risale a migliaia di anni fa ed è stato adottato in una vasta area che si estende dalla Cina alla Spagna, alla Persia fino all’America Latina.

Le foggara del Sahara sono molto simili ai qanat o karz della Persia. ai falaj d’Arabia, alle khottara del Marocco ed ai majjarat dell’Andalusia anche se presentano caratteristiche diverse.

Sistemi per la raccolta dell’acqua molto simili sono stati trovati in Perù e in Messico all’interno di sistemi di allevamento chiamati hoyas.

Non è facile stabilire se questi sistemi sia nati grazie alla diffusione della conoscenza o per bisogni analoghi in zone con le stesse caratteristiche fisiche.

Un dato di fatto è che la costruzione delle città più antiche era basato sullo sfruttamento di questi sistemi come, ad esempio, la città di Qana che, probabilmente, deve il suo nome ai qanat che hanno assicurato la sua esistenza.

Così come Gerico e Gerusalemme che avevano lo stesso sistema idrico e l’oasi di Megiddo, le cui gallerie di raccolta dell’acqua sono del XVI secolo a.C.

Il geografo arabo Al Idrisi, riferì che la città di Marrakesh si sviluppò grazie alla costruzione di un tunnel di drenaggio costruito sotto la guida di un ingegnere andaluso.

Lo stesso nome della città di Madrid è possibile che derivi dai majjarat suddetti.

Anche nel sottosuolo di Palermo esiste una rete di gallerie drenanti costruite durante l’epoca musulmana e dispositivi analoghi, costruiti durante il periodo greco-romano, stanno ancora lavorando nella città di Taranto e in altre città pugliesi come Gravina e Laterza.

_ Le prime iscrizioni che documentano l’esistenza dei qanat risalgono al VII secolo a.C. quando, durante una battaglia in Persia, il Re assiro Sargon II descrive il rinvenimento di canali d’acqua sotterranei.

Si dice che il figlio di Sargon, Sennacherib, aveva imparato a Urartu, antico centro minerario, la tecnica di usare sistemi di canali d’acqua sotterranei per rifornire la città di Ninive.

Lo storico greco Polibio vissuto nel II secolo a.C., descrive pozzi e canali sotterranei scavati nel deserto dell’Asia Minore che ” al giorno d’oggi chi sfrutta quelle acque non conosce donde nascono nè dove vengono convogliate”.

L’architetto e saggista romano Vitruvio, vissuto nel I secolo a. C., descrive tra ” le tecniche per trovare l’acqua” quelle basate su pozzetti di areazione collegati tra loro da tubi interrati che ricordano molto le foggara.

Durante il dominio musulmano, sono stati scritti diversi saggi sulla costruzione e manutenzione di gallerie drenanti come, ad esempio

” L’arte di fare la primavera delle acque nascoste” del matematico Hasan al Hasib al Karagi, scritto nei primi anni dell’XI secolo d.C.

Questi antichi metodi di produzione dell’acqua e le procedure complesse di gestione, sono ancora utilizzate nelle regioni del Gourara e del Touat nel deserto del Sahara algerino.

Sono sistemi costituiti da un migliaio di foggara che hanno un’estensione dai 3000 ai 6000 chilometri nel sottosuolo e, la metà di queste, stanno ancora funzionando.

I diversi pozzi in superfice, riconoscibili per il bordo rialzato derivante dal materiale di risulta dello scavo, aiutano ad identificare i tunnel.

I pozzetti vengono scavati a, circa, 8/10 metri di distanza in modo da garantire una ventilazione adeguata durante lo scavo sotterraneo.

Sono utilizzati anche per interventi di manutenzione ma, non per l’estrazione dell’acqua.

 

Sbocco della foggara

Oasi di Timimoun (Sahara algerino) L’interno del tunnel di drenaggio chiamato foggara. Il tunnel è scavato nella roccia calcarea e grazie al suo sviluppo lineare è in grado di catturare la quantità di acqua contenuta nel terreno poroso

 

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Oasi di Timimoun (Sahara algerino) Il sistema di condivisione dell’acqua all’uscita in superfice dalla foggara

 

 

 

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I mucchi di pietre in superficie sono il risultato dei materiali dello scavo dei pozzi d’aria verticali. Rappresentano il layout sotterraneo delle foggara. Sotto : pozzo d’aria dei tunnel di drenaggio che si aprono sotto l’abitato come grandi cavità, che viene utizzato per le abluzioni e il raffreddamento.

 

Lo scavo delle foggara, a differenza dei qanat iraniani, parte dall’insediamento del sito e segue i bordi dei coni alluvionali degli wadi fossili.

A differenza dei  canali di alimentazione, le foggara non trasmettono l’acqua dalle vasche sotterranee verso il luogo in cui viene utilizzata.

Grazie al loro sviluppo orizzontale che tocca i microflussi, filtra attraverso le rocce per creare acque libere che agiscono, quindi, come sistema di produzione o miniera d’acqua.

Il tunnel è scavato parallelamente al terreno, non scende fino alle acque sotterranee ma, quando è possibile drena fuori la parte superiore.

Impedisce, così, l’abbassamento della falda e assorbe la giusta quantità d’acqua per la ricostituzione della falda stessa.

L’area del sottosuolo, per l’approvvigionamento idrico, si presenta come una grande spugna rocciosa ed è alimentata dai microflussi convogliati alla sebkha.

L’emersione delle falde acquifere profonde e le forniture atmosferiche possono essere classificate in tre tipi.

Le prime vengono dai flussi delle sabbie dell’erg,  dalle piogge del nord sugli altopiani e sull’Atlante sahariano.

Le  montagne sono lontane  migliaia di chilometri e per coprire queste distanze, i microflussi impiegano cinquemila anni sotto la sabbia dell’erg fino a raggiungere le oasi in cui sono raccolte le precipitazioni preistoriche.

Le precipitazioni del Gourara possono sembrare un’inezia sia nelle zone temperate, dove le precipitazioni raggiungono i 3000 mm., che nelle aree asciutte, definite tali quando la pioggia annuale è inferiore ai 300 mm.

E’ necessario, comunque, tener conto che anche solo cinque millimetri di pioggia su una superfice di dieci ettari significano 50.000 litri di acqua da raccogliere.

Un’altra fonte di approvvigionamento è dovuta ad intangibili ed imponderabili fenomeni di produzione dell’acqua mediante la condensa superficiale.

Questo è il fenomeno delle precipitazioni nascoste che diventa di primaria importanza nell’ecologia del deserto : le gazzelle possono bere la rugiada notturna e l’umidità di cui le pietre sono immerse, alle lucertole e agli scarabei di ottenere la razione di acqua di cui hanno bisogno per sopravvivere.

In seguito alla grande differenza di temperatura dalla notte al giorno, che può superare i sessanta gradi, si crea molta condensa notturna e la sabbia si bagna.

La sabbia umida viene essiccata dai raggi del sole e crea una crosta dura che scricchiola quando viene calpestata.

Se le precipitazioni nascoste vengono gestite in modo adeguato, possono diventare una riserva idrica consistente.

Sono necessari impianti idraulici in grado di raccogliere il vapore acqueo dall’aria e preservarlo nel sottosuolo prima che svanisca durante le prime luci dell’alba.

In alcuni casi, quattro centimetri cubici di acqua possono essere raccolti, di notte nel deserto, su una superfice di un solo metro quadrato.

Alcune delle numerose reti di foggara, tipiche del Touat, sono alimentate in questo modo ; non sono profondamente scavate nel terreno e per questo vengono chiamate foggara di superfice.

 

Mausoleo preistorico sahariano. Questi complessi monumenti chiamati ''tombe solari'' sono fatti di anelli concentrici e possono essere interpretati come sistemi di raccolta della rugiada

Mausoleo preistorico sahariano. Questi complessi monumenti chiamati ”tombe solari” sono fatti di anelli concentrici e possono essere interpretati come sistemi di raccolta della rugiada

 

 

 

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Ingresso alla camera sotterranea contenente il sistema idraulico dell’oasi di Ghardaja. I tunnel sotterranei convogliano l’acqua delle inondazioni alle diverse parti del palmeto

 

 

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Nel Sahara Algerino, una serie di tracce preistoriche come  anelli circolari, righe e mausolei di pietra, rivela una presenza umana numerosa nel territorio ormai completamente deserto. Come nel deserto del Negev, molte di queste strutture possono essere identificate come dispositivi d’acqua o monumenti ad essa connessi. Sotto : la struttura a doppio anello con il passaggio d’ingresso, mostra analogie con il complesso dell’Età del Bronzo sulla Murgia Materana.

 

Le foggara favoriscono questo processo e funzionano come pompe che attirano il vapore di cui l’aria è carica, producendo acqua   dall’atmosfera.

Durante la notte l’aria fredda affonda sul terreno e l’umidità penetra nella foggara.

Dopo l’alba il processo s’inverte : come la terra si riscalda, l’aria nella foggara tende a salire e viene espulsa attraverso i condotti di ventilazione che sono esposti alle alte temperature del deserto.

La circolazione dell’aria, nelle gallerie sotterranee, opera attingendo l’aria dalla parte inferiore della zona ombreggiata del palmeto.

L’umidità è quindi aspirata e ricondensata sulle pareti e sul terreno, prima che l’aria fuoriesca dai pozzi.

L’acqua viene trattenuta nel terreno poroso che s’ impregna sempre di più ; la gravità tira l’acqua fino ai canali sotterranei fino all’apertura che alimenta l’oasi.

_ Anche le strutture preistoriche formate da tumuli e camere sotterranee presenti nel deserto del Sahara, possono essere descritte come sistemi di raccolta dell’umidità e della rugiada.

Locali interrati e cumuli di pietra favoriscono il processo di condensazione e di conservazione dell’acqua, come le cosiddette tombe solari del Sahara formate da anelli concentrici intorno ad un tumulo, legate agli antichi metodi di raccolta ed ai culti dell’acqua.

Le lunghe e misteriose linee di pietra che si diramano come tentacoli venivano utilizzate come collettori d’acqua, servivano per incanalare e convogliare l’umidità raccolta sulla superfice racchiusa tra i due grandi bracci.

Quando l’ambiente sahariano preistorico era ancora palustre, veniva raccolta l’acqua potabile attraverso la  percolazione nelle grotte.

Con l’arrivo della  desertificazione, le forniture d’acqua dalle camere sotterranee si esaurirono.

L’uomo cercò, probabilmente, di ampliare gli scavi seguendo la direzione dei flussi, creando lunghi  tunnel  che allargavano le aree di drenaggio.

E questa è, nella  realtà, la tecnica delle foggara la cui peculiarità si basa sullo sfruttamento di tutti i principi della produzione di acqua : percolazione, captazione e condensazione.

 

 

 

La struttura dell’oasi

Comunità autopoietiche

Le comunità autopoietiche, grazie alla collaborazione interna e all’armonia con la natura, creano, anche nelle condizioni ambientali più estreme, cicli di vita e di produzioni in grado di perpetuare se stesse rigenerandosi continuamente, con alti livelli d’indipendenza da fattori esogeni.

Per queste comunità, l’unione e il buon uso delle risorse sono una garanzia di successo a lungo termine.

Le attente relazioni tra società e natura si trovano, in particolare, nelle zone con difficili condizioni ambientali in cui lo sforzo necessario per la creazione delle cose, si basa anche su regole di umiltà e rispetto per l’ambiente.

Il sistema delle oasi del deserto è autopoietico per eccellenza ; un modello di stretta collaborazione uomo-natura in grado di creare, in ogni condizione, cicli di vita ed ecosistemi autopoietici.

Le oasi sono in grado di autoriprodursi in un continuo autorigenerarsi anche in un ambiente così arido e privo di vegetazione come il deserto ; ecosistemi specifici possono  essere trovati rompendo il circuito negativo di aridità e del processo vizioso d’impoverimento dei terreni e amplificando al massimo le risorse disponibili.

Quando le comunità raggiungono dimensioni superiori di specializzazione sociale e di relazione costruttiva, un ecosistema urbano sostenibile è determinato ed è la sintesi delle conoscenze locali storiche e culturali accumulate.

 

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Foto aerea di un oasi che mostra gli elementi strutturali : le dune artificiali, il percorso dei tunnel di drenaggio nelle depressioni delle dune e il palmeto che si estende secondo una forma geometrica, seguendo le linee del flusso gravitazionale e in funzione della quantità d’acqua prodotta dai tunnel di drenaggio

 

 

La discendenza dell’acqua

Attraverso la condivisione tramite le successioni matrimoniali e la vendita dei beni, le quote d’acqua sono continuamente parcellizzate e ripristinate.

Un complesso sistema di kersie di giunzione e ponticelli è necessario per impedire all’acqua di fondersi all’incrocio di uno o più canali.

Nel tempo sul terreno, si forma lo sviluppo  del sistema delle proprietà, si crea una rete idrica che registra il passaggio generazionale, i legami familiari ed i possedimenti, in un sistema di parentela che è fisicamente costituito da una rete di canali.

 

Bacino artificiale

L’acqua raccolta nei bacini di stoccaggio, ”majen”viene utilizzata dall’agricoltore per l’irrigazione delle singole parcelle di terreno

 

 

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Kesria

Kesria : pettine ripartitore delle quote d’acqua distribuite secondo i titoli di proprietà

 

Come un giardino della memoria, l’oasi traccia la sua storia attraverso il prezioso flusso dell’acqua.

L’acqua è la linfa vitale condivisa dalle famiglie ed è per questo motivo che il gioiello, simbolo di fertilità, indossato al collo  dalle donne berbere presenta la stilizzazione, in diverse forme, del sistema di distribuzione dell’acqua.

Il geroglifico egiziano mes, che significa nascere, ha la stessa forma e conferma il legame, molto stretto, tra la cultura delle oasi e le più antiche civiltà del deserto.

Lo stesso disegno è riprodotto sui tappeti, nelle acconciature delle donne oppure tatuato sulla pelle.

Il taglio dei capelli segna le diverse fasi di crescita della donna, strettamente legate alle pratiche agricole e alla genesi dell’oasi.

Alla nascita, la testa senza capelli rappresenta lo spazio cosmico originale.

Durante l’infanzia, le ragazze hanno le loro teste rasate ad eccezione di un unico ciuffo che viene lasciato in mezzo alla testa ; simboleggia la terra primordiale.

Durante la pubertà, solo una stretta  striscia rasata circonda i capelli che crescono nel centro della testa : questa rappresenta l’oceano salato e sterile che circonda la terra fertile ma, ancora incolta.

Con il passare del tempo, le donne tengono i capelli rasati intorno alla circonferenza della testa, mentre i capelli che crescono nel centro sono divisi in parti da una linea mediana che riproduce il canale centrale dei sistemi d’irrigazione.

Quando una ragazza è pronta per il matrimonio, i suoi capelli non rasati sono divisi in linee e trecce sottili che rappresentano la terra coltivata dove l’acqua scorre attraverso i canali d’irrigazione.

Le  donne sposate, riuniscono i loro lunghi capelli in trecce molto spesse : la donna ora è fertile come l’oasi.

Le differenti acconciature riproducono i singoli eventi generali che si verificano nell’oasi così, la storia personale coincide con la storia di tutto il sistema.

L’acqua che fertilizza i campi è condivisa tra le proprietà e viene ereditata, è la linfa vitale di una unione fertile che fonda la famiglia e perpetua la comunità.

La corrispondenza tra l’io e il mondo determina un patto tra cultura e natura ; il simbolo e la tradizione sono testimoni e custodi di questo patto che assicura il mantenimento dell’armonia universale.

Grazie a questo rapporto solido, l’uomo può trovare consolazione per la precarietà della sua esistenza e lo spazio si riempie di sacralità che è necessaria per la salvaguardia e la sua protezione.

Lo stretto legame tra l’azione e l’armonia della natura, impone una serie di restrizioni, divieti e precetti dato, che anche l’azione più semplice può contribuire al mantenimento di un equilibrio universale.

Quindi nell’oasi, il costante rapporto tra microcosmo e macrocosmo non è un concetto metafisico ma, piuttosto un principio etico sulla base di bisogni materiali precisi.

 

 

 

 

Popoli nomadi e grandi carovane

 

L'acqua raccolta nei bacini di stoccaggio viene utilizzata dall'agricoltore per l'irrigazione delle singole parcelle di terreno

L’acqua raccolta nei bacini di stoccaggio viene utilizzata dall’agricoltore per l’irrigazione delle singole parcelle di terreno

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I campi fecondi sono disposti in piccole parcelle di giardino chiamate jenna che significa giardino e paradiso. La forma geometrica delle coltivazioni corrisponde all’ordine che è alla base della stretta relazione in natura tra microcosmo e macrocosmo tipico della nozione dell’oasi

 

 

Il completamento del sistema lenticolare delle oasi è il mondo nomade.

In questa fase, il nomadismo era totalmente differente dalla formazione sociale del cacciatore-raccoglitore che si spostava sul territorio a seconda dei movimenti degli animali, ai cambiamenti stagionali, occupando terre libere.

Il nomadismo del deserto è differente anche dalla pratica migratoria dell’Età dei Metalli che si basava sull’organizzazione di comunità pastorali transumanti e sull’uso di carri.

La cultura del nomade del deserto si sviluppa su un’estensione territoriale molto vasta, intorno ai nuclei familiari che allevano bestiame anzichè cacciare e conquistare nuove terre per l’espansione demografica.

Le scarse risorse disseminate su grandi aree, vengono sfruttate per la produzione di carne per mezzo di cammelli e pastorizia, per cui, la carne è prodotta a costi molto bassi.

 

 

 

pitture cammelli

Età dei Metalli – Pittura rupestre raffigurante la marcia di nomadi sui dromedari e arcaici caratteri dell’alfabeto scritto dall’alto verso il basso.

Il nomadismo carovaniero alleva le sue mandrie utilizzando la vegetazione naturale del deserto evitando l’impiego delle verdure coltivate, con molta fatica,  nelle oasi.

Una lunga permanenza sullo stesso luogo in ecosistemi fragili come il deserto, sarebbe distruttiva per l’ambiente.

La conoscenza ambientale del nomade è squisita e sottile ; impercettibili fattori climatici possono muovere pascoli da diverse zone che i nomadi intuiscono, scoprendo percorsi e trovando le fonti d’acqua.

La conoscenza delle tecniche dell’acqua e l’organizzazione delle risorse idriche è la più sviluppata nel nomadismo.

Infatti, il significato del nome tuareg deriva da una parola berbera e significa canalizzazione dell’acqua.

I collegamenti tra le oasi sono garantiti dal nomadismo che, proprio grazie a questo fenomeno non restano nuclei isolati e vivono in un contesto di scambi commerciali e culturali.

I gruppi nomadi assicurano i contatti, diffondono informazioni, garantiscono la continuità delle culture grazie alla rapidità di movimento e sono la forza per il commercio.

La trasmissione dei dati attraverso cui si tramanda il bagaglio culturale del popolo del deserto, è fatta di segni minimi piuttosto che d’imponenti strutture architettoniche.

Il  comportamento regale, la letteratura, l’arte e piccoli oggetti facilmente trasportabili sono il tramite mediante il quale trasmettono i valori culturali e la loro sapienza.

Nelle tende, temporanee,  fatte di pelli e di lana, rapidamente assemblate e con semplici arredi è già presente il potenziale sviluppo di una varietà di forme architettoniche.

Così come le capanne  delle popolazioni eritree composte di fasci di vegetazione di canna e struttura a volta con colonne, frontoni e tetti spioventi.

Imbarcazioni leggere  di giunchi, facilmente trasportabili e utilizzabili velocemente nel caso di fiumi in piena.

Queste forme sono il mezzo attraverso cui la cultura nomade trasmette la conoscenza e la tecnologia.

Nomadi

Nomadi

L’alternanza delle fasi di stabilità e sedentarietà alle fasi di collasso hanno segnato la storia dei popoli del deserto.

Ma il patrimonio di conoscenze è stato trasmesso anche  attraverso i segni che ritroviamo nei tessuti, negli ornamenti, nei gioielli e nelle decorazioni.

Così come le figure dipinte sul corpo umano o i disegni di un tappeto che rappresentano la distribuzione dell’acqua nell’oasi oppure il trucco femminile che ricorda un motivo decorativo di un’abitazione.

Trascorrendo lunghi periodi nel deserto tutto acquista un valore simbolico e un significato maggiore, anche gli oggetti o semplici disegni.

In alcuni casi la funzione originale si perde e la forma viene ripetuta ossessivamente con ricchezza figurativa.

Come l’architettura Araba dove le forme assumono delle meravigliose creazioni, come un pensiero ricorsivo dove

le cose continuano nelle cose, così gli arabeschi delle decorazioni degli edifici intricati ed eternamente legati.

Queste costruzioni riflettono una memoria costantemente arricchita dai racconti accanto al fuoco dei nomadi carovanieri durante i lunghi periodi trascorsi nel deserto.

Tenda circolare con finiture di canna

Tenda circolare con finiture di canna (Foto di Alfredo e Angelo Castiglioni, “Nubia”2006 Giunti Gruppo Editoriaale,Firenze)

 

 

ECOSISTEMI URBANI

 

 

Matera

Matera – Civita e Sasso Barisano .Un ecosistema urbano è un modello di oasi che si evolve in città . Assume una forma complessa e stratificata ma, mantiene il suo rapporto organico con l’ambiente e l’uso sostenibile delle risorse. La bellezza estetica dei Sassi di Matera è dovuta a regole e vincoli precisi e all’organizzazione della distribuzione dell’acqua, il risparmio energetico e la protezione del suolo. L’applicazione di questi principi in situazioni ambientali simili, fa comprendere le somiglianze tra ecosistemi urbani lontani come Ghardaja. (foto sotto)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le società dell’acqua

 

Ghardaja

Ghardaja – Valle dello M’Zab (Sahara algerino)

 

 

 

 

 

 

Ghardaja

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Moschea Ghardaja

Ghardaja : il mausoleo del santo fondatore con terrazza e cortile per la raccolta dell’umidità. Sopra : la cementificazione degli insediamenti sulla sommità rocciosa lungo il palmeto, forma la cosiddetta Pentapoli della Valle dello M’Zab

 

 

 

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Ghardaja : diga di Beni Isguen

Beni Isguen barriage

La diga di Beni Isguen durante una piena

 

 

 

 

Strada-torrente

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38-Wadi-Dhar

Wady Dhar (Yemen) Strade torrenti – Il panorama di strade, giardini e coltivazioni creato grazie alle tecniche distribuzione dell’acqua delle ”strade torrenti”. La quantità di acqua emessa viene distribuita dentro i giardini situati tra le mura e le strade strette. L’intero sistema lavora con la gravità e determina una rigorosa organizzazione che funziona totalmente solo quando avvengono le sporadiche inondazioni ed i percorsi diventano come corsi d’acqua. Sopra : Valle M’zab (Sahara algerino) Le strade strette, racchiuse tra le alte mura che circondano i giardini, diventano torrenti che convogliano l’acqua. Le aperture sono inserite nelle pareti e aspirano le quantità d’acqua necessaria per ogni giardino.

 

 

 

Ibiza (Spagna) Ingresso ad una cisterna sotterranea.

Ibiza (Spagna) Ingresso ad una cisterna sotterranea.

 

 

Pozzo

Cisterna – I sistemi delle cisterne, come quelli delle cosiddette  cisterne-giare, servono da serbatoi d’acqua sotterranei che vengono usati in tutte le isole e lungo le aride coste del Mediterraneo e sono una riserva conosciuta dai viaggiatori che le hanno utilizzate durente i loro viaggi

 

 

 

Etiopia - Un sistema di organizzazione delle pendenze che funziona mediante recinzioni e progressivi serbatoi di raccolta dell'acqua

Etiopia – Un sistema di organizzazione delle pendenze che funziona mediante recinzioni e progressivi serbatoi di raccolta dell’acqua

 

Eritrea - Un sistema d'irrigazione nella valle di Gindah. La zona, situata tra la costa e l'altopiano, riceve l'umidità delle correnti termiche che salgono dal Mar Rosso

Eritrea – Un sistema d’irrigazione nella valle di Gindah. La zona, situata tra la costa e l’altopiano, riceve l’umidità delle correnti termiche che salgono dal Mar Rosso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La gestione delle inondazioni da parte delle società idrauliche

Shibam, una città dello Yemen situata nella Valle dell’Hadramawt, è la sintesi delle conoscenze idrauliche ed architettoniche di gruppi umani che abitavano le pianure secche fatte di fango e argilla devastate dalle inondazioni occasionali.

Shibam si trova completamente adagiata nel wadi, un fiume asciutto.

Si tratta di un quadrilatero preciso, perfettamente circondato da imponenti mura cittadine, all’interno delle quali, l’impianto urbanistico è ordinato e regolare, con piazze ben proporzionate, edifici e aree pubbliche in una disposizione ordinata.

 

 

Shibam mura

Shibam

 

Casa a torre di Shibam

Le abitazioni di Shibam sono alte case-torri costruite con terra grezza. Ciascuna casa è abitata da una singola famiglia che è in grado di edificare la costruzione massiccia grazie al basso costo dei materiali

 

Tuttavia, l’eccessiva geometria  della città non è mai monotona e razionalmente fredda e rigorosa come un piano urbanistico imposto dalle autorità pubbliche.

Ogni edificio è una unità indipendente e contribuisce all’armonia e diversità della concezione complessiva.

Sono case-torri multi piani che s’innalzano fino a trenta metri e vengono costruite in terra cruda con il fango della pianura portato dalle inondazioni occasionali.

Queste costruzioni sembrano grattacieli moderni ma, in realtà, sono vecchi di cinquecento anni e in ciascuno di essi, vive una sola famiglia.

L’imponente piano terra, privo di finestre, è usato come magazzino mentre, le camere i piani superiori, sono ornati con finestre di legno lavorato a mano.

Il piano alto ad est, è situata la terrazza circondata da pareti e impermeabilizzata con calce.

La fusione del tessuto urbano dell’architettura religiosa, come ad esempio la moschea, l’altezza regolare degli edifici e il loro tetto imbiancato, crea una forma compatta e armoniosa dando così l’idea di uguaglianza e di comunità attraverso l’architettura.

Shibam è stata costruita con le conoscenze accumulate di una popolazione che aveva una necessità personale di cooperare al fine di garantire la fornitura d’acqua, esprimendo una forte coesione sociale e un controllo pianificato dello spazio.

Fin dai tempi più antichi, nella Valle dell’Hadramawt, le comunità con interessi di condivisione dei sistemi d’irrigazione hanno utilizzato gli altopiani ed i ripidi pendii, opportunamente isolati e sagomati come un impluvio per la raccolta dell’acqua, in un sistema di bacini e cisterne.

Grazie a questo costante lavoro e alla conoscenza tramandata da organizzazioni specifiche, i torrenti che scendono dai pendii dopo le piogge vengono controllati.

Dal momento che non è disponibile nessun altra fonte d’acqua, le regioni dei versanti esistono grazie alla conservazione dei flussi e all’attenzione per il valore dei terrazzamenti che creano i terreni attraverso i quali, l’acqua è attentamente ripartita.

Una cooperazione sociale diffusa è ancora più necessaria per le grandi pianure del letto degli wadi.

Ogni area coltivata dipende dalla costruzione di lunghi argini di fango o dighe di adobe il cui scopo non è la creazione di bacini d’acqua a cielo aperto.

Questo produrrebbe una diminuzione della produzione, saturando il terreno con l’umidità mediante dighe che bloccano il flusso sotterraneo e mantengono l’humus ; le piogge violente e le devastanti inondazioni sono controllate e condivise su una superfice maggiore per mezzo di dighe e argini, grazie alla costruzione di pozzi e canali d’acqua che vengono, poi, utilizzati per irrigare i palmeti ed i campi coltivati nel loss asciutto ma, fertile.

 

 

 

 

 

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Nello Yemen i mausolei e i luoghi sacri sono quasi sempre connessi con la raccolta dell'acqua Valle dell'Hadramaut :

Nello Yemen i mausolei e i luoghi sacri sono quasi sempre connessi con la raccolta dell’acqua
Valle dell’Hadramaut : il santuario di sopra canalizza l’acqua che scende lungo le pendici nelle camere di abluzione e preghiera che sono nella parte sotto. Foto sotto : Yemen del nord – la pioggia raccolta nei cortili di preghiera va a riempire la  cisterna a cielo aperto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Yemen- Cavità sotterranea per le abluzioni. Tutte le moschee hanno sempre camere ipogee che raccolgono l'acqua. Spesso sono dispositivi che esistevano già da prima e sono stati costruiti per i templi sabei

Yemen- Cavità sotterranea per le abluzioni. Tutte le moschee hanno sempre camere ipogee che raccolgono l’acqua. Spesso sono dispositivi che esistevano già da prima e sono stati costruiti per i templi sabei

 

 

 

 

Sistema di terrazzamenti per la protezione e la coltivazione del pendio. Le prese d'acqua deviano i flussi, dal loro corso naturale, e li dirigono lungo le mura sui terrazzamenti. Torri e costruzioni in pietra sono disposti a difesa delle coltivazioni

Sistema di terrazzamenti per la protezione e la coltivazione del pendio. Le prese d’acqua deviano i flussi, dal loro corso naturale, e li dirigono lungo le mura sui terrazzamenti. Torri e costruzioni in pietra sono disposti a difesa delle coltivazioni

 

 

 

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Sopra : Shibam – L’antica diga non era usata per creare un bacino a cielo-aperto ma, piuttosto, per direzionare le inondazioni verso gli argini e le depressioni dei giardini (sotto)

 

Durante la stagione secca, l’acqua conservata nei sedimenti viene estratta dai pozzi, costruiti mediante una tipica tecnica yemenita che garantisce il massimo risparmio di energia dato che utilizza il dromedario per tirare la corda con il secchio pieno d’acqua.

Il pozzo resta sollevato diversi metri dal suolo e la parte superiore può essere raggiunta tramite una lunga rampa.

Il dromedario segue questo sentiero ripido senza sprecare energia, mentre il secchio vuoto va in basso.

Succesivamente, quando il dromedario solleva il secchio pieno tirando la corda, mantenendosi lontano dal pozzo, è favorito dal percorso in discesa della rampa.

Non ci sono resti archeologici per datare la fondazione di Shibam, anche se gli storici concordano nell’affermare che nel II secolo d.C. era già una città prospera e ben nota.

Secondo la leggenda, le popolazioni che sono fuggite durante le guerre Hymyarite hanno determinato la riproduzione di Shibam sulle orme della planimetria della loro antica capitale Shabwa che, dalle ricerche archeologiche, mostra un piano e un layout regolare.

Una stretta connessione tra storia e tradizione è ancora visibile nei metodi di costruzione infatti, secondo una orgogliosa abitudine, la gente deve vivere in luoghi molto alti, nei palazzi o nei castelli, per ragioni di prestigio e di protezione, come nelle case-torri medievali europee ma, anche per ragioni più specificatamente simboliche, sociali e tecniche.

Tutti i membri di una famiglia allargata, preferiscono occupare la stessa terra ancestrale e vivono in una casa comune che si sviluppa in altezza.

Risparmia così, terreno agricolo e ottimizza i fattori di costruzione relativi alle tecniche e alle condizioni climatiche.

Si dice che una casa di adobe deve avere sia un buon cappello che buoni stivali per essere protetta dalle piogge nella parte superiore e dall’umidità in basso.

Lo sviluppo verso l’alto delle case limita la dimensione del tetto e delle fondazioni che, altrimenti, richiederebbero una manutenzione più accurata e costosa.

Con il passare del tempo, le alte case di adobe, sottoposte a decomposizione e disintegrazione, vengono ricostruite sulle loro rovine utilizzando gli stessi materiali e riproducendo il loro aspetto e le dimensioni originarie.

Il fango per i mattoni è raccolto nei giardini formati da piccoli crateri plasmati, separati da argini e canali che circondano la città e la proteggono dalle inondazioni devastanti.

A monte del corso d’acqua del wadi, un sistema di dighe per la distribuzione delle acque, allarga la zona soggetta ad inondazioni e dissipa la forza dell’acqua sopra un’area più ampia.

Le depressioni circolari dei giardini intorno alla città, sono uniti  e assorbono l’acqua.

In questo sistema di crateri di sabbia artificiali, i campi coltivati sono protetti da argini di confine e modellati dalla chioma del palmeto.

I rifiuti organici della città sono depositati in questi crateri artificiali e, insieme con l’acqua, trasformano le sabbie sterili del loss in terreno fertile.

Quindi è l’esistenza stessa della città di Shibam, con la sua offerta di materiale biologico, che permette la crescita delle palme e la produzione agricola.

Inizia un ciclo che interagisce di continuo : non solo i prodotti alimentari nutrono la popolazione e ritornano al suolo come fertilizzante ma, l’intera città, con la sua forma e l’architettura, si fonda sul principio eterno del riutilizzo completo delle risorse.

Il materiale per costruire la città, infatti, si ottiene dagli scavi nel giardino ed è l’unico tipo di terreno adatto per la costruzione, data la ricchezze di humus che gli conferisce proprietà leganti.

I sedimenti del wadi, infatti, sarebbero sterili e inutilizzabili senza le componenti biologiche prodotte dall’agricoltura e il fertilizzante organico derivante da escrementi umani.

Questi ultimi, sono raccolti in città grazie ad un gabinetto che separa, accuratamente, i rifiuti liquidi, pericolosi per le strutture in adobe, dai rifiuti  solidi che sono essenziali per l’agricoltura.

Questo geniale w.c. è stato usato per secolo nello Yemen ed è un tipo di toilette che permette la separazione tra liquidi ed escrementi solidi mediante due uscite.

L’uscita frontale è per rifiuti liquidi mentre, quella posteriore è per rifiuti solidi che funzionano con la forza di gravità verso il basso nei cestelli di raccolta per le strade.

Questo dispositivo e la necessità di raccogliere gli escrementi, spiegano il piano urbanistico complesso composto da piazze, strade e vicoli ciechi.

Ogni casa è dotata di una rete fognaria che corre lungo il fronte, dove scendono i rifiuti solidi che cadono nelle ceste per, poi, essere scaricati nei campi.

Questi fronti di servizio, si affacciano su strade secondarie il cui percorso definisce il piano urbanistico della città.

 

 

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Sopra : Shibam- le dighe  convogliano i flussi verso i piccoli bacini dove il terreno saturo di umidità può essere coltivato tutto l’anno Sotto : I sistemi di raccolta delle inondazioni in piccole depressioni e giardini separati da argini di terra, sono ancora in uso ad Al Hajarain, nell’omonimo wadi, uno dei numerosi affluenti dell’Hadramaut

 

In tal modo, un circuito indissolubile unisce il centro abitato, la sua manutenzione igienica, i rifiuti organici degli abitanti, che vengono utilizzati nella fecondazione dei giardini, e la progressiva ricostruzione degli edifici.

Come un organismo biologico, la città di Shibam rinnova i suoi singoli componenti ma, mantiene inalterata la sua forma e identità.

Questa alchimia segreta, soddisfa l’integazione armoniosa delle esigenze urbane e agricole e la salvaguardia dalle inondazioni, in un ciclo virtuoso di smaltimento e riutilizzo.

 

 

 

Canali d’acqua

 I FALAJ

Dall’arabo : ”acqua che scorre lungo un canale scavato nella terra”.

Questi sistemi d’irrigazione tipici della Penisola Arabica, in particolare dell’Oman, sono usati nelle zone aride da secoli.

Gli abitanti sono riusciti ad inventare sistemi di approvvigionamento idrico efficaci e perfettamente integrati nel paesaggio.

I falaj sono condotte per l’irrigazione alimentate da sorgenti sotterranee o da acqua stoccata nel sottosuolo che viene estratta senza l’uso di macchine e utilizzata per l’agricoltura e per usi quotidiani.

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Falaj ad Abu Dhabi

Falaj ad Abu Dhabi

 

 

Rappresentazione grafica dei falaj

Rappresentazione grafica dei falaj

 

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I falaj sono di tre tipi : il primo consiste in una serie di lunghi canali che si snodano per molti chilometri ad una profondità di circa dieci metri ed attingono acqua da piccole falde sotterranee.

Il secondo tipo attinge acqua dagli stagni ad una profondità di circa quattro metri.

L’utilizzo è legato alle scarse precipitazioni durante il corso dell’anno.

L’ultimo tipo attinge acqua direttamente dai pozzi o dalle sorgenti di acqua che può essere calda, fredda, potabile o no, salata o alcalina.

Questo tipo è utilizzato prevalentemente per l’irrigazione dei terrazzamenti e delle coltivazioni.

Le cittadelle fortificate erano autosufficienti grazie a questi ingegnosi sistemi d’irrigazione e, sparse nell’immenso deserto, diventavano delle vere e proprie oasi.

 

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CANALIZZAZIONI SCAVATE A PETRA

 

 

La Madre delle Cisterne

La conoscenza sull’acqua delle antiche civiltà arabe del nord si materializza nella sola città di Petra, la capitale dei Nabatei.

Oggi Petra si presenta come un luogo interamente nudo la cui architettura imponente e monumentale scavata nella roccia, attira turisti da tutto il mondo.

In passato la città era molto diversa : si presentava come un’ecosistema straordinario dove l’acqua cadeva da grandi cascate sopra giardini profumati e campi di frutta e verdura.

Nel I secolo a.C. il geografo Strabone descrive Petra come ornata di fontane e vasche con rigogliosi alberi e campi coltivati.

Anche Diodoro Siciliano descrisse in modo dettagliato le città dei Nabatei : ” gli arabi amano la libertà più di chiunque altro e se un esercito nemico si avvicina, si disperdono nel deserto che è la loro fortezza.

La mancanza di acqua rende il deserto inaccessibile agli stranieri. Solo i Nabatei possono sopravvivere, grazie allo scavo di tunnel sotterranei.

Dal momento che la terra è in parte costituita da argilla e in parte da pietra tenera, i Nabatei facilmente hanno scavato ampie cavità con ingressi stretti in alto”.

 

 

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Petra. Una prima vasca convoglia le acque piovane nella cavità sottostante. Il giardino scavato nella pietra ripara il terreno e le piante dal vento e dal calore.

 

 

Petra sintetizza le conoscenze idrauliche Edomite e Nabatee. L'intero paesaggio roccioso è scolpito e organizzato in modo da non perdere una sola goccia di acqua della condensa sulle montagne, il deflusso lungo le pendici e le sporadiche ma, possibili inondazioni degli wadi.

Petra sintetizza le conoscenze idrauliche Edomite e Nabatee. L’intero paesaggio roccioso è scolpito e organizzato in modo da non perdere una sola goccia di acqua della condensa sulle montagne, il deflusso lungo le pendici e le sporadiche ma, possibili inondazioni degli wadi.

 

 

 ” Dopo aver riempito questi serbatoi di acqua piovana, bloccano gli ingressi e livellano il suolo circostante e lasciano segni che solo loro possono riconoscere”.

Queste tecniche, sono ancora oggi  usate dai popoli nomadi che hanno sempre una riserva d’acqua lungo la maggior parte delle rotte nel  deserto e solo loro conoscono.

La roccia più imponente a Petra è Umm al-Biyara, che in arabo significa madre delle cisterne.

Dalle ricerche archeologiche e dall’analisi ambientale risulta che il bacino montano che circonda la valle del Wadi Musa era stato, nel corso degli anni, interamente organizzato per controllare le risorse idriche e trasmetterle alla città nabatea.

Petra forniva  tutta l’acqua, organizzava  il deserto attraverso ogni tipo di sistema per la raccolta e il drenaggio idrico.

La disposizione dei serbatoi, delle cisterne, dei canali di scolo per la raccolta delle acque piovane e dei microflussi che colavano dalle pareti di arenaria compresi i corsi d’acqua degli wadi erano finalizzati alla produzione di  terreni fertili per l’agricoltura.

Le rare, ma devastanti inondazioni venivano deviate e le acque sorgive canalizzate.

La raccolta dell’acqua piovana sulle alture e sulle nude  pareti di arenaria erano i dispositivi più arcaici e venivano usati in diversi modi.

Nel sito sono presenti numerosi tipi di cisterne scavate nella roccia, impermeabilizzate con gesso.

Dalle piccole pozze di raccolta dei deflussi sugli altopiani, alle cisterne quadrate o rettangolari collocate più in basso,  la moltitudine di questi dispositivi testimoniano un’ attenta ricerca nel campo idraulico.

Sulla cima del Jebel Harun la sola fornitura d’acqua per il custode del Mausoleo e per i pellegrini è, ancora oggi, una grande cisterna sotterranea con archi rivestiti di lastre in pietra alimentata dalle infiltrazioni d’acqua dalla roccia.

Dietro il teatro di Sabra, scavati nella roccia, si possono vedere  tubi che   scendono dalla montagna che convogliavano l’acqua piovana in una grande vasca ; la più piccola traccia di umidità, rugiada e condensa notturna veniva raccolta e utilizzata.

Lungo il ripido Deir, i dispositivi chiamati  khottara, erano una riserva d’acqua per l’intero anno ; le pareti, alle alte quote, trasudavano per la formazione di condensa e il liquido veniva raccolto, per gocciolamento, in questi serbatoi-cisterne a cielo aperto.

Petra era anche fornita di sistemi idraulici sotterranei, simili alle gallerie drenanti chiamate qanat, infatti, un imponente rete dotata di pozzi di ventilazione, convogliava l’acqua dalle quote più elevate di Bedebdeh passando sotto l’attuale Umm Sahyun e scendeva verso la Turkmaniyah fino al centro della città.

Lungo il percorso verso Sabra, nella zona di Ras as Slimane, una cisterna chiamata Bir Huweimel funzionava come una trappola per le inondazioni.

Al di sotto del letto del fiume era stata scavata una grande camera profonda nove metri che, all’arrivo del flusso d’acqua mediante una serie di piccole prese e bacini di decantazione, trasmetteva alla cisterna la quantità d’acqua purificata.

Lo scavo della rete di tunnel ha protetto, per lungo tempo, la zona centrale di Petra dalle devastanti alluvioni del Wadi Musa.

Gli alvei del Wadi al Mudhlim e del Wadi Sadd al Majan, vennero organizzati con un sistema di dighe e chiuse che funzionavano come grandi riserve d’acqua ed irrigavano i campi, inoltre, lungo le rive del Wadi al Mataha si ramificavano sistemi di terrazzamenti artificiali.

Attraverso le linee d’acqua, un sistema di grandi serbatoi rettangolari fatti con bocchi di calcare, venivano utilizzati per raccogliere l’acqua potabile e distribuirla, tramite la forza di gravità, nella zona residenziale di Petra mediante una rete di lunghi canali scavati nelle pareti di arenaria.

Le rampe degli acquedotti e le tubazioni  in ceramica sono il risultato di un estesa conoscenza idraulica.

Dal grande serbatoio Zurraba, situato appena fuori l’area di Petra, si diramavano due acquedotti: l’acquedotto a sud alimentava le tubazioni del Siq, mentre l’altro seguiva un lungo percorso che circondava Jebel el Khubtha ed entrava a Petra attraverso il Wadi al Mataha.

Una volta raggiunta la metà della parete rocciosa, il canale riforniva d’acqua le abitazioni private scavate nella parte inferiore dell’altopiano.

In alcuni luoghi particolarmente suggestivi e isolati caratterizzati da passaggi sopraelevati o da piccole strade naturali intagliate nel canyon, si possono notare delle nicchie adorative, pietre cubiche, e sedili scavati nella roccia.

 Sono la testimonianza che il percorso seguito dall’acqua, veniva utilizzato anche come un’ itinerario sacro per celebrare cerimonie e riti misteriosi.

Ogni struttura, a Petra, è sempre qualche cosa di più che una semplice stanza spettacolare con una facciata monumentale.

 Grande cisterna a cielo aperto. Le strutture costruite in epoca classica presentano una forma geometrica regolare e grandi volumi scavati. In alcune grotte hanno archi rivestiti di lastre in pietra

Grande cisterna a cielo aperto. Le strutture costruite in epoca classica presentano una forma geometrica regolare e grandi volumi scavati. In alcune grotte hanno archi rivestiti di lastre in pietra

 

 

Ingresso di una cisterna sotterranea. La maggior parte dei dispositivi antichi di raccolta dell’acqua, sono piccole pozze scavate sull’altopiano che si sono evolute nelle cosiddette cisterne a campana data la forma a bulbo

Ingresso di una cisterna sotterranea. La maggior parte dei dispositivi antichi di raccolta dell’acqua, sono piccole pozze scavate sull’altopiano che si sono evolute nelle cosiddette cisterne a campana data la forma a bulbo

 

 

 

 

 

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Sopra : interno di una cisterna – Sotto : un dispositivo per la raccolta di umidità lungo il pendio chiamato “khottara” che funziona per mezzo di canali che catturano l’acqua sulle pareti e la convogliano alle vasche sottostanti

 

 

 

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Sistema di raccolta canalizzata dell’acqua con pozze a cielo aperto

 

Una trappola per le piene a Bir Huweimel. Argini di pietra trasmettono le inondazioni degli wadi al sistema di raccolta delle acque. Quest’ultimo è fatto di molti bacini di decantazione e pulizia dell’acqua mediante sfioratori

Una trappola per le piene. Argini di pietra trasmettono le inondazioni degli wadi al sistema di raccolta delle acque. Quest’ultimo è fatto di molti bacini di decantazione e pulizia dell’acqua mediante sfioratori

 

 

Nel cosiddetto Triclinio del Giardino, la cisterna è chiusa da un massiccio muro di contenimento che misura 18,2 metri di lunghezza, per 6 metri di larghezza ed ha una profondità di 3,6 metri.

Utilizzando l’acqua raccolta mediante un sistema elaborato di argini, canali e serbatoi, alimentava un giardino disposto su terrazze costruite con muratura a secco.

Questi picchi rocciosi piatti dotati di serbatoi e vasche scavate erano, sicuramente, utilizzati come luoghi dell’adorazione ma, servivano anche per uno lo scopo pratico di catturare ogni goccia di pioggia e di condensa  che si formava sulle pareti di arenaria.

Il percorso lungo il famoso Siq. Una volta protetto dal pericolo delle inondazioni, il Siq è stato trasformato nella via che porta alla città. I canali d'acqua sono stati scavati su entrambe i lati del percorso per rifornire le carovane d'acqua. Il canale è alimentato dalle cisterne, a monte, mediante lunghi acquedotti

Il percorso lungo il famoso Siq. Una volta protetto dal pericolo delle inondazioni, il Siq è stato trasformato nella via che porta alla città. I canali d’acqua sono stati scavati su entrambe i lati del percorso per rifornire le carovane d’acqua. Il canale è alimentato dalle cisterne, a monte, mediante lunghi acquedotti

 

 

 

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Sistemi naturali di deflusso e formazione di cavità di raccolta dell’acqua. Partendo da queste forme di erosione e dai canali d’acqua spontanei, viene creato il complesso sistema di raccolta e organizzazione delle acque per scopi sacri che caratterizza Petra

 

 

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Nel corso del tempo, i canali d’acqua naturali sono stati organizzati in un sistema idrografico sorprendente sul quale è stata costruita la città. I luoghi di raccolta delle acque sono diventati sacri aggiungendo nicchie votive che divennero parte degli itinerari mistici e delle cerimonie dionisiache

 

La necessità di creare importanti monumenti sacri può spiegare il significato del complesso monumentale più enigmatico ed imponente di Petra, il Palace Tomb.

E’ costituito da una facciata scolpita con una cornice architettonica tipica del look di un palazzo.

Il monumento è collocato alla fine del lungo acquedotto e sulla parete superiore, un tempo, era posizionata una grande cisterna.

Dall’alto della parete monumentale,  cadeva l’acqua di una cascata che andava ad alimentare le grandi vasche sottostanti.

Così come il Palace Tomb anche la Fontana del Leone, il monumentale ninfeo colonnato situato all’inizio della strada e ogni triclinio familiare, utilizzavano l’acqua per scopi spirituali e allo stesso tempo per valori pratici.

Anche i giardini a Petra erano campi fruttiferi e insieme spazi per feste e riti funebri e…. forse qualche cosa di più.

 

 

La vasca sacra con la canaletta di scolo

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La parte superiore di Petra è il sacro vertice dove le prime piogge e la rugiada della notte vengono raccolte in una vasca a doppio cerchio. (foto sopra) L'acqua, poi, viene convogliata a valle nelle cisterne. (foto sotto)

La parte superiore di Petra è il sacro vertice dove le prime piogge e la rugiada della notte vengono raccolte in una vasca a doppio cerchio. (foto sopra) L’acqua, poi, viene convogliata a valle nelle cisterne. (foto sotto)

Qasr el- Abd è un complesso monumentale le cui vestigia si trovano nei pressi di Amman, in Giordania, ed ha molte caratteristiche  architettoniche simili alla città di Petra.

Fu costruito da Tobias, governatore della  regione compresa tra Amman e la valle del Giordano.

Flavio Giuseppe racconta che Tobias spedì a Tolomeo II Filadelfo ad Alessandria d’Egitto, animali domestici rari a  il quale lì sistemò in strutture adeguate nei giardini zoologici.

Questi luoghi vennero utilizzati, contemporaneamente,  per gli studi naturalistici e come spazi per le adorazioni sacre.

A Qasr el- Abd un’intera valle venne  trasformata in un lago artificiale nel cui centro, venne eretto un tempio-palazzo decorato con fontane a forma di leoni.

Tutto il perimetro dell’anfiteatro naturale, fu scavato nella roccia per la formazione di abitazioni ipogee, grotte per la raccolta dell’acqua e camere sepolcrali.

L’acqua raccolta a valle alimentava giardini e terreni coltivati secondo il modello del pairidaeza, parchi protetti pieni di animali rari e ogni specie di alberi e piante appartenenti ai Re persiani con cui la dinastia di Tobias aveva avuto rapporti dal V secolo a.C.

La ricerca botanica che si svolse in Persia e ad est da Alessandro Magno, stimolò l’organizzazione di questi luoghi come centri per la ricerca e per la  raccolta, nonchè per lo studio delle essenze vegetali e specie animali.

Tutto questo movimento innescò una vera e propria rivoluzione agricola in Europa e queste pratiche si sparsero dalla capitale dell’ellenismo Alessandria, durante la dinastia tolemaica, per tutta l’area mediterranea ed europea.

I famosi monumenti di Petra erroneamente definiti come tombe, erano luoghi rappresentativi, depositi di beni e spazi per riti familiari. Tutti le parti scavate avevano anche una relazione con l'acqua. Il cosiddetto Palace Tomb, è un complesso monumentale situato alla fine del lungo acquedotto del Wadi al Mataha che formava una grande cascata.

I famosi monumenti di Petra erroneamente definiti come tombe, erano luoghi rappresentativi, depositi di beni e spazi per riti familiari. Tutti le parti scavate avevano anche una relazione con l’acqua. Il cosiddetto Palace Tomb, è un complesso monumentale situato alla fine del lungo acquedotto del Wadi al Mataha che formava una grande cascata.

 

Il sito di Petra è visitato da un numero elevato di persone durante tutto l’anno.

Questo motivo ha reso necessario l’aumento dei servizi igienici come w.c. chimici che inquinano e gabinetti che sono alimentati dall’acqua fornita dalle autobotti.

Inoltre, questi elementi presenti sul luogo sono antiestetici e contrastano con il sito archeologico che, in passato,  è stato uno straordinario esempio di gestione delle risorse idriche in pieno deserto.

Riproponendo un’antica tecnica assira, è nato un progetto per un sistema di gabinetti che non sprecano acqua e producono energia.

Attraverso una serie di contenitori chiusi e sterili che funzionano come mini-impianti di biogas, gli scarichi solidi vengono trasformati nell’impianto del w.c. e, tramite una microturbina, viene prodotta elettricità dal biogas che alimenta automaticamente il riscaldamento e altri elementi.

In circa 10/20 giorni il prodotto si trasforma in gas metano, in acqua potabile e in liquido fertilizzante.

Ogni residuo umido e vegetale può alimentare l’impianto di biogas trasformando i nostri rifiuti in una importante risorsa.

 

 

I CANALI NEL SAHARA

 

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Kesria

Kesria

 

Canali in Marocco

Canali in Marocco

 

Antichi canali idraulici

 

Canaletta per l'acqua a Selinunte

Canaletta per l’acqua a Selinunte

 

Parte di acquedotto romano in Spagna

Parte di acquedotto romano in Spagna

 

Canale scavato nella roccia

Canale scavato nella roccia a Gravina di Puglia

 

Canale scavato

Canale scavato a Gravina di Puglia

 

Acqua e forma urbana

 

Gravina di Matera

Gravina di Matera

 

 

I Sassi di Matera e  insediamenti simili che si trovano nel plateau delle Murge e che si estendono fino alla città di Taranto, sono un primo esempio di come le società arcaiche vivevano e gestivano le risorse delle aree carsiche nelle regioni lucane, pugliesi e siciliane.

Le città furono costruite sul bordo delle profonde gole delle gravine ed avevano un flusso d’acqua altamente irregolare.

Gli abitanti erano distribuiti lungo l’altopiano e il ripido pendio anzichè sul fondo del canyon che poteva costituire la riserva d’acqua.

Il motivo è che l’acqua delle piogge e la rugiada veniva raccolta nei dispositivi di drenaggio e nelle grotte che rappresentavano la grande risorsa di questi labirinti, così come in altri complessi trogloditi simili ai Sassi di Matera nelle città di pietra delle gravine.

Sono la sintesi dell’organizzazione dello spazio svolta dai diversi gruppi socio-culturali che hanno abitato queste zone.

I cacciatori-raccoglitori hanno lasciato tracce della loro presenza nelle grotte naturali che si aprono nella dura roccia delle gravine.

Durante l’Età Neolitica, gli altopiani di pietra calcarea erano popolati e lo testimoniano il grande numero di villaggi segnati dai fossati.

Nell’Età dei Metalli, le popolazioni agro-pastorali non entrarono in conflitto con i precedenti insediamenti neolitici, dato che  si stabilirono sul pendio pertanto, esiste una sintesi fisica di diverse culture in tre ambienti geografici : la pianura, il pendio e le grotte.

Si creò un sistema adeguato di centro abitato nei Sassi di Matera, un’oasi di pietra che  sviluppò le tecniche originali preistoriche permettendo, così, ad  un’arida e sterile zona  di essere abitata combinando vari principi di produzione dell’acqua.

L’uso tradizionale dello spazio costruttivo delle abitazioni, salvò le colline argillose a monte del canyon che vennero lasciate a bosco e ad alberi da frutto.

 

 

Sistemi di canalizzazioni (Gravina di Puglia)

Sistemi di canalizzazioni (Gravina di Puglia)

 

Pozzi di raccolta dell'acqua nei laghi carsici (Conversano - BA)

Pozzi di raccolta dell’acqua nei laghi carsici (Conversano – BA)

 

L’acqua assorbita durante le piogge che si riversa giù dalla gravina, arriva anche da queste colline.

L’acqua catturata sui bordi della gravina, tra le doline, è tipica delle aree  carsiche e calcaree ;  denominati  laghi, caratterizzano la toponomastica degli altopiani delle Murge pugliesi e lucane.

Queste pozze,che sono completamente essiccate per la maggior parte dell’anno, possono ricevere quantità d’acqua straripante durante la stagione delle piogge, infatti, per questo motivo sono state attrezzate con un sistema di cisterne che immagazzina l’acqua prima che si disperda nei meandri carsici.

Intorno alla regione di Alberobello in Puglia, queste depressioni sono organizzate come un sistema idrografico molto simile ai laghi di Conversano e sono chiamati cisternali.

Sul promontorio del Gargano, le stesse formazioni carsiche con pareti impermeabilizzate, sono chiamate cutini.

Nei Sassi di Matera e in molti altri habitat simili alle gravine, il processo di urbanizzazione è iniziato dai laghi sul bordo superiore del basso canyon.

Il luogo dove l’acqua cade in basso dal bordo della gola, è un luogo simbolico, è una soglia tra l’alta pianura e l’abisso della  vita e l’aldilà.

Nell’ Età dei Metalli, questi bordi erano caratterizzati da costruzioni come templi e granai appartenenti a singoli clan familiari che qui praticavano riti purificatori dedicati ai primi frutti che offrivano al precipizio.

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Il sito di Pantalica in Sicilia, risale all'Età del Bronzo ed è situato lungo le gole dei Monti Iblei localmente chiamate caverne e si compone di circa 5000 cavità ipogee scavate nel pendio

Il sito di Pantalica in Sicilia, risale all’Età del Bronzo ed è situato lungo le gole dei Monti Iblei localmente chiamate caverne e si compone di circa 5000 cavità ipogee scavate nel pendio

 

 

 

Le tombe rupestri furono scavate partendo dalla cresta lungo il versante.

Nella regione Iblea in Sicilia, il sito di Pantalica fu abbandonato durante l’ Era Classica e non subendo la successiva sovrapposizione, è un valido esempio di architettura di quel periodo.

Sull’altopiano di Pantalica, la muratura ciclopica del palazzo del principe pastore Anaktoron, risalente all’ Età del Bronzo, è ancora visibile.

Il complesso conta circa cinquemila tombe scavate nelle pareti rocciose del canyon di cui

quelle più arcaiche erano piccole grotte con camera singola circolare e ingressi di passaggio.

Successivamente apparvero grotte con forme di false cupole simili ai Tholos greci.

Le tombe con diverse camere quadrate provviste d’ingresso e disimpegno in comune sono di tempi più recenti.

I manufatti risalenti alla fase più antica che va dal XIII al X secolo a.C., sono sagomati secondo la tradizione locale con forti richiami all’architettura micenea e egea.

Ragusa

Ragusa Ibla in Sicilia – La città è stata costruita lungo le gole organizzate per mezzo di sistemi di raccolta dell’acqua, sistemi di terrazzamenti, argini e canali come quelli delle gravine pugliesi e lucane. L’altitudine e l’imponenza di questi canyon, chiamate ”grotte” in Sicilia, permettono il mantenimento di un microclima umido favorendo la crescita di una rigogliosa vegetazione e una ricca biodiversità

 

E’ significativo che nella stessa regione i centri storici di Ragusa Ibla, Scicli e Modica sviluppati secondo la matrice dell’acqua come quello di Pantalica, presentino forti analogie morfologiche con il sistema dell’ habitat dei Sassi di Matera e delle Gravine pugliesi.

 

 

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Gli antichi centri della regione Iblea. Sopra: Scicli e le facciate costruite in sovrapposizione della rete di strutture sotterranee. Sotto: Modica organizzata in cerchi concentrici lungo il pendio. Le somiglianze con i Sassi di Matera e gli ecosistemi delle gravine sono evidenti a causa della loro origine comune nel layout idro-agricolo

Gli antichi centri della regione Iblea in Sicilia
Sopra: Scicli e le facciate costruite in sovrapposizione della rete di strutture sotterranee.
Sotto: Modica organizzata in cerchi concentrici lungo il pendio. Le somiglianze con i Sassi di Matera e gli ecosistemi delle gravine sono evidenti a causa della loro origine comune nel layout idro-agricolo

 

 

Gravina di Puglia

Gravina di Puglia

 

 

 

A Gravina di Puglia, il bordo del canyon di Botromagno le grandi bothros ( pozzo sacro o gola in Grecia ), reca l’evidenza di acqua antica utilizzata per funzioni rituali.

Incisioni preistoriche e graffiti si susseguono tra le note buche a coppie con misteriosi fori che sono stati documentati dal Sahara a Malta, in Grecia e nello Yucatan in un angolo del muro di pietra nel Tempio Maya di Uxmal.

Le buche sono pozze d’acqua che, probabilmente, venivano utilizzate per scopi lustrali e che sicuramente si riempivano dell’acqua piovana raccolta nei pozzi scavati sull’altopiano per il bestiame.

I fori sono stati usati per le offerte e le deposizioni, oppure, è possibile che venissero utilizzati per l’attività di scavo che, come a Petra, era effettuata dall’alto verso il basso mediante passerelle appese a corde fissate nei fori.

Le basi dei molti complessi monumentali scavati nel calcare simili all’ Anaktoron di Pantalica sono molto evidenti.

Nell’Età dei Metalli ogni grande clan familiare avrebbe avuto il suo posto per le cerimonie e le rappresentazioni sul bordo del baratro profondo.

L’abitato era composto da capanne di cui i fori lasciati dai pali sono ancora visibili nel terreno sparsi tra le abitazioni rupestri.

Con il passare del tempo, massicce opere per impedire lo smottamento del terreno  controllando il flusso dell’acqua per proteggere questa zona dall’erosione collinare, mostrano la formazione di grandi comunità sociali di carattere protourbano.

Il pendio sottostante era utilizzato per le abitazioni e le attività agro-pastorali grazie allo scavo di grotte fornite di cisterne, dalla forma a campana, che si estendevano verso il basso, della rete dell’acqua e delle aie-giardino.

Quando nel 700 a.C. i colonizzatori greci fondarono la città di Taranto, le popolazioni indigene della città di Gravina, probabilmente scatenate da quella presenza straniera, realizzarono opere imponenti per la conservazione dei suoli e per la raccolta e la distribuzione della risorsa idrica preziosa.

Sulla collina di Botromagno, al di là dei lavori di costruzione di massa e canalizzazioni che sono il risultato di un duro lavoro, esisteva un’efficente comunità agricola che realizzò terrazzamenti collinari ancora oggi in uso.

Durante la civilizzazione greca la zona a bordo della gravina è stata utilizzata come un luogo di culto in cui, una grande necropoli vi si stabilì con monumentali tombe ipogee.

L’acqua, ancora, tornava ad essere l’elemento più importante : un recente scavo ha portato alla luce un’ambiente votivo scavato nella roccia che forma degli spazi simili a piccole isole sacre separate da canali dove le acque dei canali di scolo, un tempo, scorrevano.

Nella zona, un lungo tunnel di drenaggio, simile alle foggara del Sahara, raggiunge una grotta che fu  trasformata  in chiesa nel Medioevo.

I lavori delle opere idrauliche a Gravina di Puglia sono continuati anche nei tempi recenti infatti, canali e pozzi prolungano il tunnel fino al bordo della gravina ed arrivano al magnifico ponte-acquedotto costruito nel XVIII secolo che alimenta la città, ubicata  sul lato opposto del canyon.

 

 

Matera

Matera

 

Valle dell'Ofra ( Matera)

Valle dell’Ofra ( Matera)

 

La trama urbana dei Sassi di Matera

La trama urbana dei Sassi di Matera

 

Matera - Giardino pensile

Matera – Giardino pensile

 

 

Cisternone ipogeo. Si notano gli orifizi superiori per l'acqua e l'intonaco d'impermeabilizzazione rossastro per l'uso di cocci pestati nell'intonaco (Matera)

Cisternone ipogeo. Si notano gli orifizi superiori per l’acqua e l’intonaco d’impermeabilizzazione rossastro per l’uso di cocci pestati nell’intonaco (Matera)

 

Chiesa rupestre affrescata

Chiesa rupestre affrescata

 

 

Nell’Età Classica Matera non aveva la stessa importanza di Gravina di Puglia.

L’attuale situazione dei Sassi di Matera è il risultato dell’evoluzione e saturazione urbana, di una struttura agro-pastorale arcaica che ha creato un’ecosistema urbano.

I laghi-dolina sul bordo della gravina, si trasformarono in corti comuni ipogee, fornite d’imponenti sotterranei adibiti a luoghi dove si celebravano riti collettivi.

Le strutture in tufo voltate sono state costruite con gli stessi blocchi di calcare estratti dalle grotte.

Chiamati lamioni, rappresentano la proiezione all’esterno delle stanze sotterranee.

Sulle grotte laterali vennero costruiti i corpi aggentanti, chiudendo le strutture a ferro di cavallo e terrazzandole intorno ad una radura, fino a creare uno spazio protetto centrale.

Gli orti ed i frutteti originali diventarono un luogo d’incontro per le famiglie,  per gli scambi sociali e comunitari e vennero chiamati vicinato.

La grande cisterna collettiva che raccoglieva l’acqua dal tetto venne  scavata nel cortile e, per questo motivo, le falde delle coperture non sporgevano mai dalle abitazioni.

I tetti venero costruiti all’interno delle mura e l’acqua delle piogge veniva  raccolta dentro la cisterna per mezzo di grondaie in terracotta.

I canali d’acqua laterali diventarono le scale e i collegamenti verticali del complesso urbano.

L’intera rete di piccole strade e sentieri fu costruita seguendo il sistema di canali e questo spiega il perchè di una trama viaria  così intricata.

I sistemi di drenaggio principali sono due e vengono chiamati grabiglioni ; forniscono terra e humus, tramite la raccolta delle acque reflue, alle due divisioni urbane chiamate Sasso Caveoso e Sasso Barisano.

Nella zona centrale si trova la Civita.

 

TECNICHE DELL’ACQUA E PAESAGGIO COSTRUITO

 

 

Castello

Il castello crociato di Shaubak (Giordania) è una delle numerose fortificazioni che domina la lunga depressione che collega il Golfo di Aqaba con il Libano attraverso lo Wadi Araba, il Mar Morto e la Valle del fiume Giordano. Il paesaggio di questa arida valle è stato organizzato e modellato per mezzo di terrazzamenti e sistemi idrici. Dall’interno di Shaubak passa un tunnel di 375 gradini che conduce ad un sistema di raccolta delle acque  sotterranee.

 

La continuità delle tecniche tradizionali nell’area del Mediterrane0

 

 

 

La tecnica dei vigneti terrazzati alle Cinque Terre (Liguria)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Gravina di Puglia – Tunnel sotterraneo del sistema idrico molto simile alle gallerie drenanti sahariane.

 

 

SAMSUNG CSC

Tecnica di produzione di humus, protezione delle piante e raccolta di umidità comunemente utilizzata in tutto il Mediterraneo fin dagli inizi dell’agricoltura

 

Ibiza (Spagna) Tipico paesaggio dei Feixe con i portali caratteristici che segnano il punto di attraversamento dei canali prima dell'ingresso ai campi

Ibiza (Spagna) Tipico paesaggio dei Feixes con i portali caratteristici che segnano il punto di attraversamento dei canali prima dell’ingresso ai campi

 

 

 

Mar Rosso

Mar Rosso

 

Raccolta dell'acqua tramite cisterne scavate

Raccolta dell’acqua tramite cisterne scavate

 

Le bisse (Sion)

Le bisse (Sion)

 

Le bisse (Sion)

Le bisse (Sion)

 

Vigneti terrazzati a Sion

Vigneti terrazzati a Sion

 

 

Santo Stefano Belbo (Langhe)

Santo Stefano Belbo (Langhe) Pendii organizzati e protetti dai terrazzamenti

 

Langhe - Particolari tipi di sistemi di terrazzamenti realizzati con una serie di archi in pietra. Il porticato permette di risparmiare materiale da costruzione e crea le stesse aperture utili per il drenaggio e la captazione dell'acqua

Langhe – Particolari tipi di sistemi di terrazzamenti realizzati con una serie di archi in pietra. Il porticato permette di risparmiare materiale da costruzione e crea le stesse aperture utili per il drenaggio e la captazione dell’acqua

 

 

 

Spagna - Muri a secco chiamati ''tanka''

Spagna – Muri a secco chiamati ”tanka”

 

 

Irlanda monumento preistorico

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Recinto pastorale

Sopra : Irlanda – In questa fredda regione carsica mediterranea, le tecniche e le pratiche di conservazione dell’acqua sono frequenti. Un cromleck preistorico con muri a secco che conservano le qualità idromorfe del suolo e impediscono il congelamento in inverno. Sotto : Una struttura costruita con il sistema dei cumuli di pietre simile alle specchie pugliesi

 

 

I trulli di Alberobello (Puglia)

I trulli di Alberobello (Puglia)

 

 

 

La piramide d’acqua degli antichi Maya

 

 

Chultun (Yucatan)

Chichen Itza (Yucatan) L’inghiottitoio naturale è usato per la raccolta dell’acqua mentre, l’architettura monumentale del sacro cenote della città, accoglie l’offerta votiva periodica

 

 

 

Cenote Sagrado (Yucatan)

Chichen Itza – Il sacro cenote della città che fornisce ancora un villaggio nella giungla.

Ricostruzione della città di Tenochtitlan (Messico)

Ricostruzione della città antica di Messico City. Tenochtitlan, situata nel mezzo della laguna coltivata mediante la tecnica dei giardini galleggianti chiamati chinampa

 

 

Chultun di Uxmal, una cisterna scavata nel calcare per raccogliere e immagazzinare l'acqua

Chultun di Uxmal, una cisterna scavata nel calcare per raccogliere e immagazzinare l’acqua

 

 

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Chichen-Itza (Messico) La statua di Chac Mool il Dio della pioggia e dell’acqua identificato con Quetzalcoatl il serpente piumato. I capi spirituali che possedevano le conoscenze sull’acqua, impersonificavano la divinità ed hanno contribuito allo sviluppo di nuovi centri

 

 

 

 

 

 

 

Conoscenze locali nelle società idrauliche : Cina

Le tecniche e le conoscenze tradizionali sull’acqua, riguardanti il risparmio energetico e la protezione del suolo sono, ancora oggi in gran parte, utilizzate in Cina.

Il governo cinese è attualmente promotore, su larga scala, degli antichi sistemi di terrazzamento del terreno a banchi profondi o tramite piccole lunette in pietra a secco, pratiche tipicamente usate  nell’altopiano del Loss.

Nel deserto dei Gobi vengono utilizzate formazioni di dune artificiali, per mezzo di barriere frangivento, per fermare la sabbia che sta progressivamente sommergendo gli antichi insediamenti di oasi lungo la Via della Seta.

Lo stesso risultato si ottiene combinando la meccanica con opere biologiche.

Le reti vegetali si estendono su vaste aree di terreno permettendo, così, alla vegetazione di crescere formando una barriera definitiva contro la desertificazione.

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Corniglia (Cinque Terre) Sistema di terrazzamenti in pietra Riomaggiore (Cinque Terre-Liguria) L'utilizzo di sistemi di terrazzamento diventa un marchio d'identità che si celebra sui dipinti murali di un antico maestro, presso la stazione della piccola città

Corniglia (Cinque Terre) Sistema di terrazzamenti in pietra
Riomaggiore (Cinque Terre-Liguria) L’utilizzo di sistemi di terrazzamento diventa un marchio d’identità che si celebra sui dipinti murali di un antico maestro, presso la stazione della piccola città

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Via della Seta si è rivelata un mezzo di diffusione importante per le oasi e ogni tecnica tipica di questo bacino idrografico è stata utilizzata; dalle  gallerie drenanti sotterranee, alle dighe interrate, ai serbatoi o cisterne ipogee che impedivano l’evaporazione dell’acqua.

L’antica regione agricola del Turpan è stata resa abitabile, nel tempo, grazie allo scavo di gallerie drenanti che convergono verso il fondo della depressione.

 

Gli antichi insediamenti lungo la Via della Seta in Cina, subiscono il fenomeno della desertificazione e l'invasione delle sabbie

Gli antichi insediamenti lungo la Via della Seta in Cina, subiscono il fenomeno della desertificazione e l’invasione delle sabbie

 

Questi tunnel, consentono l’irrigazione tramite la forza di gravità e l’ottimizzazione della rete idrica evitando l’evaporazione che sarebbe un fenomeno inevitabile se l’acqua fosse superficiale.

Questa pratica è adottata oggi per la creazione di nuove oasi insieme all’uso tradizionale di serre costruite ad energia solare, circondate da mura in terra cruda spesso dipinte internamente con fango nero per intrappolare il calore e allo sfruttamento dell’energia eolica, tutti metodi ampiamente utilizzati per il risparmio energetico.

Gli studi si sono concentrati anche sull’irrigazione che non comporta di innaffiare i campi dato che, spruzzando acqua sul suolo o usando il metodo d’irrigazione a goccia, l’evaporazione e il rilascio di sali rende il terreno sterile.

Si suppone che questa sia stata una delle ragioni della crisi e dell’improvvisa caduta della società idraulica in Mesopotamia.

Le pratiche tradizionali utilizzano, invece, un sistema di canali d’irrigazione che permettono la continua lisciviazione del suolo,  mantenendo il grado di umidità inalterato e impedendo l’evaporazione.

Inoltre, viene usato un sistema d’irrigazione senza annaffiatura che aumenta e protegge le qualità idromorfe del suolo.

La logica tradizionale è attualmente utilizzata per studiare la possibilità di irrigare le radici delle piante direttamente dal terreno utilizzando vasi interrati, tubi iniettori e tecniche simili alle feixe Andaluse.

Queste semplici precauzioni moltiplicate per milioni di comunità, costituiscono un lavoro gigantesco di modellatura per la costruzione e il mantenimento del paesaggio.

 

 

Desrto Tianmo nella provincia di Hebei in Cina barriere per la protezione contro l'insabbiamento

Deserto Tianmo nella provincia di Hebei in Cina – Barriere per la protezione contro l’insabbiamento

Cina - Altopiano del Loss

Altopiano del Loss in Cina – Sistemi di terrazzamento del territorio

 

Tuttavia, la trasformazione del territorio può avvenire attraverso pratiche idrauliche che non sono mai state abbandonate, infatti, una serie impressionante di dighe e bacini continuano ad essere costruite.

Il progetto per la diga Yangtze, investirà aree di grande valore culturale e porterà milioni di persone a migrare, esponendo l’ambiente ad un rischio ecologico con la minaccia d’inondazioni.

Questa  immensa costruzione avrà un effetto disastroso sul territorio come quello prodotto dalla diga di Aswan sull’ecosistema della Valle del Nilo.

Dalle scelte attuali che riguardano la conoscenza locale dell’acqua e la pianificazione, la Cina sembra propendere per le  strade riguardanti il ruolo svolto dai due grandi fiumi cinesi : il Fiume Giallo (Huang Ho) del deserto, che simboleggia la diffusione pratica delle conoscenze tradizionali gestite a livello locale e il Fiume Blu ( Yangtze) potenza idraulica che rappresenta il modernismo.

 

 

LA CRISI DELL’ACQUA E IL DECLINO DELLE CIVILTA’

 

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Deserto e desertificazione

 

 

Nel Sahel, dove i grandi baobab utilizzano l'acqua delle abbondanti piogge estive, la desertificazione avanza per l'impoverimento delle varietà vegetali e delle qualità biofisiche del suolo, un processo di degrado causato dal supersfruttamento

Nel Sahel, dove i grandi baobab utilizzano l’acqua delle abbondanti piogge estive, la desertificazione avanza per l’impoverimento delle varietà vegetali e delle qualità biofisiche del suolo, un processo di degrado causato dal supersfruttamento

 

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La microvegetazione del deserto, distrutta dal passaggio di veicoli, difficilmente può ricostituirsi

La microvegetazione del deserto, distrutta dal passaggio di veicoli, difficilmente può ricostituirsi

 

 

Mali - Il delta del fiume Niger nel Sahara, mostra il ciclico alternarsi di alluvioni a fasi aride

Mali – La foto aerea del delta del fiume Niger nel Sahara mostra il ciclico alternarsi di alluvioni a fasi aride

 

 

Brasile

Brasile

 

 

Calanchi di Pisticci (Basilicata)

Calanchi di Pisticci (Basilicata)

 

 

L'arida valle del fiume Basento (Basilicata)

L’arida valle del fiume Basento (Basilicata)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 LE CONOSCENZE TRADIZIONALI PER UN NUOVO MODELLO TECNOLOGICO

 

 

 

Tunisia - Piantagioni di palme

Tunisia – Piantagioni di palme

Tunisia - Palmeraie

Tunisia – Palmeraie

 

 

 

 

 

 

 

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Sopra: Marocco – Barriere abbandonate di fibre vegetali per fermare l’erosione del suolo e fornire la protezione dalle tempeste di sabbia. Sotto : Marocco – Ripristino delle gallerie drenanti e dei pozzi aerei. Il sistema marocchino delle foggara ha permesso la costruzione dei complessi urbani delle capitali. Quando le foggara erano state abbandonate, intere città erano completamente scomparse.

 

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Valais (Svizzera) La pratica dei canali (bisse) è ancora utilizzata e supportata da interessi e regole comunitarie. Sopra : deviazione delle bisse tramite il tradizionale dispositivo d'irrigazione. Sotto : chiusa e sistemi di condivisione dell'acqua

Valais (Svizzera) La pratica dei canali (bisse) è ancora utilizzata e supportata da interessi e regole comunitarie. Sopra : deviazione delle bisse tramite il tradizionale dispositivo d’irrigazione. Sotto : chiusa e sistemi di condivisione dell’acqua

 

 

 

 

 

 

Farmhouse (Irlanda)

Irlanda – Case tradizionali con tetti di paglia utilizzati per il calore e come elementi distintivi e di prestigio

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto dell’archivio Pangea

Referenze : ” Water Atlas” di Pietro Laureano 2001, Bollati Boringhieri editore s.r.l.,Torino

 

 

 

 

 

 

 

 

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